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Le nuove frontiere della moda sono social: i casi Chanel, D&G e Westwood


Ci siamo, la quadratura del cerchio si è compiuta.

Da Roland Barthes, con la sua semiologia del sistema moda, a Georg Simmel, con la sua visione sociologica del fenomeno, è dai tempi dei tempi che i più grandi studiosi si sono interessati al grande circo della moda, per dirla con le parole di Suzy Menkes, nel tentativo di setacciarne significati e implicazioni. E la moda si è sempre ottimamente prestata a studi approfonditi di ogni genere, da quelli filosofici a quelli estetici, uscendone sempre vincente, persino nelle sue zone oscure. Capricciosa, mutevole, incoerente e allo stesso modo specchio dei tempi e delle civiltà: da Oscar Wilde a G.B. Shaw passando per Jurij Lotman, anche scrittori e linguisti si sono dilettati a trovarle appellativi e definizioni che potessero spogliarla dalla sua aura di superficialità dandole nuova dignità, pur consapevoli che, comunque, lei sarebbe rimasta in ogni caso effimera e ciclica esattamente come le stagioni che la vedono cambiare (ricordate i corsi e ricorsi storici di Vico? Ecco, la moda ne è un ottimo esempio)

I tempi cambiano però e in un mondo sempre più social e digitale, dove la moda passa (anche) attraverso internet e i social network, è decisamente cambiato il modo di comunicarla. Nell’era dei fashion blog, degli e-commerce, delle App, di Instagram, Facebook e Twitter la moda assume connotazioni nuove che pescano dalle radici della semiotica classica ma le reinterpretano secondo nuovi codici stilistici e comunicativi.
Risultato? Le sfilate più viste e riviste, quelle più cool, più adorate e idolatrate sono quelle che vengono comunicate meglio. In fondo, a ben pensarci, non è poi così strano: la moda non è altro che il modo in cui le persone comunicano visivamente la propria personalità e i propri gusti estetici, e se è vero che “l’abito non fa il monaco” è pur vero che spesso la prima impressione la dà proprio il modo in cui ci si presenta e l’abbigliamento che si indossa. Provate a mandare un hipster vestito con maglioncino grunge in Parlamento e vedete che succede.

Al di là di queste considerazioni, va detto comunque che gli stilisti non sono degli sprovveduti e hanno saputo cogliere l’onda lunga del cambiamento adattandosi ai nuovi codici comunicativi imposti dalla società e dai nuovi media e hanno iniziato a puntare tanto, tantissimo, sull’immagine, sul contorno, sull’eco social e quant’altro. Un esempio tipico è, molto banalmente, quello di Karl Lagerferld e delle sue sfilate Chanel: all’ultima Paris Fashion Week il Kaiser della moda ha inscenato al Grand Palais un aeroporto con tanto di check-in, gate, cartelli di destinazioni di volo e quant’altro. Prima dell’aeroporto c’era stato il supermercato, il giardino fiorito, persino il Casinò. Per quale motivo? Solo per la scenografia? Assolutamente no.

Chanel – Paris Fashion Week – Settembre 2015

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Karl, da buon comunicatore, ha capito subito che una location particolare e originale, persino inaspettata, avrebbe catalizzato l’attenzione in misura maggiore che non una semplice passerella, e questo avrebbe portato la gente a condividere, per il piacere estetico di farlo, le foto della sua sfilata sui vari social, centuplicando così di fatto l’eco mediatico dell’evento e dando un surplus di attenzione alla sua collezione. Lagerfeld ha capito e sfruttato quello che è attualmente il miglior modo per avere successo: creare un buon prodotto e farlo diventare straordinario grazie alla condivisione dei followers sui vari social, che a loro volta fanno notizia incrementando ancor di più l’eco mediatico.
Ecco qui dunque che la sfilata Chanel diventa la più attesa, la più “fashion”, la più alternativa, la più social, quella della quale si parla di più.

Chanel su Instagram

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Stesso discorso per Dolce e Gabbana che, attentissimi alle nuove tendenze, quest’anno alla Milano Fashion Week hanno cavalcato l’onda lunga dei social e del patriottismo puntando sì su un classico “Italia is Love” ma enfatizzato da tutto un discorso social puntato sui selfie e sulle nuove modalità di auto celebrazione e condivisione della propria immagine, con tanto di modelle che mentre sfilavano si autoscattavano con i propri smartphone.

D&G – Milano Fashion Week – Settembre 2015

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D&G su Instagram

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E che dire della signora fashion del punk, alias Vivienne Westwood che, durante la London Fashion Week ha portato in passerella la sua ultima battaglia? Dopo aver condotto un carrarmato fino alla residenza del premier David Cameron per protestare contro il fracking (tecnica di estrazione dei gas naturali invasiva e pericolosa) ha realizzato in passerella un flash mob dal sapore battagliero, con tanto di cartelli esplicativi. Inutile dire che ha avuto un successo incredibile sui social network.

Vivienne Westwood – London Fashion Week – Settembre 2015

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Vivienne su Instagram

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Chanel, D&G e Westwood sono solo tre esempi di come i social vengono ottimamente utilizzati per fare da trampolino di lancio nella moda, ma ne potremmo fare molti altri. Certo, non tutti gli stilisti si sono lasciati coinvolgere da questa nuova realtà comunicativa, perlomeno nelle sfilate, o non tutti nella stessa percentuale, ma sempre di più le maison puntano sull’utilizzo dei social per diffondere la loro visione dello stile e la loro mission, per avere un rapporto più diretto con i propri followers e i propri acquirenti, per comunicare il loro brand e i loro successi. La moda dunque, ancora una volta, si dimostra quanto mai specchio dei tempi e in una società sempre più digitalizzata, lei si è conquistata il suo spazio in maniera del tutto naturale.
Chi invece ancora si ostina a prendere sottogamba questa banale verità, rischia di essere surclassato da brand e maison più scaltre che usano la comunicazione e il web marketing come arma infallibile per conquistare pubblico e buyers.

Come sempre, o almeno dai tempi di Darwin, sarà la selezione naturale – anzi “sociale” – a operare le sue scelte. Di certo però la moda ha aperto le sue frontiere ad un cambiamento di usi e costumi davvero epico.

In ogni caso, come dice Charles Baudelaire:

Si deve considerare la moda come un sintomo del gusto dell’ideale che affiora nel cervello umano sopra tutto ciò che la vita naturale vi accumula di volgare, di terrestre, di immondo.


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BlondyWitch by Claudia Giordano - Moda e Tips di Fashion Marketing | © Copyright 2017 |
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