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Paris Fashion Week – Valentino vs Dior: quando il divorzio fa bene


Pier Paolo Piccioli e Maria Grazia Chiuri alla Paris Fashion Week: buona la prima!

 

Gli applausi si sono sprecati.

Almeno così dicono sui giornali, mentre sul web è tutto un proliferare di “oooh” e “wow”.

C’è addirittura chi parla di standing ovation (per l’esattezza La Repubblica.it, io non c’ero è chiaro) dove pare che ormai la sfilata di Valentino andata in scena in occasione della Paris Fashion Week sia stata già ribattezzata

una delle più belle e memorabili dell’intera stagione.

Pier Paolo Piccioli infatti, anima creativa della maison da quando il buon Valentino è “stato fatto fuori” (o qualcosa del genere), ha debuttato per la prima volta in solitaria dopo il divorzio creativo da Maria Grazia Chiuri che è invece passata all’altra sponda (nel senso che ora sta da Dior).

Diciamoci la verità: li aspettavamo tutti al varco.

Quando si è diffusa la notizia che i due direttori creativi di Valentino non avrebbero più lavorato insieme, il primo pensiero è stato subito

Dai, forse è la volta buona che la finiscono di proporre bamboline pre-raffaellite e botticelliane ad ogni collezione.

Perchè ve lo dico: io sti due non li ho mai digeriti.

Sarò di parte, per carità, ma per me Valentino era solo Valentino. Non esiste nessun altro che possa eguagliare il suo stile, checchè se ne dica. Ed è normale che chiunque abbia preso il suo posto non sarà mai all’altezza, così come non lo sarà mai chi un giorno andrà a sostituire Armani.

Stiamo parlando di icone ragazzi, di stilisti che prima di pensare alle logiche di business (che pure erano importanti e preponderanti nella loro attività) pensavano alla moda come ad una forma d’arte e di valorizzazione della donna.

Valentino

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Non so se all’epoca in cui Valentino e i suoi colleghi hanno fatto il botto fosse più facile fare moda e diventare famosi.

Questa è una domanda alla quale di getto non so rispondere.

Perchè da una parte bisogna ammettere che una volta c’era una concezione della moda molto più alta rispetto ad ora, dove tutto è diventato QUASI SOLO business (sì, purtroppo è così).

Sono una nostalgica forse e anche una “vecchio stampo”, ma bisogna riconoscere che la moda negli anni ha subìto una trasformazione che per certi versi non mi piace.

Certo ora è possibile vedere le sfilate in streaming, vedere in anteprima le collezioni su Instagram o Facebook e questo è meraviglioso per chi fa il mio lavoro o anche solo ama poter vedere con i propri occhi gli abiti dei grandi nomi dello stile mondiale.

Ma se le poltrone girano ad ogni stagione, se molte scelte (anche di linee, capi e colori) vengono fatte quasi solo ed esclusivamente in base a necessità di target e commerciali, vuol dire che si è perso molto, lasciatemelo dire.

In ogni caso, tornando al discorso: non so se oggi è più facile fare moda.

A mio parere c’è molta più libertà di comunicazione e di arrivare al pubblico grazie all’immediatezza di internet, ma proprio per questo c’è molta più concorrenza, meno attenzione alla qualità e più alla quantità e alla spettacolarizzazione.

Insomma non lo so.

Di certo so che da quando Valentino se ne è andato, per me guardare le collezione della maison era diventato una cosa senza senso. Abiti brutti la maggior parte delle volte, senza quell’imprinting tipico dell’Imperatore.

Valentino SS 14 (guardate la differenza)

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Risultato: avevo direzionato tutto il mio amore sconfinato verso Armani e verso lui solo (tralasciando che amo a dismisura molti altri stilisti che reputo dei geni, da Simons a Galliano).

Insomma quelle fanciulle romantiche fino al disgusto che Piccioli e Chiuri mi portavano in passerella mi facevano venire la nausea, con quei colori smorti, quelle linee più antiche di mia nonna.

Da Dior per fortuna la situazione era ben diversa: Raf Simons era una garanzia, un genio assoluto, uno che aveva capito tutto e soprattutto che portava avanti lo stile della maison senza far rigirare Monsieur Christian nella tomba.

Dior by Raf Simons

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Poi il fulmine a ciel sereno: il “divorzio” lavorativo tra Pier Paolo Piccioli e Maria Grazia Chiuri. Lui resta solo da Valentino, lei va da Dior.

Primo pensiero: aiuto.

Secondo pensiero: bamboline pre-raffaellite moltiplicate per due.

Terzo pensiero: vediamo cosa combinano alla prima occasione utile!

E la prima occasione è stata proprio questa Paris Fashion Week.

E vi dirò: i divorzi non sempre vengono per nuocere, anzi in questo caso viva Dio!

Sapete perchè?

Perchè Piccioli ha fatto un gran bel lavoro da Valentino questa volta, portando in passerella una collezione finalmente ispirata, fatta di una nuova eleganza che pesca dal Trittico del Giardino delle delizie del pittore olandese Hieronymus Bosch, e che il designer ha fatto ridisegnare dall’artista inglese Zandra Rhodes.

Valentino SS17

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Risultato: una collezione romantica, con un pizzico di punk, tanto colore (ma ben distribuito), abiti impalpabili in chiffon, stampe deliziose prese dal Rinascimento e dal Medioevo, tessuti jaquard, tuniche in pizzo e ampie mantelle.

Bamboline pre-raffaellite: non pervenute (fiuuuuu).

Stessa cosa da Dior: Maria Grazia Chiuri ha portato in passerella una collezione in puro stile Dior, con pochi colori (bianco, nero e rosso), molta grazia, molto tulle, molto romanticismo dall’anima anche un po’ rock.

Dior SS17

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Bamboline pre-raffaellite: non pervenute.

La domanda allora sorge spontanea:

ma se nè Pierpaolo nè Maria Grazia questa volta hanno portato in passerella quello stile odioso che ci hanno propinato per tutto il tempo in cui sono stati a capo della maison Valentino, si può sapere finora chi è che si è divertito a mettere in passerella quell’esercito di bamboline pre-raffaellite????????

Ai posteri l’ardua sentenza.


  • Domenico Di Rosa

    Finalmente qualcuno che la pensa come me. Tutti a dire che Valentino è pur sempre Valentino! Lo era, quando al timone c’era Garavani. Dopo di lui, tutti si aspettavano un cambiamento, un rinnovo, pur restando in linea con lo stile del brand. E invece…. io Pier Paolo Piccioli e Maria Grazia Chiuri li ho sempre trovati particolarmente opulenti e banalotti. Questo “divorzio” è stato un miracolo. L’ultima collezione di Valentino mi è piaciuta molto. Piccioli ha dimostrato quanto vale, riportando in passerella l’eleganza che ha sempre contraddistino Valentino, aggiungendo freschezza e modernità.

    ottobre 3, 2016 at 11:57 am Rispondi

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