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Voglio lavorare sul web: meglio il blog o i social network? Meglio l’unicità


Voglio lavorare sul web: su cosa devo puntare? Punta su di TE.


Disclaimer: attenzione, questa non è una guida definitiva.

Ecco cosa NON imparete:

  • Non verranno elencati i 75 metodi infallibili per fare i soldi lavorando comodamente da casa con l’aria condizionata accesa e un mojito in mano
  • Non verrà svelato l’arcano che vi condurrà da 0 a settordicimilioni di euro in 3 mesi e mezzo
  • Non vi verrà venduto nessun prodotto a fine articolo, quindi se non avete una lira, tranquilli, leggete che è tutto gratis

So che romperò molti tabù con questo articolo.

Forse neanche tanti, molti segreti sono già stati svelati da fonti più illustri di me (il che ci vuole poco).

Ma quello che so per certo, è che quello che sto per scrivere farà storcere il naso a qualcuno, mentre altri si troveranno senz’altro d’accordo.

Ma andiamo con calma e partiamo dall’inizio.

Circa 20 giorni fa sono stata ospite di un evento molto carino dal titolo Inspiration Day. L’evento, organizzato dai ragazzi del Together, racchiudeva un momento di storytelling collettivo in cui, chi lo desiderava, poteva raccontare la propria storia.

Storia personale, professionale, umana.

Ho voluto dire la mia, non tanto per raccontare quello che faccio e come mi guadagno la pagnotta (per quello c’è l’apposita sezione ABOUT ME) quanto piuttosto per lanciare un messaggio:

“Nella vita, se avete un sogno, tiratelo fuori dal cassetto e studiate, specializzatevi, realizzatelo. Non date retta a chi vi dice che non si può fare”.

La sottoscritta all’Inspiration Day @Together.

Questo messaggio, peraltro apparentemente banale, spesso viene perso di vista in favore di logiche più pratiche del tipo “Mi serve un lavoro, non posso permettermi di sognare”.

Ok, ci sta, ognuno ha il suo trascorso e naturalmente è giusto che ognuno abbia la propria opinione in merito. Ma chi invece ha desiderio di sapere come cavolo si fa davvero nella pratica a crearsi un lavoro, specie sul web, vi assicuro che può tornargli utile sentire le testimonianze di chi ce l’ha fatta ed è disposto a svelare come.

Anzi, meglio ancora: non è tanto il “come” che può aiutare, quanto piuttosto il “perchè”, la motivazione che spinge le persone a rimboccarsi le maniche e a dar vita ai propri progetti.

Quello che ho detto ai ragazzi del Together mentre raccontavo la mia storia lo penso tuttora, ma al mio pensiero “basic” si è aggiunta in questi giorni una considerazione in più.

Perchè tutti (o quasi) si stanno concentrando più sulla meta che sul viaggio? Perchè tutti guardano lo strumento, l’aspetto tecnico della situazione e non la filosofia che c’è alla base? Quante volte vi siete sentiti dire (o avete pensato): “voglio lavorare sul web, da dove comincio?” Cominciate da voi. Differenziatevi.

Voglio lavorare sul web, da dove comincio? Comincia da te. Sii unico. Condividi il Tweet

Voglio lavorare sul web: non solo tecnica. Il cuore conta eccome

Lavorare sul web è cosa tutt’altro che semplice, ma questo immagino lo sappiate già.

Ormai è un proliferare continuo di nuove professioni, specializzazioni, corsi per approfondire questo e quello, webinar di settore ecc. ecc. L’obiettivo ovviamente è sempre uno: formarsi, migliorare le proprie competenze, migliorare la propria posizione lavorativa, raggiungere tot risultati.

Benissimo.

E’ fondamentale cercare di migliorarsi, anche perchè chi lavora come blogger o web marketer sa bene che in questo mondo le cose cambiano alla velocità della luce ed è indispensabile stargli dietro.

Quello che però mi sconcerta a volte, è che tutti corrono per raggiungere questo o quell’obiettivo, ma dimenticano la cosa più importante: l’unicità.

Leggo spesso articoli interessantissimi dove si disquisisce su come sia meglio approntare una strategia di web marketing, come si faccia a guadagnare con un blog, se è meglio puntare ad un personal branding fatto attraverso il proprio sito web personale o attraverso facebook, linkedin, twitter, instagram…

Sotto questo punto di vista la mia opinione la conoscete già: sono sempre stata convinta che il blog rappresenti lo strumento per eccellenza per lavorare sul web (e con il web) e per diversi motivi.

Fondamentalmente il blog è tuo.

Sei tu che decidi piano editoriale, argomenti, condivisioni, quando, dove, come e perchè.

Con i social questo è possibile in parte: ogni piattaforma ha le sue regole, i suoi pregi e i suoi limiti. E nel tempo i tuoi contenuti verranno sommersi da milioni di contenuti più interessanti e smart. Da video e live, da stories e vattelapesca. Sarai sempre in balia delle logiche di mercato, del cambiamento degli algoritmi, della trasformazione economica di quel social.

Un articolo fatto bene, non perde mai il suo valore nel tempo. E’ un evergreen.

Immaginate se all’improvviso facebook o instagram venissero chiusi.

Che fine farebbero i milioni di followers veri o presunti che siano? Tutto il lavoro fatto per creare un’immagine o una certa brand awareness che fine farebbe?

Cosa succederebbe se facebook o altri social diventassero totalmente paid social e voi non aveste la possibilità economica di usarli ancora?

Quello che voglio dire, e che molti prima di me hanno detto in maniera egregia (a questo proposito vi consiglio l’articolo di Rudy Bandiera) è che il blog è lo strumento principale su cui basare la propria professione se si vuole lavorare sul web, fare blogging o quant’altro. E questo vale per tutti: per i liberi professionisti, per i brand, per le aziende.

Questo anche per un altro aspetto tecnico molto importante: con un blog si può fare email marketing, strumento essenziale per chiunque abbia un’attività professionale di un certo livello (e se vi interessa il discorso vi consiglio di dare un’occhiata all’articolo di Dario Vignali).

I social svolgono una funzione di supporto, a volte apperentemente trainante perchè è più facile investire 10 euro in un’ads su fb anzichè far partire una campagna AdWords per promuovere un sito. Questo è chiaro.

Ma supporto non significa sostituzione.

Eppure negli ultimi tempi sento parlare sempre più spesso gente entusiasta perchè “ha fatto i numeri” sui social, senza avere in realtà dietro una base solida come un blog o un sito.

Quello che mi lascia ancora più perplessa però, è quella sorta di perdita di coscienza del fatto che lavoriamo con le macchine, ma non siamo macchine.

Il cuore, l’empatia, la personalità, nel marketing, che posto occupano?

Chiedetevi che posto occupa la personalità nella vostra strategia di marketing. E' quella a fare la differenza. Condividi il Tweet

Voglio lavorare sul web: la vera comunicazione dev’essere personale

C’è tutta questa corsa alla miglior strategia, all’ads che svolterà l’attività, ai budget, ai BOT.

Ho visto gente disperata perchè il proprio business online è stato messo in discussione dalla chiusura di Instagress o altri bot.

Ma ragazzi: l’unicità, la personalità, l’umanità dove la mettete?

Perchè dimenticare che dietro ad un blog, dietro ai social prima di tutto ci sono persone? Persone, non clienti da manipolare, non gente a cui vendere per forza qualcosa. Non aziende ” da fregare” con i trucchi gonfia followers.

Ci sono persone in carne ed ossa che hanno desideri e bisogni e che non bisogna mai dimenticare che ragionano esattamente come tutti noi.

Ricordiamoci che il marketing puro è nato proprio con questa motivazione.

Kotler, uno dei massimi esperti del settore, lo ha definito in maniera chiara. Si tratta di un:

“Processo sociale attraverso il quale gli individui e i gruppi ottengono ciò di cui hanno bisogno attraverso la creazione, l’offerta e lo scambio di prodotti e di servizi di valore”.

Quello che penso è che è davvero un peccato che lavorare sul web sia diventata un po’ una corsa a chi “fa più numeri”, a chi frega il cliente al prossimo, a chi si inventa professionalità che non ha, a chi cerca di ridurre tutto a strategie e algoritmi.

Il marketing serve per soddisfare dei bisogni, ma non dimentichiamoci che le persone hanno più bisogno di rassicurazione, valori, soluzioni ai propri problemi che non realmente del prodotto in sè.

Ecco perchè bisogna saper comunicare in maniera personale per arrivare davvero al cuore delle persone.

Forse sarò un po’ troppo “antica” sotto questo punto di vista, ma resto convinta che l’unicità sia davvero la carta vincente: riuscire a comunicare agli altri attraverso blog, social o quant’altro, e farlo in maniera davvero personale, è l’unica cosa che davvero permette di emergere in un mondo online piuttosto piatto e uniformato.

E se ci fate caso coloro che hanno più successo online, da Salvatore Russo a Rudy Bandiera, da Dario Vignali a Riccardo Scandellari per citarne solo alcuni, sono proprio coloro che, ancor prima di strategie, numeri e blablabla, hanno messo la propria umanità, la propria unicità e il proprio modo di comunicare con gli altri.

Per questo nel mare magnum del web non tutti riescono davvero a raggiungere i propri obiettivi nonostante webinar e corsi a manetta: perchè si concentrano troppo sul lato tecnico e presi come sono da mettere in pratica regole e formulette, dimenticano del tutto la propria personalità.

Riscoprirla invece, e farne un’arma vincente, credo sia davvero l’elemento che può fare la differenza.

 

PS. Pensavate che me ne fossi dimenticata? Eccovi il mio video dell’Inspiration Day 😉

 

 


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