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Vuoi diventare un Influencer? Puoi farlo (gratis) da Condé Nast


Vuoi diventare un Influencer? Da Condé Nast puoi studiare gratis per diventare un influencer beauty e lifestyle.

 

Chi lavora sul web, bazzica i gruppi di web marketing, social & affini, o segue i grandi rappresentanti del settore, sicuramente si sarà imbattuto, prima o poi, in questo termine che gira in rete già da un po’:

Influencer.

Ora, non so voi, ma personalmente prima di iniziare il mio percorso professionale nel mondo del web non sapevo neanche dell’esistenza di questi influencer.

Forse perchè un tempo più che gli influencer esistevano i testimonial. E io, da questo punto di vista, sinceramente ero rimasta un po’ indietro.

Vi ricordate quando brand e aziende utilizzavano persone più o meno famose che testimoniassero al grande pubblico la bontà del loro prodotto (qualunque fosse, dalla merendina al dentifricio) e che fossero così autentici (ma non sempre lo erano ovviamente) da convincere i clienti o potenziali tali ad acquistare quello stesso prodotto che rappresentavano?

Oggi, con lo sviluppo e la diffusione del blogging e dei social media, è nata questa nuova figura professionale che sta rapidamente scalando la classifica delle personalità più desiderate da brand e aziende in quanto potenzialmente molto più convincenti degli stessi testimonial. L’influencer, appunto.

Non lo credete possibile? Guardate questa infografica del 2016 realizzata da Buzzoole, una delle piattaforme di Influencer Marketing che va per la maggiore.

E’ ovvio che il personaggio famoso ancora “tira” un sacco per quanto riguarda pubblicità e affini, ma è altrettanto vero che oggi l’influencer viene visto da brand e aziende come una persona molto meno distante dal proprio target di riferimento rispetto al personaggio noto.

Il che si traduce in una maggiore credibilità e fiducia da parte di chi deve acquistare.

Faccio un esempio molto banale:

se una famosa showgirl della televisione pubblicizza il piumino di Zara, sicuramente molte ragazze ne verranno colpite e andranno a comprarlo;

molte altre non lo faranno perchè la tizia in questione gli sta sulle balle;

altre non saranno interessate perchè penseranno che la suddetta showgirl sicuramente indosserà ben altro che Zara e sta clamorosamente fingendo;

altre ancora invece non lo acquisteranno perchè prive di una testimonianza misurabile (non possono chiedere davvero alla showgirl se quel piumino è comodo, caldo, glamour ecc.) perchè sanno già che non gli risponderà e difficilmente leggerà i loro messaggi.

Se una blogger molto seguita e amata, che ha fans reali e in target con i quali interagisce quotidianamente e che si fidano di lei, pubblicizza lo stesso piumino…in percentuale ha molte più possibilità di fare centro.

E questo per diversi motivi:

  • Le ragazze si identificano più con lei che con la showgirl
  • Hanno con lei un rapporto di fiducia e si fidano di ciò che gli consiglia
  • Possono chiederle direttamente tramite commenti o messaggi privati consigli reali sull’acquisto.

Questo esempio banalissimo e del quale ho estrapolato solo gli elementi più evidenti, fa capire quale sia la portata oggi della figura dell’Influencer che, per usare le parole di un altro esperto di settore – Riccardo Scandellari

E’ un individuo che ha un impatto comunicativo superiore alla media in una specifica nicchia di pubblico. Gli influencer sono persone normali che, generalmente, non hanno ruoli chiave nella comunicazione mainstream. Queste persone rappresentano una opportunità per le aziende e i prodotti, perché sono dei punti di riferimento per un determinato segmento di pubblico a cui hanno accesso e da cui sono considerati autorevoli. Queste figure si riconoscono dalla pubblicazione continua di contenuti verticali su uno specifico argomento, dalla estrema accuratezza di tutto quello che pubblicano e da una forte predisposizione alla relazione.

In realtà di Influencer Marketing (o Influencing che dir si voglia) se ne parla già da parecchio e attraverso voci molto più illustri della mia: al momento uno dei maggiori esperti di settore, qui da noi, è Matteo Pogliani.

Sul sui sito matteopogliani.it c’è un’intera sezione dedicata proprio al fenomeno dell’Influencing Marketing.

Nel suo interessante articolo “Influencing Marketing: a che punto siamo?” Pogliani spiega bene le motivazioni per cui sempre più aziende (ultimamente persino la Apple) scelgono ormai di affidarsi a Influencer:

La principale resta la visibilità, l’opportunità di fare awareness e poter raggiungere un pubblico nuovo, possibilmente diverso da quello “classico”. Un obiettivo che ben si sposa con il coinvolgimento degli influencer, anche se più attento al lato quantitativo che non a quello qualitativo. Una dimensione, quella della qualità, che però è subito dietro. Segue infatti il desiderio di raggiungere l’audience adatta al mio brand/prodotto.

Tradotto: se voglio coinvolgere un target differente, magari di giovanissimi, su un prodotto che da sempre è stato affidato all’immagine di un vip e che i giovanissimi magari neanche si filano, come faccio?

Prendo uno dei loro idoli, magari uno Youtuber forte che fa milioni di visualizzazioni ed è seguito proprio da quella fascia d’età, e gli chiedo di comunicare e rappresentare il mio prodotto facendomi raggiungere i miei obiettivi di mercato.

Vuoi diventare un Influencer? I numeri non contano (quasi) mai

Ma quindi questi influencer chi sono? Come si fa a distinguere quelli veri da quelli farlocchi? Come si fa a sapere di quali metriche bisogna tener conto?

Tra l’altro non esiste un solo tipo di influencer, ma più tipologie (delle quali non parleremo qui perchè altrimenti facciamo notte).

Diciamo che ancora adesso se ne discute molto su questi punti: ci sono moltissime blogger – ad esempio – che avendo alti numeri di followers (a volte anche di dubbia provenienza, perchè sei sei italiana e scrivi in italiano, mi spieghi come mai il 50% dei tuoi fans viene dal Kurdistan?) si spacciano per influencer.

Allora il ragionamento che si fa in questi casi è molto, molto, molto semplice. Seguitemi.

Situazione A) – Blogger X ha 1000 fans.

Situazione B) – Blogger Y ha 100mila fans.

Chi è l’influencer tra le due?

Se avete risposto B sappiate che anche voi ci siete cascati (tranquilli, ci cascano anche le aziende).

Come fate a dire che quella blogger è un influencer? Solo perchè ha grandi numeri? Errato.

Mettiamo il caso che la blogger X che ha 1000 fans fa un post su una nuova miracolosa crema al pistacchio che ringiovanisce la pelle e 900 tra le sue fans la comprino.

La blogger B fa lo stesso post ma, dei suoi 100mila fans, comprano quella crema solo in 100.

Chi è l’influencer?

Ecco allora che per capire come l’Influencing Marketing funzioni e quando ci si possa definire Influencer (meglio se la definizione viene da altri e non da voi in totale autonomia di pensiero critico) non bisogna assolutamente guardare ai numeri, bensì al tasso di engagment e di conversione dei suddetti numeri.

E’ ovvio che il massimo risultato si ottiene quando i numeri sono alti (perchè il bacino d’utenza è maggiore) e le conversioni altrettanto alte. Se ho 100mila fans e 90mila mi comprano la crema al pistacchio (utopia ovviamente, i tassi di conversione non sono mai così alti, tranne rare eccezioni) ho fatto bingo.

Ma veniamo al motivo per cui ho scritto questo post oggi (sì lo so, al solito sono partita per la tangente).

Vuoi diventare un influencer? Lascia perdere i numeri, coinvolgi il tuo pubblico. Condividi il Tweet

Vuoi diventare Influencer? Da oggi hai una prestigiosa Academy a tua disposizione (ma basterà?)

Abbiamo detto che ancora oggi si continua a discutere di Influencing Marketing, del suo valore reale, delle sue prospettive future, del suo potenziale e del suo ruolo all’interno delle strategie di marketing; abbiamo spiegato come i numeri non sempre funzionino, ma rimane ancora un punto interrogativo grande come una casa:

si può imparare ad essere un influencer? O, meglio ancora: si può insegnare a delle persone ad esserlo?

Questa è, a mio parere, la vera incognita.

E la domanda non mi è sorta dopo aver mangiato pesante, così, senza un motivo apparente, ma è stata dettata da un fatto ben preciso.

Mi è arrivata via mail una newsletter con questo annuncio molto, molto goloso.

 

Ora, tutti voi conoscerete senz’altro la Condé Nast, una delle case editrici statunitensi più importanti del globo (Vanity Fair, Vogue, GQ, ecc.). La notizia che questa famosa casa editrice (una casa editrice, attenzione, non una web agency o un’agenzia di comunicazione) abbia deciso di fondare addirittura un’Academy per diventare “gli influencer di domani” sinceramente mi ha stupito.

Nello slogan si legge:

La prima Academy in Italia per i protagonisti dell’Influencing Marketing, certificata Condé Nast con il contributo scientifico e didattico di SDA Bocconi.

E ancora: L’obiettivo del programma didattico è formare i nuovi influencer attraverso conoscenze, competenze e capacità trasversali sui media digitali e verticali sul Beauty e Lifestyle.

E più giù:

“Crediamo nella cultura del Social Media Marketing e investiamo per i content creator di domani.”

A dire il vero la prima cosa che ho pensato è stata: fighissimo! Chissà quanto costa.

Vi sorprenderà sapere che la prima edizione, realizzata in collaborazione nientemeno che con la Bocconi di Milano (altra istituzione “classica”) è GRATUITA.

Esatto, avete letto bene. Gratuita. E si rivolgerà in particolare al settore beauty e lifestyle. 

La seconda cosa che ho pensato è stata: “Sì vabbè, ma come si fa a insegnare a diventare un influencer?”

Voglio dire, ho sempre pensato (magari sbaglio eh) che influenzare le persone e condurle a compiere una determinata azione (che fosse un acquisto o qualsiasi altra cosa) fosse il frutto di un mix di elementi:

capacità dialettica e comunicativa, capace di storytelling emozionale, strategie di marketing, fascino e talento persuasivo, ma anche verità, autenticità e voglia reale di aiutare le persone a migliorare la propria vita attraverso quell’acquisto.

Come si fa ad insegnare tutto questo?

Capite bene che qualche remora a me rimane. Oltretutto “Crediamo nella cultura del Social Media Marketing e investiamo per i content creator di domani.” cosa vuol dire esattamente?

Che insegneranno a scrivere correttamente, a essere autentici e persuasivi, quindi a creare contenuti capaci di tradurre le emozioni e le esperienze vissute in prima persona in vendite?

Ma non si era detto che i contenuti stanno lasciando il passo a nuovi trend come i video, le instant stories e altre strategie perlopiù visuali o attuate attraverso social alternativi (da Instagram a Snapchat fino a Telegram).

Perchè allora questa virata in controtendenza?

A dire il vero leggendo i vari moduli del corso traspare un programma molto interessante, attuale e incentrato molto sulle strategie di web marketing e social media managment, quindi di respiro molto più ampio rispetto a un normale corso per diventare “content creator”.

Sembra però, per l’appunto, più un corso intensivo di social media marketing focalizzato sul settore beauty e lifestyle, che non un corso per diventare Influencer.

Quindi perchè un’aspirante influencer dovrebbe andare a studiare alla Condé Nast e non in una Accademia di settore più specifica e con alle spalle anche più esperienza?

E’ sufficiente essere una storica Casa Editrice per avere delle garanzie in questo caso?

Non sarà che la vecchia editoria, sempre più messa in crisi dall’avvento dei blogger e dei social influencer, ha deciso finalmente di gettare la maschera, ammettere le difficoltà e cercare di portare a sè “il nemico” preparandolo in casa?

Anche perchè per diventare Influencer, a mio parere, non basta certo un corso.

Oltre alle nozioni tecniche serve tanto altro, in primis la credibilità. Poi bisogna avere competenze e autorevolezza ed essere riconosciuti come un punto di riferimento dal proprio seguito al quale bisogna ispirare prima di tutto fiducia.

Tutti elementi questi che si possono attuare solo attraverso lo sviluppo di una propria personalità e unicità.

E per quello temo che, nonostante sia tremendamente allettante, neanche l’Academy Condé Nast sia sufficiente.

Staremo a vedere 🙂


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