Cari amici lettori, oggi voglio proporvi un articolo un po’ diverso da quelli trattati di solito qui su BlondyWitch. E lo faccio per due motivi. Il primo è che si tratta di un articolo che affronta un tema a mio parere davvero importante, ovvero il rapporto tra peso corporeo e concetto del bello, ma visto in un’ottica più ampia, che pesca a piene mani da varie fonti. Il secondo motivo, altrettanto valido, è che a scriverlo è una ragazza di 17 anni.

Mia nipote ha scritto questo post per il giornalino del Liceo Classico che frequenta e ha voluto che lo leggessi, cosa che ovviamente ho fatto. E ho pensato subito che mi sarebbe piaciuto che anche chi segue il mio blog potesse fare lo stesso, perché penso che ogni cosa assuma una prospettiva differente in base a chi ne parla (o a chi scrive), soprattutto se a farlo è una giovane donna di 17 anni. Spesso infatti sono proprio i giovani ad essere – purtroppo – i più influenzabili da certi modelli, bombardati come sono dalle innumerevoli informazioni che gli giungono attraverso i media, tradizionali e non, e spesso sono proprio loro ad avere meno “difese” a disposizione.
Dunque, lungi dal voler giudicare niente e nessuno, né trattare problemi serissimi come i disturbi del comportamento alimentare che vanno affrontati da chi ne ha autorità per farlo, ho pensato che questo articolo potesse offrire un bello spunto di riflessione su come la stessa moda spesso imponga alcuni modelli estetici non proprio corretti e su come è necessario che ciascuno di noi si crei un proprio equilibrio interiore (ed esteriore) che sia solo nostro, a prescindere da quanto l’ambiente esterno cerchi di influenzarlo.

Ma lascio che siano le parole di mia nipote a parlare e mi farebbe piacere poi leggere i vostri punti di vista in merito.
Eccovi ciò che ha scritto.

La Bella e la Bestia

Kαλὸς καὶ ἀγαθός” dicevano i Greci, associando saggiamente il concetto di “bello” a quello di “buono” in una formula indissolubile. Non è un caso infatti che nell’Ellade avessero già compreso quanto ciò che appare gustoso e/o attraente risulti inevitabilmente anche sano e viceversa, indipendentemente da ciò di cui si parli.
E questo concetto era probabilmente molto chiaro anche nel Paleolitico, quando le Veneri Callipige (lett. “dalle belle natiche”), quali ad esempio quella di Willendorf, non erano altro che mera trasposizione scultorea di un ideale di bellezza basato su Prosperità e Fertilità.
Innegabile certo è come, già dai tempi d’oro del Doriforo di Policleto, si tendesse a considerare idealmente bello un soggetto giovane, dalla muscolatura ben marcata e asciutto nelle membra; eppure, nel corso degli anni, si è come assistito ad un’esponenziale degenerazione ed esasperazione di questa ricerca del corpo perfetto, tendendo sempre più ad appiattire una serie di valori, nonché spesso il comune buon senso.
Se infatti si è sempre propensi a dire che quello della bellezza è un concetto soggettivo, tuttavia è certo questo il messaggio con cui i Media ci bombardano ogni giorno. E dunque come è accaduto che il personale gusto del singolo sia rimasto vittima di questa squallida stereotipazione secondo cui “magro è bello, più magro è più bello”?

Troppi i messaggi ogni giorno lanciati da riviste, programmi televisivi e campagne pubblicitarie che tentano di inculcare nel pubblico il malato pensiero che portare una taglia 36 sia più corretto, ma soprattutto sano, che non una 42 (o anche una 40). Innumerevoli ormai i programmi incentrati sul percorso affrontato da aspiranti modelle, sottoposte a diete ferree ed intensa attività fisica, e da qui l’implicito invito all’emulazione.
Eppure, per quanto questa possa apparire come una soluzione salutare, troppe (ma anche troppi) le ragazze che intraprendono la strada della malnutrizione, associando ad ogni pasto saltato uno scalino in meno verso l’ambìto corpo da urlo.
Ma da urlo c’è davvero poco, o meglio, talvolta a farci urlare dovrebbe essere il terrore di scheletri in passerella nascosti da abiti da migliaia di dollari: non più modelle che indossano abiti, ma abiti che indossano le modelle.

Davvero inspiegabile come ossa sporgenti e sguardo spento possano risultare attraenti. Eppure sono davvero troppo pochi coloro che hanno deciso di opporsi ad una mentalità tanto malata.
Tra modelle e manichini inverosimilmente magri, il messaggio che passa è “Se non sei magra, non puoi indossarlo. Rinunciaci”. Non deve sorprendere dunque quanto negli ultimi anni i tassi di Anoressia e Bulimia siano vertiginosamente saliti, il tutto ingenerato nel più dei casi da tutta questa serie di immagini distorte trasmesseci.
Proprio per questo motivo, tra i pochi che hanno deciso di opporvisi, sono nate le prime campagne volte a sponsorizzare uno stile di vita sano, ma anche favorevole alle curve: l’intento risulta dunque quello di opporsi ad un mondo che invece tende sempre più a svalutare la sensualità delle forme, proponendo al contrario i regimi alimentari e di vita adottati da donne evidentemente sfibrate e logorate dalla loro stessa viziosa magrezza.

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Da Whitney Thompson a Tara Lynn, sono sempre di più le raggianti modelle oversize che rifiutano di negarsi i piccoli piaceri della vita per calcare le passerelle, come in risposta a tutti quegli stilisti che, imperterriti, continuano a portare avanti la figura della modella in stile Ann Ward.

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Non appare un caso dunque che, già nel 2011, Franca Sozzani, icona della moda e direttrice di Vogue Italia dal 1988, avesse deciso di utilizzare uno degli scatti del celeberrimo Steven Meisel, estratta dalla provocatoria campagna “Belle Vere”, come copertina del numero di Giugno, elevando a icona la bellezza di Tara Lynn, Robyn Lawly e Candice Huffin.

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E forse è proprio questa anche la chiave vincente della Serie Tv americana “Drop Dead Diva”, la cui trama si articola attorno al radicale cambio di vita della protagonista a seguito di un incidente stradale: da superficiale e svampita modella con un corpo da urlo, a sensazionale e carismatica avvocatessa taglia 50.

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Rare ma lodevoli anche le pluripremiate star hollywoodiane che decidono di rifiutare il loop delle diete alternative atte a soddisfare l’opinione pubblica; si pensi ad esempio alla stellare Jennifer Lawrence.
Purtroppo ciò che è triste è quanto la società non sappia trovare quell’Aurea Mediocritas oraziana che la dovrebbe portare a scansare entrambi gli eccessi, sia Anoressia che Bulimia.
Tanto criticati i soggetti clinicamente obesi, quanto celata la dura verità sulle devastanti conseguenze psicofisiche dei disturbi alimentari, che molti ancora rifiutano di considerare quali vere e proprie malattie da combattere e curare.
Non si tratta di un semplice discorso estetico: bisognerebbe realmente evitare la trasmissione di immagini che inducono a pessime abitudini alimentari, nonché di vita, da cui fuggire. Nell’attesa che il mondo si risvegli da questo cieco torpore che sta distruggendo intere generazioni, aprite gli occhi: Sano è più Bello.

Marianna Clotilde Gravante


14 thoughts on “La Bella e la Bestia: dalle ossessioni della moda al concetto di SANO è più bello

  1. …innanzitutto complimenti a tua nipote per questo post scritto molto bene!
    da tempo tutti si schierano contro la magrezza delle modelle per poi farle sfilare…alcune foto che hai pubblicato sono impressionanti!
    qualcuno smetterà di chiedere alle ragazze di dimagrire? …ho i miei dubbi!

    1. Ti ringrazio anche da parte di mia nipote 🙂 Io non so se questo problema di risolverà, ma spero che sempre più persone si rendano conto che non bisogna seguire modelli pre-confezionati e che la moda inizi a mandare messaggi positivi in questo senso, dando per prima il buon esempio. Almeno questa è la mia speranza. Vedremo 🙂

  2. purtroppo la concezione di magro uguale bello è ancora ben radicata…basta guardare alcune modelle e fashion blogger che sembrano dei manichini e mi mettono solo una grande tristezza!!!

    1. Lo so. Purtroppo la moda ha tante colpe in questo senso, si è cercato di cambiare le cose, ma in pochi hanno poi proseguito su questa strada virtuosa. Ricordo ad esempio il tentativo di far sfilare modelle non troppo magre per un certo periodo, ma poi si è tornati punto e a capo 🙁

  3. Ciao Claudia, fai i complimenti a tua nipote, sia per come scrive che per come la pensa.
    per quanto riguarda il mio parere su questo argomento potrei iniziare a scrivere e non fermarmi più, per praticità dirò le cose che ritengo più importanti.
    La salute prima di tutto, un corpo sano non è né troppo grasso né troppo magro.
    Più che il concetto di “magro è bello” è proprio il concetto di magro che è sbagliato nella nostra testa, magro nom vuol dire anoressico o sottopeso.
    non dovrebbero esserci associazioni di peso o taglia, se una persona è alta e ha l’ossatura grossa probabilmente porterà una taglia “grande” pur essendo magra, o meglio “normopeso” idem una ragazza molto bassa e minuta normopeso avrà inevitabilmente peso e taglia minori.
    poi, parlando solo esteticamente sono le proporzioni che contano di più, un fisico proporzionato è più bello sempre, ad esempio chi ingrassa uniformemente su tutto il corpo appare più bello di chi magari è magro ma ha una parte del corpo che prende tutti i chili di troppo.
    E poi, diciamo la verità, in passerella sfilano stecche solo perché agli stilisti piace “vincere facile”.

    1. D’accordissimo con te amica. E’ la normalità, la normalità intesa in senso soggettivo (perchè tutti abbiamo una nostra normalità) ad essere la chiave vincente. Se uno si sente bene nel proprio corpo, chissenefrega quanto pesa, l’importante è che stia in salute. E come dici tu gli stilisti ovviamente preferiscono – per una questione di estetica dell’abito – vestire dei “manichini”. Ma poi, nella realtà, quante persone effettivamente indosseranno quell’abito in quel modo? Poche. Un bacio, grazie per la tua opinione e ti ringrazio anche a nome di mia nipote 😉

  4. Il mio primo intervento da te, e mi fa piacere che sia in questa occasione. Hai una nipote in gamba, mi piace il suo argomentare ricco di richiami aurei e contemporanei. Personalmente credo che l’ unico farmaco contro questa corsa all’ emulazione folle a canoni estetici scriteriati sia l’ educazione e la formazione dei giovani. Io credo non nella pedanteria ma nel percorso di formazione di una coscienza, in breve ognuno di noi nell’ adolescenza sceglie il proprio percorso e le proprie regole di vita. Lì è necessario formare, curare ed edificare una conoscenza di sè, curando le insicurezze sanando le debolezze e facendo tesoro della loro sensibilità; così da creare sicurezza personale. Quando poi incontrano il mondo estreno, come è giusto che sia, questi ragazzi devono già avere ali con cui proteggresi e quando queste ultime non bastano una rete di protezione in caso di cadute. Icaro docet.

    1. E’ il tuo primo intervento e mi fa enormemente piacere 🙂 (spero anche non sarà l’ultimo ;)) Grazie per i complimenti, riferirò senz’altro. E sono d’accordo con te, per questo penso che un argomento simile, affrontato da un’adolescente, sia proprio diverso da come lo avrei potuto affrontare io con il “senno della maturità” (chiamiamolo così). Lei ha affrontato l’argomento in un modo che vorrei davvero portasse un messaggio positivo a chi magari si sente insicuro o meno bello perchè un po’ su di peso (ed è ancora nelle tempeste adolescenziali). E penso (spero) che in parte ci sia riuscita 🙂 Un abbraccio e torna a trovarmi più spesso <3

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