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Storie di Moda: intervista a Loredana Consoli

Talento, amore per la moda e grande rispetto per l’artigianalità: lei è Loredana Consoli, designer di Sartoria Boutique, e ci racconta la sua storia

 

Iniziamo una nuova stagione di interviste, qui su blondywitch, dedicate come sempre alle storie di chi la moda non solo la ama, ma la crea. Oggi, per l’angolo STORIE DI MODA, ho il piacere di ospitare Loredana Consoli, stilista e creatrice del brand Sartoria Boutique.

Loredana ci racconta la sua storia, di come è nata la sua passione per la moda e di come questa sia diventata, dopo tanto studio e tanta dedizione, il suo attuale lavoro.

Buona lettura!

Loredana Consoli di Sartoria Boutique: ecco la sua storia

Ciao Loredana e benvenuta, inizio subito chiedendoti quando e come nasce la tua idea di una sartoria-boutique.

Ciao Claudia, è un piacere per me averti conosciuta e ti ringrazio di questa opportunità. Esprimere la passione  che ho per il mio lavoro è molto importante per me, perché voglio far star bene chi mi dà l’opportunita di fargli indossare un capo realizzato direttamente dalle mie mani. Per questo, nell’ottobre del 2011, ho deciso di aprire un attività in proprio e realizzare un sogno. Nonostate stessi gia lavorando in un’azienda sartoriale, ho sempre voluto dedicarmi personalmente al cliente, quindi ho deciso di buttarmi in questa nuova avventura.

Quali sono i punti di forza della tua sartoria e in cosa pensi sia differente rispetto ad altre attività di questo tipo?

Credo che il punto di forza della mia sartoria sia sicuramente l’attenzione alle particolari esigenze del cliente, la cura dei dettagli tipica del Made in Italy: cerco sempre di creare un affinità con il cliente per capire ciò che lo fa star bene, creando un capo su misura e unico.
Cosa crei nella tua sartoria boutique?
Nella mia sartoria creo delle CAPSULE COLLECTION studiate in base alla stagione, naturalmente laddove siano anche replicabili in taglie qualora ci sia richiesta, abbinabili ad accessori creati sempre handmade, quindi particolari nella loro unicità.

A quale target ti rivolgi?

Mi rivolgo alle donne che hanno voglia di vestirsi in modo unico, che sono dinamiche, intraprendenti, solari e con la voglia di contraddistinguersi con il proprio stile. Amo vestire e regalare un sorriso in piu: spesso non ci soffermiamo su noi stesse, siamo prese dalle varie attività quotidiane e ci dimentichiamo di noi. Un abito a volte può anche ricordarci il nostro valore.

Com’è la donna che veste con i capi della tua sartoria boutique? In quali valori si identifica?

La donna che sceglie Sartoria Boutique può essere una signora che ama vestire in tailleur ma anche una donna stravagante così come una ragazza che mi chiede di voler indossare un abito da sera per sentirsi una principessa per il suo diciottesimo. Ma anche la donna che desidera essere stupita e mi dà carta bianca dicendomi “Lory, fai tu!”. Per me è una grande emozione perché la fiducia che ti d° il cliente è una grande soddisfazione dopo i tanti sacrifici fatti. E’ questo il valore in cui mi identifico.

Parlaci del tuo percorso di studi o di formazione: come sei arrivata dove sei?

Sai Claudia, mi strappi un sorriso perché ogni volta che penso a quando ho iniziato mi emoziono sempre un po’: ero una ragazzina, avevo 14anni, ho iniziato con  dei corsi di formazione da “sarta su misura” e “figurinista”. In realtà all’epoca ero molto giovane e l’ho preso come un gioco, ma poi con il tempo la mia fantasia ha preso il sopravvento. Mettere insieme i tessuti, creare gli abbinamenti e disegnare mi dava soddisfazione. Poi veder nascere punto dopo punto il capo finito era una gioia: dò li non mi sono più fermata, ho continuato gli studi per imparare nuone tecniche di modellistica all’Istituto Burgo, al Secoli di Milano e subito dopo ho lavorato in sartoria per accrescere le mie competenze.

Quanto è difficile oggi, nel nostro Paese, portare avanti un’attività come la tua?

Sì, direi che è difficile perché spesso la mentalità del “fatto a mano”, del valore di un capo artigianale viene sottovalutato. Ma non mi scoraggio perché bisogna trasmettere questo valore, si tratta di una cultura che non va persa nel tempo, occorre mostrare questa conoscenza: anche soltanto creando un capo unico, al cliente non passa inosservato.
Hai un team di lavoro o ti occupi di tutto da sola?

Generalmente mi occupo di tutto da sola, ma ho un team meraviglioso sempre pronto a lavorare insieme quando ne ho bisogno.

Ci sono tecniche sartoriali che ami utilizzare maggiormente quando realizzi le tue creazioni?

Spesso le mie techiche sono quelle basilari: per relizzare un capo creo prima lo schizzo, poi passo alla realizzazione su cartamodello e poi, se necessita, su tela. In seuito proseguo con taglio e confezione. Amo inserire pizzi, riporti, applicazioni, drappeggi e ricami; amo dipingere sul tessuto. Pensa che sto perfezionando questa tecnica per creare una futura collezione che presto verrà presentata ai miei clienti.

Cosa pensi dei capi su misura e dei pezzi unici? Come riesci a comunicarne il valore ai tuoi clienti?

Penso che il capo unico abbia un valore dato dalla parola stessa: è unico. Non averlo visto in giro, indossato da chiunque, lo rende speciale come un gioiello prezioso. Comunicarne il valore non è sempre semplice, bisogna spiegare che dietro ad un lavoro c’è un artigiano che ha curato ogni minimo dettaglio con passione e dedizione.

Proprio in questi giorni sono in corso diverse fashion week: segui la moda dei grandi brand? E se sì, in quali designer riconosci i valori che ti caratterizzano nel tuo lavoro?

Sì, è sempre emozionante, adoro seguire le fashion week! Ma per questione di tempo non sempre sono super attenta a tutti i grandi brand. Diciamo che prendo ispirazione un po’ da tutti, mi piace imparare da ognuno di loro come danno il giusto valore agli abiti e al modo di vestire.

C’è qualche stilista – o più di uno – al quale ti ispiri?

Di preciso non c’è uno stilista che seguo in particolare. Ma mi piacciono Armani e Marras, opposti ma simili per quanto mi riguarda. Loro li seguo con piacere.

Cosa pensi della rivoluzione del web nel campo della moda? Usi i social network per pubblicizzare il tuo lavoro?

Penso che al giorno d’oggi sia molto importante: se non segui sei fuori dal mondo, tutto si è evoluto e dobbiamo adattarci. Questo velocizza la comunicazione, ma delle volte non sempre dà benefici nel valore aggiunto di un artigiano.

La sfida più grande che hai dovuto affrontare nella tua professione?

La sfida più grande è stata dover conquistare la fiducia delle persone quando ho iniziato, perché molti erano increduli che una sarta così giovane potesse portare avanti un lavoro che è sempre stato visto come legato a signore più grandi di me. Adesso questa concezione è stato superato e comunque nel mio caso il tempo ha dato i suoi frutti.

La soddisfazione più grande ottenuta sul lavoro?

La soddisfazione più grande è veder sfilare i miei capi su passerelle calcate da ospiti internazionali come quella dell’Accademia dei Sartori. Circa un mese fa a Verona, nel palazzo della GranGuardia, oppure a Roma alla Lanterna di Fucksas. E poi aver partecipato a vari concorsi, ma anche il confronto con i colleghi ti insegna tanto e ti arricchisce.

Se dovessi dare un consiglio ad un giovane designer che si affaccia ora sul mondo del lavoro, cosa gli consiglieresti?

Di non arrendersi maim anche se ci saranno delusioni. Di non perdersi d animo e di non sottovalutare mai il proprio lavoro. La passione poi, deve essere il primo punto di forza.

 

Un grazie a Loredana per questa bella intervista, noi ci leggiamo alla prossima storia!

 

 

 

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