“Qualche volta mi era capitato di pensare che invece di dipingere e di scolpire, cose che sapevo fare entrambe molto bene, avrei potuto inventare abiti e costumi. Tra parentesi, disegnare abiti secondo me non è una professione, ma un’arte”.

Così parlava Elsa Schiaparelli all’inizio della sua carriera, quando ancora non era la stilista famosa e invidiata (persino da Chanel) che noi conosciamo, quando ancora le sue creazioni avevano la forma di “idee pazze”, come lei stessa le definiva, che le frullavano per la testa. E fu proprio con quelle idee che Elsa inizio la sua personale storia nella moda, contattando diverse persone per chiedere consigli su come realizzarle e sentendosi rispondere, senza troppa grazia, che piuttosto che creare abiti avrebbe fatto meglio a coltivare patate, che non aveva talento e che non avrebbe dovuto farsi illusioni in proposito.

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Un’altra al suo posto forse si sarebbe arresa, ma non Elsa: caparbia, anticonformista e con una straripante creatività, non si diede per vinta. La svolta arrivò per caso, un giorno, sotto forma di un’amica americana che la andò a trovare e che indossava una maglia particolare, qualcosa che Elsa non aveva mai visto. Era brutta, non le piaceva, ma aveva qualcosa di totalmente nuovo: era elastica. Chiese lumi, scoprì che era stata realizzata da una coppia di contadini armeni. Lì nacque tutto. Disegnò una prima maglia, con un grande fiocco sul davanti, in bianco e nero, da far realizzare alla sarta armena e lo indosso lei stessa ad un launch elegante: fu un successo.

Le prime maglie della Schiaparelli

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In breve tempo tutte le signore ne vollero una uguale e il primo ordine, di 40 maglie e 40 gonne, diede lo start finale per l’inizio della nuova avventura stilistica della Schiaparelli. Da lì in poi una continua ascesa, culminata con l’apertura della boutique Schiap a Place Vendome: era il 1935.

La storica boutique

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La fortuna della Schiaparelli? Forse essere totalmente all’oscuro dei fondamenti della sartoria, cosa che le conferiva un coraggio sfacciato nella creazione dei suoi abiti. Per lei la cosa più importante era l’armonia: non importava la linea, le forme, le decorazioni, bastava che non si intaccasse l’armonia del corpo. “Quanto più il corpo è rispettato, tanto più l’abito acquista vitalità” amava ripetere. Sperimentava Schiap: abiti sportivi, tute da volo, abiti da sera in crepe de Chine e ancora tanto tweed, ma soprattutto la sua boutique divenne famosa per la formula innovativa “pronti da incartare” disdegnata fino ad allora dai couturier parigini che in seguito la copiarono sfacciatamente. Chanel la odiava. La definiva con malcelato disprezzo “Quell’artista italiana che fa i vestiti”. La gente e i buyers la adoravano, tanto che iniziò ad esportare le sue creazioni persino in America. Divenne amica di alcuni dei più grandi artisti dell’epoca: Man Ray, Marcel Duchamp, Jean Cocteau, Salvador Dalì e altri.

Elsa Schiaparelli e Salvador Dalì

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Fu lei ad inventare la stampa giornale, dopo un viaggio a Copenaghen dove visitò il mercato del pesce rimanendo colpita dai copricapi fatti con fogli di giornale che indossavano le donne. Tornata a Parigi trasformò quell’audace idea in seta e cotone, in abiti, in sciarpe e copricapi, modelli surrealisti esaltati dalla stampa dell’epoca.

Fu sempre lei ad inventare gli impermeabili da sera, gli abiti di vetro, le mantelle rosa shocking (colore che lei stessa aveva inventato), gli abiti con gli aforismi e quelli surrealisti ispirati ai quadri del suo amico Dalì. E ancora il cappello-scarpa, i guanti con le unghie, i gioielli in plexiglass e molto altro.

Le invenzioni della Schiaparelli:

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Schiap1

Lo scoppio della seconda Guerra Mondiale mise fine alla carriera della Schiaparelli, che fuggì in America, ma non mise fine al suo contributo alla moda.

E ora, dopo più di 60 anni, riecco il suo stile anticonformista, il famoso Shocking by Shiap, rianimato dal designer Marco Zanini, tornare sulle passerelle della Paris Fashion Week.

Elsa Schiaparelli by Marco Zanini

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Miracoli della moda e dei suoi infiniti corsi e ricorsi storici.

In collaborazione con StyleBook


3 thoughts on “Paris Fashion Week: torna il Surrealismo della Schiaparelli

  1. Questo tuo splendido articolo oltre all’interessantissima storia di Schiaparelli ci ricorda che la perseveranza e il coraggio pagano sempre se si ha talento! A proposito, si vede che anche tu ne hai moltissimo! <3

    1. Grazie, gentilissimo Kobeb8 🙂 🙂 🙂 Sicuramente impegno e perseveranza aiutano, così come il talento, ma anche la famosa botta di fortuna a volte è molto utile! 😉

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