Milano Fashion Week 2017: tutto già visto? E perchè la moda italiana non osa?

 

Da quando è andata in scena l’ultima edizione della Milano Fashion Week – uno degli appuntamenti più attesi del fashion system internazionale – ho letto molte opinioni a riguardo.

In particolare, la sensazione generale che ho avuto è che fosse andato in scena qualcosa di già visto.

Molti hanno notato come sulle passerelle tendenze, colori, persino stampe e accessori, avessero quel non so che di già visto che fa subito deja-vu.

Ma effettivamente, a che punto è la moda italiana e perchè gli stilisti non hanno proposto nulla di veramente nuovo?

Una delle spiegazioni che, a pelle, mi verrebbe da dare è legata al contesto di riferimento.

Milano Fashion Week 2017: grandi maison in affanno?

Gucci | Milano Fashion Week 2017 – Fall/Winter 2017/18

Attualmente il mondo della moda è in fermento da ogni punto di vista: i cambi al vertice, con giri di poltrone continui per cui se non si sta al passo si rischia di non capirci più nulla, con direttori artistici che vanno e vengono, e i ceo che cambiano dalla sera alla mattina, ma anche le acquisizioni milionarie da parte dei grandi poli del lusso (o da parte degli stranieri) non fanno che alimentare un generale senso di instabilità.

La verità è che la moda italiana è ormai ben lontana dalle sue origini e attualmente si assiste ad una profonda spaccatura che divide in due il sistema.

Da una parte abbiamo i grandi brand e le maison che si affannano a cercare di buttare in passerella capi stratosferici, tentando di sopravvivere alle grandi multinazionali che vorrebbero fagocitarli in nome di una logica di business che sta sfuggendo di mano un po’ a tutti e che vede nei social, nelle dirette streaming e nel modo di comunicare la moda 2.0 uno dei suoi volani principali.

Dall’altra, in contrapposizione totale, abbiamo gli artigiani della moda, coloro che tentano tra mille difficoltà di tenere alto il baluardo del Made in Italy, in nome di una tradizione e di una sartorialità che ormai in pochi custodiscono.

E loro non hanno certo vita facile, pressati come sono dalla globalizzazione galoppante e dalle logiche di mercato che corrono sempre più veloci.

E’ un po’ quello che succede nelle grandi città dove, accanto alla bottega artigiana che vende le cose buone di una volta, fatte a mano, c’è l’ipermercato che vende di tutto e di più.

Ovvio che, a livello di mercato così come a livello di sistema moda, in entrambi i casi hanno ragione sia le maison che gli artigiani: l’unica cosa che cambia, com’è facile intuire, è il target di riferimento.

I grandi brand affiancano alle linee di lusso e più costose, altre linee più portabili e abbordabili così che il loro target di riferimento comprenda un ventaglio di potenziali acquirenti per forza di cose più vasto rispetto ad un artigiano che confeziona abiti su misura.

Quest’ultimo si rivolgerà a clienti che desiderano qualcosa di unico, non prodotto in serie, pensato su misura per loro e, spesso, con costi elevati dovutiti alla qualità dei materiali utilizzati e alle ore di lavoro impiegate per confezionarli.

Ma in passerella, alla fine, ci vanno solo i grandi brand e non il piccolo artigiano (tranne rarissimi casi): la scelta non è casuale. I grandi brand possono competere tra loro e hanno budget spesso milionari, un piccolo artigiano evidentemente no.

Eppure, nonostante stuoli di creativi e budget milionari, alla fine le collezioni dei grandi nomi della moda sanno di già visto. Ma com’è possibile?

Ricordiamoci che i big della moda italiana sono un vero e proprio traino economico per il nostro Paese.

In questo interessante video del Sole24Ore si mostrano tutti i numeri della Milano Fashion Week 2017 (cliccate sull’immagine per vedere il video).

Milano Fashion Week 2017: dove sono le novità?

Facciamo un passo indietro e tuffiamoci in piena Milano Fashion Week: se avete letto recensioni e commenti vi sarete sicuramente resi conto della dicotomia che si è venuta a creare intorno alla sfilata di Gucci.

Da una parte i cultori del genere avanguardistico hanno guardato ad Alessandro Michele come ad un genio assoluto, l’unico ad avere il coraggio di mandare in passerella uomini in tutine di lurex attillate e scollate sul davanti alla Borat.

Di contro, chi ama la moda elegante e raffinata alla Giorgio Armani, ha riversato insulti su insulti anche durante la diretta streaming dell’evento.

La mia opinione in merito l’avevo espressa subito sulla mia pagina facebook: Gucci è l’unico brand che, quando sfila, mi provoca una duplice sensazione, di meraviglia e di disgusto perchè non so decidere se quello che vedo in passerella è geniale o assurdo, innovativo o scopiazzato da tutta una serie di collezioni precedenti.

Gucci | Milano Fashion Week 2017 – Fall/Winter 2017/18

Gucci | Milano Fashion Week 2017 – Fall/Winter 2017/18

Gucci | Milano Fashion Week 2017 – Fall/Winter 2017/18

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Gucci | Milano Fashion Week 2017 – Fall/Winter 2017/18

Ma la sensazione di deja-vù l’abbiamo avuta in tanti e non solo riguardo Gucci, ma anche riguardo Moschino, Alberta Ferretti, Versace, Fendi…

Quello che mi chiedo io è: cosa ci si aspetta veramente dalla moda italiana?

Quali sono queste novità che si aspetta sempre con grande fiducia e che poi puntualmente non arrivano? Armani ha portato in passerella una chicchissima gonna-pantalone ribattezzata subito “panta-gonna”. Guai a chiamarla “la solita gonna pantalone”, deve passare come una novità assoluta.

Ma con tutto l’amore che ho per Armani: quante gonne-pantalone abbiamo visto negli ultimi anni?

 

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Giorgio Armani | Milano Fashion Week 2017 – Fall/Winter 2017/18

La verità è che la moda nostrana è ad un bivio:

  • se porta in passerella grandi novità, capi diversi dal solito, tessuti innovativi o altro, rischia che il pubblico storca il naso e dica “Ma cos’è sta roba? Era meglio quando sfilavano creazioni più portabili! Chi li mette questi vestiti???”

Un po’ come è successo con Gucci che, fondamentalmente, ha suscitato scalpore perchè ha portato in passerella capi diversi da tutti gli altri, innovativi, estremi, scenografici, pasticciati, quello che volete, ma diversi.

  • se gli stilisti portano collezioni invece portabili, mescolando capi e tendenze degli anni passati, allora si grida subito al “già visto” al “non ci sono idee” fino al “ma la creatività che fine ha fatto? Siamo arrivati alla frutta”.

Il problema non è la moda, non sono gli stilisti, non è la creatività: è il modo in cui il pubblico percepisce ciò che vede.

Quando Ferrè trasformò la camicia bianca in un capo sublime ed unico, lo fece in un momento in cui il pubblico non si aspettava niente del genere eppure lo accolse con entusiasmo. Perchè era una camicia bianca resa unica.

Quando negli anni ’80 Armani propose il tailleur da donna, ne fece un’icona di stile. La donna in quel momento stava assumendo un ruolo del tutto nuovo nella società lavorativa. Era il contesto, ancora una volta, a fare la parte del leone.

Adesso è realmente difficile emulare un’impresa del genere: qual è il contesto attuale?

Un contesto di globalizzazione, di crisi economica, di sfiducia nel sistema, di difficoltà generale, di crisi religiosa e potrei continuare all’infinito.

Cosa, della moda italiana, potrebbe adesso davvero trovare nel contesto di riferimento un volàno coerente e trainante?

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Max Mara | Milano Fashion Week 2017 – Una delle sfilate considerate migliori in quest’ultima edizione.

Ecco, forse gli stilisti avrebbero dovuto chiedersi questo, analizzare per bene le necessità attuali del loro pubblico, lo scenario attuale, le logiche che li stanno schiacciando cercando di liberarsi dalle loro catene.

Purtroppo non è semplice, è rischioso e comporta ingenti investimenti oltre che una buona dose di rischio. Così le maison hanno preferito andare sul sicuro: capi portabili, già visti forse, ma tanto rassicuranti.

Rassicurazione è la parola attuale nel campo della moda italiana. Rassicurazione e non sperimentazione.

Ricordiamocelo la prossima volta che critichiamo delle sfilate, perchè la moda, come sempre, è solo specchio dei tempi o, se preferite, come diceva Chanel

La moda non è qualcosa che esiste solo negli abiti. La moda è nel cielo, nella strada, la moda ha a che fare con le idee, il nostro modo di vivere, che cosa sta accadendo.


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