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Puntare sul blog conviene ancora? Sì (e ti spiego perché)


Puntare sul blog conviene ancora o no? La risposta è ovviamente sì. Ecco i motivi

Anno domini 2018: sul web si contano ormai centinaia e centinaia di blog, di ogni genere, su ogni argomento e di qualunque nicchia di mercato esistente (o quasi).

I blogger sono ormai una realtà conosciuta e riconosciuta, consolidata, criticata, coccolata, ricercata dai brand, dalle accademie e dalle aziende.

In questa interessante infografica puoi vedere da te i risultati del business dei blog nel 2017.

Anche tu hai un blog o magari stai pensando di aprirne uno.

Non importa che lavoro fai, se il marketer, il social media manager, l’architetto, l’informatico, il designer o hai un’azienda di prodotti vegan.

Da tempo stai pensando a come promuovere la tua immagine sul web, a come fare brand positioning del tuo prodotto, a come farti conoscere…a come vendere.

Allora ti sei fatto il tuo bel giretto su Google cercando “Come aprire un blog” o “Perchè conviene aprire un blog aziendale” .

E lì ti sei accorto che le opinioni sui vantaggi di puntare sul blog erano totalmente discordanti.

C’erano i puristi del blogging che, lavorando nel settore da un bel po’, ti consigliavano di aprirne uno, fatto però per bene, quindi con una struttura precisa, uno studio dei competitors a priori, una SEO accurata e degli ottimi contenuti in ottica di web marketing.

E poi c’erano quelli che ti hanno affossato ogni speranza annunciando l’ormai definitiva morte dei blog, o li hanno già dichiarati deceduti in maniera irreversibile e affidati armi e bagagli a Taffo.

“Ma sei matto ad aprire un blog? Che te ne fai? Ormai con Facebook puoi farti pubblicità quanto vuoi, su Instagram ti basta qualche Stories, dei bei video su Youtube e hai risolto!!! Il blog è impegnativo, devi scrivere, ma poi chi ti legge???”

Un articolo di Paul Boutin pubblicato su Wired nel 2008 esordiva così:

“Stai pensando di aprire un blog personale? Accetta il consiglio di un amico: non farlo. E, se già ne hai uno, chiudilo.”

Ma è proprio così? Ovviamente no.

Il blog è a tutti gli effetti ancora l’unico strumento sicuro su cui puntare.

Perchè il blog è tuo, è la tua creatura: decidi tu che forma dargli, con cosa riempirlo e quando, come pubblicizzarlo, come veicolare la tua immagine e il tuo brand.

Decidi tu se cambiare grafica, se creare altre pagine, se fare dei cambiamenti. Non sei in balia di nessuno se non di te stesso.

Con i social no.

Come dice anche Dario Vignali in questo articolo:

Aprire un blog significa compiere un grande gesto. Significa aiutare il prossimo offrendo le proprie competenze, le proprie storie, le proprie idee. Aprire un blog significa scrivere per piacere, significa provare soddisfazione ad ogni “grazie”.

Il blog resta ancora lo strumento sul quale puntare perchè il suo valore dura nel tempo ed è meno suscettibile di cambiamenti. E permette di comunicare al mondo chi sei.

I contenuti che scriverai, se davvero validi, manterranno inalterato il loro valore nel tempo, mentre la tua autorevolezza non potrà che crescere.

Puntare sul blog: ecco perchè il blog è ancora lo strumento vincente

Mi è capitato, e mi capita tuttora, di sentirmi chiedere perché mai uno stilista o un brand dovrebbe avere un sito web o almeno un blog.

La risposta che do ai miei clienti o a chi mi chiede un parare è sempre la stessa: il sito (o il blog) è tuo e resta tuo.

Puoi deciderne in maniera autonoma ogni aspetto e non devi preoccuparti di svegliarti una mattina e scoprire che qualcun’altro ha cambiato il tuo sito o gli ha conferito funzionalità differenti.

Nessuno verrà a cambiare l’impostazione del tuo blog se non lo farai tu in prima persona (o chi lavora per te).

Questo non accade con i social. Con tutti i social, nessuno escluso.

Facebook, Instagram ,Twitter, Youtube e tutti gli altri canali non dipendono da noi, c’è chi decide quali algoritmi devono regolarne il funzionamento, l’interazione e l’engagement.

L’esempio lampante è quello che sta accadendo in questi giorni con Facebook: Mark Zuckerberg si è svegliato una mattina e ha deciso che d’ora in poi premierà le interazioni più significative.

“Abbiamo creato Facebook per aiutare le persone a rimanere in contatto tra di loro – ha spiegato Zuckerberg nel post, scritto per motivare la scelta -. Ecco perché abbiamo sempre messo gli amici e la famiglia al centro. Alcune ricerche dimostrano che il rafforzamento delle nostre relazioni migliora la nostra felicità. Ma recentemente abbiamo ricevuto dalla nostra community delle lamentele sul fatto che i contenuti dei media e dei marchi stavano rimpiazzando i momenti personali, quelli che ci portano a rimanere in contatto con gli altri”

Quali sono queste interazioni? Quelle tra pari, ovvero tra persone. Tra parenti, amici, conoscenti, non tra utenti e pagine.

Questo cosa vuol dire?

Che Facebook, società peraltro già quotata in Borsa, diventerà sempre più un social spaccato a metà: da una parte le interazioni genuine tra utenti (si dice che da questo momento in poi verranno premiate le interazioni del tipo commenti e condivisioni, non più i like); dall’altra i contenuti sponsorizzati, ovvero quelli di brand e aziende che, per continuare ad essere visibili sul social, dovranno per forza pagare.

Facebook diventerà sempre più una piazza virtuale in cui chi offre di più sarà più visibile, mentre gli altri scompariranno vedendo calare le proprie vendite.

Ma perchè Zuckerberg ha fatto questo, non è controproducente per il social stesso?

Per niente, anzi.

Chi sta sul social blu per interagire con i propri amici o parenti avrà ancora più possibilità di farlo, quindi verrà premiata la funzione sociale di Facebook, mentre le aziende che finora hanno operato secondo una logica di marketing precisa, investendo sui propri contenuti, non vedranno cambiare proprio niente.

E allora chi ne risentirà?

Paradossalmente proprio chi ha un blog e finora ha condiviso i propri articoli in maniera gratuita sulla propria pagina, senza investire nulla, ma ancor di più chi ha solo una pagina facebook e non ha contenuti di rilievo da condividere in altro modo (e non ha neanche il potente mezzo della newsletter).

Come spiega Veronica Gentili nel suo articolo Facebook annuncia ancora meno visibilità per i post delle Pagine, continueranno a venir mostrati in posizione prioritaria:

  • i Video Live che generalmente creano interazioni
  • i contenuti pubblici che generano conversazioni nei Gruppi
  • i business locali che pubblicano contenuti rilevanti e creano eventi

Intanto sull’Huffington Post si annuncia la stima di Forbes secondo cui, con questo cambiamento di algoritmo, Facebook perderà circa 3,3 miliardi di dollari.

Ecco dunque che torniamo alla domanda di partenza: puntare sul blog conviene?

Sì assolutamente, anche e soprattutto dopo questo grande cambiamento.

Puntare sul blog: i contenuti di qualità fidelizzano gli utenti (che possono poi diventare in clienti)

La convenienza di puntare sul blog è dunque abbastanza chiara: nonostante i cambiamenti improvvisi e imprevedibili degli algoritmi dei social, chi ha un blog ha comunque uno strumento sicuro attraverso il quale fare brand awereness, pubblicizzare i propri servizi, fidelizzare gli utenti e trasformarli in clienti.

La situazione tipo che ho sempre ipotizzato è questa: cosa accadrebbe se, all’improvviso, Instagram o Facebook per un qualunque motivo chiudessero i battenti?

Cosa accadrebbe a tutti coloro che hanno puntato esclusivamente su questi social per costruire il proprio business, senza uno strumento sicuro alle spalle (come può essere un blog)?

Credo che le conseguenze le possiate comprendere da voi.

Il blog invece è uno strumento potentissimo: tutti coloro che ti seguono e sono ad esempio iscritti alla tua newsletter, potranno sapere tutto di te, seguire i tuoi articoli, progressi, novità, eventi e uscita di nuovi prodotti semplicemente attraverso un’email.

E questo senza bisogno di facebook, di instagram o di qualunque altro social (escludendo ovviamente la fase iniziale di ricerca e raccolta dei contatti, che è possibile realizzare proprio attraverso la creazione di una campagna mirata).

E non solo. Attraverso il blog  si può:

  • Posizionarsi in maniera ottimale sui motori di ricerca
  • Conferire all’azienda, al brand o al professionista una maggiore autorevolezza
  • Valorizzare i contenuti di altri canali di comunicazione e marketing (aziendale e non)
  • Si può incrementare il numero di iscritti alla newsletter
  • Ottimizzare i rapporti con i lettori/ clienti attraverso un dialogo diretto

Inoltre, come dice Riccardo Scandellari nel suo articolo Il blog è morto, i blogger no!

Alla fine conta l’impressione che facciamo e le percezioni che sappiamo dare. Forse il blog è morto come strumento, ma non muore la cura che ha saputo insegnarci verso i contenuti, perché se muore anche quella nessun Facebook servirà a renderci diversi da noiose mucche marroni.

Ecco perchè il blog resta (e resterà a mio parere) comunque la strada migliore da perseguire.

 


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