Cari amici, archiviata la pratica AltaRoma, ho pensato di fare un piccolo recap delle sfilate che si sono tenute a fine Gennaio in occasione della Paris Fashion Week. Un momento troppo importante per l’alta moda internazionale per pensare di poterlo tralasciare così, senza parlarne qui sul blog. E così approfitto per farlo oggi, raccontandovi anche le mie impressioni e quello che mi ha colpito di più. Anche perché, tra i tanti stilisti che hanno sfilato, non dimentichiamoci che c’erano alcuni dei migliori talenti nostrani che non hanno proprio nulla da invidiare ai grandi talenti della moda francese e non.

E allora, tra i tanti che hanno portato in passerella le loro splendide collezioni, vediamo insieme quali sono state le 10 sfilate più belle, più attese e più ammirate, e cosa sono riusciti ad inventarsi questa volta i grandi designer.

#1 – Armani Privè: Non si può non iniziare con lui, Re Giorgio. Che proprio quest’anno compie ben 10 anni con il suo Privè e per festeggiare come si deve ha mandato in passerella una collezione assolutamente unica, preziosa e ricercata, di un’eleganza innata, come solo lui sa fare. Fil rouge della collezione il bambù e i suoi elementi vitali, foglie e steli compresi, rigidi ma teneri allo stesso tempo, che sbocciano su abiti e gonne. In una sorta di connubio tra yin e yang, tra maschile e femminile, Armani fa sfilare una collezione suggestiva e affascinante, con giacche stile kimono strette in vita da grandi fusciacche, gonne e pantaloni in organza, decorazioni lievi e stampe luminose, arricchite da pavè di cristalli neri per la sera. Incantevole.

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#2 – Versace: Rispettato appieno lo stile della maison, fatto di una sensualità che ha radici lontane, quando Gianni Versace creava abiti capaci di far risaltare la femminilità come non mai. Donatella rispetta la tradizione di famiglia e mette in passerella abiti stretch, lunghi e sinuosi o corti ed aggressivi ed eleganti jumpsuit. Bando alle stampe, si punta sulla monocromia di tinte forti ed estreme come il bianco, il nero, il blu elettrico, il rosso e poche altre sfumature. Ma sono i tagli e gli spacchi vertiginosi, insieme alle trasparenze, a farla da padroni in questa collezione. Seducente.

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#3 – Valentino: Maria Grazia Chiuri e Pier Paolo Piccioli pescano a piene mani da input di vario genere, dalle favole alle canzoni, prendendo spunto da distanze temporali e territoriali. Ne viene fuori un mix che sa di antico, di tradizioni perdute, di commistioni folkloristiche. L’amore è il fil rouge della collezione, da quello Dantesco di Paolo e Francesca a quello più contemporaneo di De Andrè. Il lusso è tutto nell’artigianalità dei tessuti e nelle lavorazioni. Il risultato a mio parere sa troppo di già visto e di allure medievale. E non mi convince. Retrò.

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#4 – Chanel: Quando si tratta di stupire con scenografie spettacolari, Mister Lagerfeld non delude mai. Ingresso trionfale per la sua collezione al Grand Palais di Parigi trasformato in un enorme giardino con tanto di collezione a tema floreale, perfettamente in linea con le tendenze di questo 2015. Un haute couture fatta di classici (ma non troppo) tailleur in bouclè in pieno stile Chanel, ma in chiave rivisitata, lunghe gonne in organza, molte ruches, contrasti audaci tra ampi cappelli con veletta, bolerini crop top e stivali a gambaletto. Sinceramente mi sarei aspettata qualcosa di più da Karl, qualcosa di più prezioso e meno “alternativo” che si sarebbe sposato alla perfezione con il flower power. Folkloristico.

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#5 – Ralph & Russo: Ancora grande delicatezza e femminilità per questo duo di stilisti autori di uno stile esclusivo e decisamente apprezzabile. Anche qui il tema floreale la fa da padrone arricchendo gonne ed abiti con applicazioni e ricami tono su tono o a cascata. Abiti romantici in colori tenui o nel classico e raffinato nero. Il mood è vintage, con gonne a corolla o stile mullet dress, ma mai sopra il ginocchio. La collezione sembra pescare a piene mani dallo stile anni ’50 delle dive più eleganti, da Grace Kelly ad Audrey Hepburn. Molto belli i bustini a cuore che si aprono su gonne a corolla, ma anche le profonde scollature a V che slanciano con eleganza. Fifties.

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#6 – Dior: Raf Simons è decisamente il futuro della maison. La sua haute couture è nuova, incanta e spiazza allo stesse tempo. In passerella corsi e ricorsi storici di uno stile che fa sognare il futuro ma pesca direttamente dal passato. Sono gli anni’60 ad ispirare questa collezione Dior, il decennio della sperimentazione più pura, con i suoi trench in plastica, gli abiti trapezio, le tute fascianti e psichedeliche e gli stivali in vinile. Ci sono cenni di Cardin, di Courreges, di Balenciaga. Ma non manca un tuffo nei ’50 e in quel New Look che rinasce sotto forma di cappelli ampi e gonne a corolla, o negli anni ’70 con tutine pailettate da disco inferno. Il lusso qui è una questione di dettagli, di tessuti, di ricami, di ispirazioni. Ricercato.

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#7 – Jean Paul Gaultier: Cosa ci si può aspettare da un genio che si definsce un enterteiner? Uno spettacolo, ovvio. E allora ecco i suoi “61 modi di dire sì” ovvero come sposarsi in 61 modi diversi. Ciascun abito da sposa rappresenta una storia ed un’ispirazione diversa. Sfilano spose di ogni tipo sulla passerella di Jean Paul Gaultier, dalla più classica alla più trasgressiva, ce n’è per tutti: tailleur a due colori e maschili, abiti asimmetrici con inserti in plissè, spolverini pitonati, attillati tubini in pelle, jumpsuit in pizzo e tulle nero. Top del top, a chiusura del defilè una raggiante Naomi Campbell. Spettacolare.

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#8 – Giambattista Valli: Grandi contrasti convivono sulla passerella di Giambattista Valli. Strutture rigide e soffici ruches sovrapposte, stile bon ton e tocchi più glam rock, il bianco e il nero. Non a caso lo stilista, per questa sua Paris Fashion Week, si ispira a due icone profondamente diverse tra loro come Chanel e Janis Joplin. Libertà, voglia di indipendenza, un tocco di spirito ribelle: anche qui non manca la citazione sul tema floreale, sapientemente mescolato a ricami floreali in 3D, abiti in pizzo, trasparenze velate e seducenti. Perfetti complementi di questo look sono le cinture a fascia strette in vita, i colletti a gorgiera, le maniche a sbuffo e le lunghe e morbide mantelle in nuance. Iconico.

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#9 – Elie Saab: Se i sogni fossero degli abiti, sarebbero senza dubbio quelli di Elie Saab. Abiti fluttuanti, preziosi, decorati, in nuance sorbetto delicate ed affascinanti. Linee morbide, femminili, aggraziate. Poesie di stoffa che, come unica aspirazione, hanno quella di rimanere indimenticabili e rendere splendida ogni donna che abbia la fortuna di indossarli. Che gli stilisti libanesi avessero una marcia in più lo sapevamo già, ma Elie Saab è davvero un designer fuori dal comune. Meraviglioso.

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#10 – Zuhair Murad: Femminilità estrema anche per questo geniale stilista libanese. Palette cromatica fatti di soffici pastelli che spaziano dal rosa al celeste, dall’avorio all’argento. E ancora spacchi, trasparenze, scollature affascinanti e preziose, tulle e seta a profusione, abiti peplo con ampie mantelle drappeggiate, ricami di paillettes, cristalli, frange e perline. Non manca l’abito da sposa avorio a chiudere una sfilata elegante e preziosa come un gioiello. Principesco.

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E voi, avete seguito la settimana della moda francese? Quale stilista vi ha colpito di più e perché? Aspetto come sempre le vostre opinioni! 🙂

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12 thoughts on “Paris Fashion Week, the best of: le 10 sfilate più belle viste in passerella

    1. Amica mia io lo amavo alla follia, ma quando c’era lui era tutto un altro stile. Sicuramente anche ora le collezioni hanno il loro perchè, ma io sono una fedelissima del “Maestro” e non ci ritrovo nullo di suo nelle collezioni attuali 🙁 Però è un parere molto personale, credimi :*

      1. guarda io sono d’accordo con lamodavaalmercato… ma come lei sa, io sono di parte. Ti dico che a me la collezione di Valentino ha fatto sognare fin dal primo momento in cui ho letto il nome della collezione (amor et chagall) e quando ho visto i disegni mi sono venuti gli occhi a cuoricino ahahah realizzare quegli abiti con ispirazioni letterario d’amore, le metafore dell’amore che ti rende leggero e ti fa volare (lei ali ricamate sul velluto) la leggerezza, il sognare… le prove e la ricerca continua di perfezione, per riuscire a raggiungere a pieno l’idea che si intendeva realizzare, la minuziosa attenzione per ogni singolo dettaglio, e poi vabbè… vederla prendere vita a Parigi. Hai ragione, è un parere personale il tuo, come lo è il mio… E avendola vissuta non sono affatto oggettiva, però (stavolta oggettivamente) “già visto” mi sembra forzato per abiti con ali, aquiloni, cuori, importanti citazioni ricamate a mano (come tutto quello che è disegnato sugli abiti, NULLA è stampato, ci sono solo ricami) insomma… tutto gli si può dire, ma già visto non credo proprio.

        1. Ciao Giulietta e grazie mille per la tua opinione, ammetto che mi hai fatto sognare con la tua descrizione 🙂 Se l’hai vissuta non posso assolutamente darti torto, perchè di sicuro ne avrai apprezzato ogni minima sfumatura più di quanto io purtroppo possa fare vedendo solo delle immagini. Quindi ti capisco alla perfezione. Sai io sono orfana di Valentino, di colui che reputo davvero inarrivabile e neanche emulabile e quindi ammetto di essere prevenuta. Ciò non toglie che la collezione comunque è bella, preziosa e ha molti lati positivi. Grazie comunque per la tua testimonianza, mi ha fatto molto piacere e verrò presto a trovarti sul blog 😉 Un abbraccio

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