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Scrivere sul web: la maledizione della collaborazione gratuita


Sì, lo so, sembra il titolo di un film con Harrison Ford.

So anche che questo articolo aprirà polemiche infinite, che si apriranno fazioni contrastanti, che molti mi daranno ragione ed altri storceranno il naso. Innanzitutti chiariamo che esistono REDAZIONI e SITI SERI che pagano i propri redattori in maniera corretta e puntuale (e io per fortuna ne ho trovati di fantastici, non faccio nomi) e quindi non bisogna fare di tutta l’erba un fascio. Allo stesso modo esistono realtà come quella che vi sto andando ad esporre e che purtroppo sono molto, molto, molto frequenti.

Dopo aver letto aspetto le vostre opinioni e anche le vostre critiche, ma ditemi la vostra ok?

Adesso, parliamone…

Se siete tra coloro che hanno deciso di vivere di scrittura e hanno fatto della propria passione un lavoro (o almeno quella è la speranza) e spesso girate sul web alla ricerca di nuove opportunità lavorative, sapete perfettamente di cosa parlo.
Il web ne è pieno. Di cosa? Di annunci allettanti, pieni di belle parole, talmente accattivanti che quasi quasi uno potrebbe anche cascarci, se non fosse che dopo tot mesi/anni passati a lavorare “aggratis” si hanno un po’ le scatole piene di queste sirene tentatrici.
Che poi, se davvero quegli annunci fossero realmente profittevoli e meritocratici, a questo punto in Italia la disoccupazione (almeno nel nostro settore, ovvero quello del giornalismo/blogging/web editing ecc.) sarebbe solo un parolona dello Zingarelli. E invece no.

Scena tipica: apro uno di quei siti web “professionali” alla ricerca di nuove opportunità lavorative (di questi tempi i soldi non bastano mai!) e leggo.

index

“Cercasi redattrice/ blogger magazine online/contenuti moda, make up bla bla bla”.
Perfetto.
Proseguo…”Siamo alla ricerca di persone entusiaste” (chi è più entusiasta di me?) “motivate” (sono motivatissima) “che hanno passione per la scrittura (eccerto, sennò non facevo sto lavoro) “e che hanno il desiderio di essere inserite in un team giovane, in continua crescita, dinamico…”

Ma dai, che bello! Starò in mezzo ai gggiovani! Proseguo dunque la lettura sempre più entuasiasta, motivata e piena di passione…

“Il magazine TIZIOCAIOSEMPRONIO è uno dei punti di riferimento del settore, è questo, è quello, lavoriamo qua, lavoriamo là, siamo fighi”

Ok, sono fighi…quindi è una buona opportunità.

Poi all’improvviso, dopo l’elenco delle cose che la “redattrice/blogger” dovrebbe conoscere, tipo cosette da niente come conoscenza mondo della moda, tendenze, sfilate, icone di settore, conoscenza wordpress, pacchetto office, suite adobe, SEO, inglese, photoshop, strumenti di grafica, lancio del giavellotto e accartocciamento dei cartoni delle uova in materiale plastico anti-accartocciamento ecc.ecc, ecco arrivare il punto CLOU.

“La collaborazione non è retribuita ma si offre in cambio la possibilità di firmare i propri articoli con nome e cognome (caspita, che lusso, pensavo bastasse una X col sangue) ottenendo ampia visibilità” oppure, in alternativa, si trovano scritte cose come “Il magazine è appena nato, quindi la collaborazione non è retribuita, ma il lavoro è svolto IN PROSPETTIVA di eventuali futuri guadagni” – certo, chi di noi non ama andare a lavorare IN PROSPETTIVA (quando non si sa, la relatività di Einstein a ste persone gli fa un baffo) di futuri guadagni, un giorno, forse, possibilmente prima degli anta?

Fashion-Blogging1

Ok, adesso parliamone seriamente.

Di solito in questi annunci c’è la possibilità di inserire una risposta. Ecco cosa sarebbe da rispondergli a queste simpatiche persone:

Punto 1: per quale aberrante motivo io dovrei scrivere per voi, tot volte a settimana, di quello che dite voi e quando dite voi, solo per poter poi scrivere il mio nome e cognome sotto il suddetto articolo, come se avessi guadagnato chissà quale incredibile vantaggio quando invece la cosa dovrebbe essere un sacrosanto diritto?

Punto 2: Se siete una realtà appena nata, com’è che avete 3 anni di attività alle spalle tanto da aver fatto tutte quelle pubblicazioni? Appena nata significa da un giorno, non da 3 anni e passa. Paraculi.

Punto 3: Quale tipo di visibilità mi stareste offrendo di grazia? Siete i parrucchieri della Sozzani? Svernate a casa Armani e dunque potete parlargli dei miei progetti? Suzy Menkes, mentre si cotona il ciuffo, legge il vostro sito?

Punto 4: Avete presente che scrivere in maniera professionale è un lavoro e come tale va pagato (per la definizione basta andare su un qualsiasi dizionario alla voce LAVORO) o pensate che gli articoli si scrivano da soli, senza alcuna perdita di tempo e risorse da parte di chi scrive?

Punto 5: Vi risulta forse che ENI, Enel, Vodafone, Acea e compagnia bella accettino pagamenti delle bollette in visibilità o che i supermercati abbiano inaugurato i “buoni visibilità” al posto delle classiche banconote? A me no, in caso fatemi sapere.

Ecco cosa gli risponderei.

Perché non è possibile che ci siano ancora persone che pensano che scrivere, lavorare sul web, fare la redattrice o la blogger significhi fare un lavoro che non meriti d’essere pagato, come se uno/a per appagare la propria passione o voglia di scrittura debba accontentarsi di una firma o di un link sui social. Intendiamoci: la gavetta (anche gratis) va fatta e tutti l’abbiamo fatta, io per prima. Ma poi basta ragazzi. Dopo aver fatto mesi e mesi e mesi di esperienza basta. Come direbbero a Roma “dovete cacciare li sordi!” e il motivo è semplice: se pretendete persone che lavorino con criterio e siano professionali e con tot qualifiche e referenze, poi non potete pretendere che lavorino gratis. Se invece volete un prodotto fatto “ad cazzum” come direbbero i latini…allora sti benedetti articoli perché non ve li scrivete da soli?

Ad maiora.


  • lillyslifestyle

    Questo problema esisterà sempre finché esisteranno persone che accetteranno questi sopprusi.
    Ma che me ne frega se su testate come VXXXX c’è il mio nome…. me dovete pagà!!! Se si rompe un tubo a casa cosa dite all’idraulico? Sono veramente indignata (e schifata)!
    http://www.lillyslifestyle.com

    settembre 9, 2015 at 3:39 pm Rispondi
  • Dreaming of the Catwalks

    Questi lavori di visibilità ultimamente sono diffusi molto in tutto il settore moda… magari per fare la gavetta uno accetta anche (facendo poi un secondo lavoro che sia retribuito). Il clou arriva quando ti mettono a fare cose che non c’entrano minimamente con il motivo per cui ti hanno assunto: fare le fotocopie o portare il caffè per mesi interi.
    Accetterei di fare fotocopie gratuitamente solo a due persone: Miranda Priestly (che non esiste) e Karl Lagerfeld (che è “irraggiungibile”).

    settembre 9, 2015 at 3:41 pm Rispondi
  • Sara la moda va al mercato

    concordo in pieno con te, scriveteveli come vi pare senza sfruttare!!!

    settembre 9, 2015 at 3:41 pm Rispondi
  • myheadisafashionjungle

    ma che bello questo articolo…e soprattutto com’è veritiero!! p.s. però non vale che i nome preziosi-corretti li tieni per te 😉

    settembre 9, 2015 at 3:42 pm Rispondi
  • Sara

    Parole sante, santissime! Ti ho scoperta per caso da questo post, tornerò a trovarti con piacere!

    settembre 9, 2015 at 5:57 pm Rispondi
  • Martina

    Ma brava Claudia, concordo in pieno con te! Con me poi ci provano ancora di più, perchè sono molto giovane, quindi cosa dovrei pretendere? A volte mi sento come se mi facessero l’elemosina. ma essere giovani non significa non avere dignità, tanto più che ,come dici tu, la gavetta va bene, ma poi ad un certo punto non si può lavorare gratis!
    Un bacio tesoro<3
    Martina
    http://www.pinkbubbles.it

    settembre 9, 2015 at 6:42 pm Rispondi

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