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Missoni in mostra: quando arte, moda e tessuto diventano un’opera unica


Ci sono persone alle quali è difficile appiccicare un’etichetta, come si suol dire.

Stilista, pittore, creativo…diventano solo una serie di aggettivi che non riescono a rappresentare al meglio quella che è la natura di quella persona. Forse la parola più corretta è proprio “artista”, ovvero colui che è in grado di produrre arte, qualunque essa sia.

Ottavio Missoni era senza dubbio questo, un’ artista, un uomo capace di mescolare sapientemente influenze pittoriche, arte del tessuto, moda e creatività tirandone fuori un risultato unico e nuovo, che ancora oggi, dopo decenni, porta in tutto il mondo la sua inconfondibile firma.

Era appena terminata la Seconda Guerra Mondiale quando Missoni aprì il suo primo laboratorio tessile insieme all’amico Giorgio Oberwger. All’inizio si trattava solo di realizzare capi sportivi in lana, non era un periodo facile, eppure Ottavio ebbe l’intuizione di inventarsi una tuta, la celebre “Venjulia” che fu adottata da team italiano nei giochi olimpici di Londra del ’48. Fu partecipando a quei giochi che Ottavio conobbe Rosita Jelmini, quella che poi sarebbe diventata sua moglie e partner lavorativo di una vita intera.

Ottavio e Rosita in una foto d’epoca

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Nel ’58 i coniugi Missoni, dopo aver aperto una piccola maglieria a Gallarate, decisero di fare il grande passo lanciando a Milano la loro prima collezione chiamata Milano-Simpathy”: da lì in poi iniziò la storia di Missoni, costellata di sfilate di successo, piccoli scandali di stile (all’epoca anche indossare un abito senza reggiseno lo era), numerose mostre tenute in tutto il mondo e un interesse per l’arte mai veramente sopito, tanto che in seguito Ottavio iniziò a dedicarsi anche alla realizzazione dei costumi per il Teatro alla Scala di Milano.

Oggi Ottavio Missoni non c’è più, ci ha lasciati nel 2013 all’età di 92 anni, ma la sua arte, sapientemente portata avanti dalla figlia Angela che dal 1997 è direttore artistico della maison, continua a percorrere in lungo e in largo il globo terrestre. Il marchio continua infatti ad essere sinonimo di innovazione e sperimentazione, quelle stesse caratteristiche che hanno portato le creazioni di Missoni ad essere il frutto di una duplice ricerca, sia tecnica, sui filati nelle loro varie possibilità di intrecci, sia estetica, sulla combinazione accurata dei colori nella prospettiva di una produzione seriale.
E il risultato è quello che ancora vediamo sulle passerelle delle maggiori Fashion Weeks e che hanno fatto innamorare generazioni intere.

Alcune delle creazioni della maison Missoni

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In un’intervista di qualche anno fa Ottavio Missoni, alla domanda “Come definisce la moda e la cultura?” aveva risposto semplicemente che “la moda può essere espressione di cultura poiché l’abbigliamento è sempre stato un fatto di cultura, e non solo per come lo facciamo o realizziamo nel presente. Oggi poi facciamo anche tanta confusione… però definire cosa sia la moda e la cultura, e quali siano i confini tra queste due realtà, è molto difficile” e aveva proseguito dicendo all’intervistatore “Per risponderti avrei bisogno dell’aiuto di filosofi e sociologi, tutte persone che questi argomenti li hanno approfonditi molto bene. Io sono più concreto, sono un artigiano e spero di fare bene il mio lavoro. Io ribadisco sempre che per vestire con cattivo gusto, non è necessario seguire la moda, però aiuta!”

Ora la sua arte rivive nella mostra “Missoni, l’Arte, il Colore” inaugurata ieri al MA*GA di Gallarate (Varese) dove fino all’8 Novembre sarà possibile ammirare un percorso espositivo caratterizzato da allestimenti che diventano essi stessi opere ambientali. Articolata secondo diversi registri narrativi che delineano le principali caratteristiche della genialità di Missoni, fatta di colore, materia e forma, la mostra si lega a doppio filo con l’arte, rappresentando un caso pressoché unico del panorama della moda internazionale.

Alcune delle prime immagini della mostra

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Missoni Ottavio, Senza Titolo, 1972 – acrilico su tela

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I suoi intrecci colorati vengono così messi a confronto con le opere dei maggiori maestri dell’arte moderna e contemporanea, in una commistione che vuole moda e arte fondersi per realizzare un’opera unica capace di oltrepassare il tempo e anche tutte le etichette.


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