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L’IO VELATO: la mostra di Raffaele Stoico e Concetta Russo, tra pittura e moda


Pittura e moda, arte e costume, elemento visivo ed elemento tattile: da sempre esiste un legame strettissimo tra questi linguaggi comunicativi apparentemente lontani, ma parte della stessa medaglia.

E’ partendo da questa sinestesia di linguaggi diversi che nasce la mostra L’IO VELATO tenutasi lo scorso 27 Febbraio a Lucera, presso la splendida location di Palazzo d’Auria.

Il progetto, che ha visto protagonisti due importanti esponenti come la pittrice Concetta Russo e lo stilista Raffaele Stoico (che ho avuto il piacere di conoscere in diversi eventi e di intervistare qui sul blog) ha voluto infatti unire arte e moda, facendole ricongiungere in un abbraccio artistico che già in passato ha trovato terreno fertile in collaborazioni celebri come quelle tra Salvador Dalì ed Elsa Schiaparelli o quella tra Mondrian e Yves Saint Laurent e tanti altri.

Basta ripercorrere la storia del costume e della moda contemporanea per rinvenire i numerosi tentativi di andare oltre la moda stessa,  sconfinando in ricerche originali dal mood concettuale.

Ma cos’è l’IO VELATO?

Lo spiega perfettamente Angelo Pantaleo nella prefazione del progetto:

“La pittrice Concetta Russo, nella sua ricerca, si è lasciata trasportare dalle trame dei ricordi di un panno con il quale pulisce concettualmente i suoi attrezzi da lavoro, per velare suggestioni del suo mondo sospeso di donne ricche di grazia, di sensualità, facendo sua la malinconia della solitudine e del dramma esi-stenziale che pervadono le tematiche femminili, così ciò che è stato l’amore per i narratori e i poeti.

Il nudo velato di Concetta Russo è la ricerca che indaga, in tutte le sue forme dentro e fuori di sé.

L’incarnazione nella nudità umana d’un eidos, forma archetipa portatrice di bellezza e di grazia tra-scendenti, un modello intelligibile, logos, per cui il solo uomo è nudo e si ferma per contemplarsi.

Riconoscendosi nel Nudo, non come un ente particolare, preso nella trama illimitata del mondo, ma in quanto è lui ad essere l’Essere in quanto è uomo e nel proprio destino d’essere.

Questo ideale è forse il modello stesso della rappresentazione che si realizza nella forma, forma distincta, che sublima la nudità empirica nell’essenza idealizzata del Nudo. La mimesi artistica non è il processo naturante della natura, ma l’imposizione alla sostanza del mondo di un modello di bellezza che sporge nel visibile come rivelazione. Venere esce dalle acque, offrendosi come Nudo, pura rappresentazione che risponde ad un destinante metafisico. Il Nudo, staccandosi sullo sfondo del mondo, ne crea una nuova visione per lo spirito”.

In tutto ciò si è creato un connubio perfetto con un altro linguaggio, quello della moda, espresso in questo caso attraverso gli abiti ispirati dello stilista Raffaele Stoico che hanno dato vita alle opere della pittrice regalando loro dinamicità.

Ma lasciamo che siano le splendide immagini della mostra a parlare.

 

 

CONCETTA RUSSO

Nasce a Foggia negli anni 60, dove vive e lavora tuttora. Inizia a dipingere a soli 15 anni e porta avanti la sua passione in totale autonomia. Dopo la maturità, sceglie di approfondire le tecniche pittoriche e, seguendo vari maestri che l’accompagnano per un lungo periodo, si specializza in tecnica pittorica ipperrealista, decorazione e iconografia.

Dedica quindi gran parte del suo tempo alla realizzazione di opere su commissione, sperimentando soggetti, tecniche e supporti.

Otto anni fa sceglie di dedicarsi alla ricerca della propria identità artistica, trascorrendo un lungo periodo di introspezione e sperimentazione, in cui cercherà di non perdere il filo conduttore che collega il suo passato con il presente, e che porterà a una nuova maturità artistica. La ricerca verte sulla storia di tutto il suo percorso pittorico dove gli elementi cardine, ormai icone ben custodite in teche di vetro, sono uno straccio e un barattolo.

Lo straccio è il suo autoritratto, colui che l’ha accompagnata silenzio-samente nei suoi 35 anni di pittura. È il suo primo straccio rubato a sua madre da bimba. È pieno di macchie che parlano del suo vissuto, delle sue vittorie e sconfitte.

Il barattolo ha la stessa età dello straccio ed era un barattolo di pelati dove aveva raccolto la prima parte di una lunga fetta di colore. Due elementi costantemente presenti nelle 8 opere facenti parte il suo ul-timo progetto “Oltre il discreto”, che nel 2016 ha esposto al Palazzetto dell’Arte a Foggia, nella sua mostra personale omonima, corredata di catalogo.

 

RAFFAELE STOICO

Nasce a San Severo nel 1980, cresciuto con la moda di Gianni Versace, consegue due diplomi: uno di maestro d’arte e in seguito quello di maturità all’istituto statale d’arte di Foggia.

Nel 1999 frequenta l’Accademia di Costume e Moda Franco Reale a Roma, dove già nel percorso accademico realizza un abito per Francesca Nunzi nello spettacolo “Uomini stregati dalla luna”.

Molte sfilate personali e riconoscimenti nella capitale dove lavora ed a sede il suo atelier, giunge a oggi con la collaborazione per il Bagaglino nello spettacolo Gran Follia con un abito realizzato per la showgirl Matilde Brandi indossato per lo spettacolo.

Ad indossare i suoi abiti troviamo Vladimir Luxuria e Alessandra di Sanzio, attrice del film cult movie “Mary per sempre“.

Una ricerca e una concreta passione per l’alta moda dove l’estro creativo è più forte ed è libero da regole e leggi di mercato. Uno stile sexy ed iper femminile in continuo riferimento all’arte e alla musica che rispecchia un glamor degli anni ’90.

 


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