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Storie di Moda: intervista a Cristina Pedrotti di VeryCris


Artigianalità, esperienza e senso artistico: ecco il mix vincente dal quale nasce il brand VeryCris

 

Prosegue la nuova stagione di interviste, qui sul blog, dedicate proprio alle storie più belle, ai racconti e alle esperienze di chi ha voluto inseguire il proprio sogno di diventare stilista o designer e si sta ritagliando, o si è già ritagliata, un proprio posto nel mondo.

Dopo aver scoperto la storia di Giulia Sogna, oggi tocca a Cristina Pedrotti, creatrice del brand VeryCris.

Bolzanina, classe 1963 ed ex nuotatrice agonistica, a soli 14 anni Cristina già lavorava, per puro piacere, presso gli atelier degli artigiani altoatesini, dove dipingeva vetri artistici. A 17 anni si trasferisce in Umbria e qui, dopo il diploma scientifico, frequenta per due anni l’università di Psicologia per poi lasciarla e frequentare l’accademia di Fashion Designer a Perugia.

I suoi esordi come stilista risalgono al 1989, quando inizia a collaborare con importanti aziende del settore maglieria e total look. Dal 1998 al 2004 è stata docente presso il prestigioso Polimoda di Firenze  (International institute Fashion Design & Marketing) e attualmente porta avanti la linea da lei creata VeryCris, lavorando al contempo sia come designer per Dhg, un’azienda pratese di tessuti e filati pregiati, sia come fashion addicted e docente-formatrice (l’ultima esperienza è stata con Luisa Spagnoli la scorsa estate).

Affascinata dalla sua storia fatta di creatività, ho voluto conoscerla meglio.

Ecco la sua intervista.


 

▶️ Ciao Cristina! Parlami del tuo Brand: come si chiama, perché, a cosa ti sei ispirata per realizzarlo e in cosa reputi sia differente dagli altri.

Ciao Claudia! Sai, arriva sempre il momento in cui si è consapevoli di dover seguire la propria vocazione senza compromessi.

VeryCris nasce dal sogno che è sempre il motore del cambiamento e il cambiamento è energia.

All’età di 50 anni, dopo anni di esperienze come fashion designer e come docente di moda, sono ripartita dal desiderio di tutta una vita di creare un brand che fosse espressione della mia creatività e che riflettesse la mia personalità in maniera sincera ed emozionale per amare pazzamente il mio lavoro, ogni giorno di più. Ed ora sono una designer felice.

Lascio che i tessuti, frutto di una accurata ricerca, mi parlino ed è da essi che parte la mia prima ispirazione che poi si sviluppa, si arricchisce, si armonizza. Lavoro in un modo atipico rispetto alla progettazione normale di una
collezione, i disegni arrivano dopo, quando le materie e i colori sono definiti, quando l’ispirazione a creare l’abito diventa naturale e solo allora stampe e dettagli conquistano il loro spazio e i modelli prendono forma.

I tessuti vivono, respirano e solo dopo averli avuti tra le mani lavoro sui colori, sui volumi e sulle linee in un dialogo continuo. Il tatto è uno dei piaceri sensuali della vita ed ecco perché uso quasi esclusivamente mischie di materiali naturali, prediligo la morbidezza la fluidità, voglio la piacevolezza sulla pelle.

Ho anche un vizio, mi piace chiamarlo così, di inventare i tessuti: li tingo, li stampo, li trasformo per creare abiti facili da indossare, ma impreziositi dal tocco “handmade” della perfetta imperfezione, texture irripetibili in cui i colori si leggono l’uno attraverso l’altro, svelandosi con il movimento del corpo. Mitigo il concetto di stagione e tendenza andando un po’ controcorrente, anticipando o attingendo a riferimenti del passato, verso un immaginario
personale fatto di abiti sempre alla moda ma trasversali ad essa, in equilibrio tra temperamento e semplicità.

La mia linea è femminile, sofisticata e libera, un po’ hippie e un po’ new romantic con accenti etnici e orientali e la delicatezza dei capi rifiniti a mano.

La stagione primavera- estate è la più ricca, è studiata per non avere taglie e si declina in abiti, pantaloni e chimono fluttuanti in chiffon di seta, velluto di seta devorè, crêpe di viscosa in fantasie e stampe che svelano le linee del corpo. Le tinte pastello, luminose e cangianti nelle tonalità dell’acqua si fondono con il rosa del tramonto e le sfumature solari.

Le “capsule collections” per la stagione invernale si compongono di capi in lane pregiate per una nuova visione della maglieria, romantica e ironica; abiti “city stile” con stampe e geometrie optical e un tocco di scintillio che
non guasta mai.

▶️ Qual è il tuo target di riferimento?

Il mio target è formato da una clientela sensibile, esigente e attenta conoscitrice del prodotto, alla ricerca di capi originali con uno stile equilibrato ma anche fuori dal consueto. Vesto donne solari, decise, femminili curiose e istintive che si innamorano a prima vista per quel certo “non so che” .

▶️ Cosa desideri comunicare attraverso le tue creazioni?

Desidero realizzare abiti che ogni donna possa amare a prima vista e poi amare per sempre. Desidero comunicare la gioia, la cultura e l’ironia, vestirsi deve restare un gioco, il piacere di giocare con i colori con se stessi e con gli altri.
Ogni mio capo è un pezzo unico, irripetibile in cerca della sua donna perfetta.

▶️ So che hai fatto degli studi particolari per diventare stilista/designer. Ci racconti di più del tuo percorso?

Ho lasciato gli studi universitari di Psicologia per seguire la mia inclinazione, andando contro le scelte della mia famiglia, mi sono rimboccata le maniche, e lavorando nelle ore serali come istruttrice di nuoto, mi sono iscritta ad una Fashion Accademy.

Dopo pochi mesi, attraverso una selezione, sono stata scelta da uno stilista come collaboratrice presso il suo studio. Ho lavorato per lui per più di un anno e ho dato l’esame da privatista presso la scuola, ottenendo il massimo dei voti. Ho poi avuto la fortuna di lavorare per alcuni anni in un’azienda che mi ha fatto fare una fruttuosa gavetta, dandomi la possibilità di creare e realizzare praticamente nello stesso giorno i capi
disegnati.

Sono molto grata per questa esperienza. In verità ho anche studiato molto e studio molto tutt’ora, bisogna essere sempre curiosi e affamati di nuove conoscenze per alimentare costantemente la creatività.

Per me la moda è molto di più di semplici abiti: è cultura, è storia, è arte, è creatività, è gioco, è artigianalità è il racconto di culture.

Le contaminazioni arricchiscono, quindi amo andare sempre fino in fondo e conoscere, studiare, imparare. Il lavoro di designer è fatto di esperienze che si sommano l’una all’altra e l’insieme delle esperienze diventa una cultura. L’ispirazione è una scintilla, che attingendo al bagaglio di esperienze acquisite mi fa compiere l’ultimo atto creativo.

▶️ Quando hai deciso di diventare una stilista/designer? Era il tuo sogno da bambina o ci sei finita per caso?

Sono figlia di un’artista, mia madre ha sempre dipinto e creato oggetti artistici, ho sempre avuto attenzione per l’arte e una continua e appassionata attitudine creativa. Vivevo a Bolzano, ero una sportiva e quindi molto lontana da tutto ciò che rimandava alla moda e pur non sapendo ancora bene perché, ne ero affascinata e catturata. Già all’età di 10 anni mettevo da parte le “mancette” per potermi comprare ogni mese la rivista “Vogue” che collezionavo gelosamente.

Ho ancora vivida l’ emozione che provavo per le immagini di eleganza della rivista, sfogliata e ritagliata. Si trattava già di una vocazione assorbita come un virus, una predisposizione che più avanti con l’età ho coltivato e inseguito contro tutto e tutti.

▶️ Cosa pensi della moda italiana? Credi che ci sia ancora spazio per designer e artigiani o pensi che la concorrenza delle multinazionali o dei grandi brand finirà per soffocare la creatività del made in Italy?

Oggi l’artigianato si può considerare una forma estrema di avanguardia, in un mondo dove tutto è appiattito e standardizzato, la novità è dare personalità ad ogni singolo capo, rendendolo unico grazie alla mano che lo realizza, una sorta di umanesimo che mette al centro l’unicità di ogni singola persona.

Il pregio di un capo “handmade” è che dà la possibilità di influenzare al 100% materiali, colori e forme, per curare con attenzione e amore ogni dettaglio sfuggendo alle logiche impersonali della produzione di massa.

L’artigianale si accompagna sempre a materie di alta qualità, oggi il lusso è il tempo che si dedica alla produzione di ogni singolo capo. Nel settore del lusso è significativo il passaggio dall’idea del fashion a quella di “ Heritage” (eredità, patrimonio) cioè di tutto ciò che ha a che fare con il contenuto culturale di un prodotto.

Secondo me il futuro è nelle mani di chi sa fare, di chi sa trasformare le idee in qualcosa di concreto che trasmetta una “vision” personale.

▶️ Quale canale utilizzi per vendere le tue creazioni: hai un atelier, un ecommerce oppure ti affidi al passaparola?

Anche qui mi sono messa in gioco commercializzando personalmente le mie creazioni: attraverso trunk show ed eventi nei negozi, nel mio showroom, in location esclusive come per esempio in Sardegna, dove ormai sono presente
da 3 anni, oppure attraverso eventi privati. Il contatto personale con le mie clienti è un altro aspetto importante, la partecipazione per quello che faccio è totale ed esclusiva. Prima vengono le mie creazioni, poi io racconto la mia e la loro storia.

L’abbigliamento ha i suoni delle linee, dei colori e dei tessuti: le lane hanno un suono, la seta ne ha un altro. Adoro quando le mie clienti “sentono” questi suoni, quando indossando un capo ne percepiscono il piacere della leggerezza, della fluidità, della freschezza o del calore, quando guardandosi allo specchio notano come le linee esaltino le loro forme. Per questo per ora non ho ancora avviato l’e-commerce e in verità non so se lo farò, però … mai dire mai !

▶️ Hai mai partecipato a sfilate ed eventi di moda? Se sì quali e se no, lo faresti?

A parte i trunk show non ho ancora partecipato a sfilate o ad eventi importanti. Ovviamente sarei molto interessata a parteciparvi e a breve investirò le mie energie anche in questa direzione.

▶️ Hai uno stilista di riferimento al quale ti ispiri?

Non c’è uno stilista in particolare a cui mi ispiro, penso che dai “grandi” quelli che hanno fatto la storia del costume ci sia sempre molto da imparare. C’è stato un tempo in cui lo stilista era l’arbitro di eleganza, il “deus ex machina”
del lifestyle e di uno stile esclusivo associato alla sua persona e alla sua maison. Poi le griffe hanno cominciato ad operare in un mercato globale, i brand hanno preso il sopravvento sul personaggio e i designer hanno imparato a creare nell’ombra. In questa evoluzione della “specie creativa”, cultura, bellezza e genialità sono le costanti che io osservo e seguo con ammirazione. Mi piace però citare “Marina Spadafora” che è stata la prima stilista che mi ha ispirato. Bolzanina come me ha cominciato la sua splendente carriera dedicandosi alla maglieria, che è stato anche il mio primo amore.

Ora si è dedicata alla moda etica, andando controcorrente e seguendo con onestà i suoi principi, la ammiro ancora molto!

▶️ Hai un team che ti aiuta o fai tutto da sola? Raccontami come nascono le tue creazioni.

L’auto produzione è la sfida che mi intriga maggiormente, perché mi permette di decidere in prima persona tutti i dettagli del progetto. Ogni mio capo è immaginato, disegnato, tagliato, cucito, molto spesso stampato e tinto e intriso di passione e ironia da me personalmente. Ho poche e fidate collaboratrici che lavorano a stretto contatto con me nel mio laboratorio, come per esempio Sabrina, che mi aiuta ad ottimizzare la modellistica e il taglio e delle cucitrici che mi soccorrono nei momenti più frenetici.

▶️ Cosa pensi dell’ambito digitale nel campo della moda: pensi che sia utile impiegare siti web e social network per farsi conoscere?

Nel mio caso è nata prima la mia la pagina facebook VeryCris, il secondo passo è stato la realizzazione del sito fashionblognotes con il mio blog che è cresciuto e si è posizionato anche grazie ai social network.
Penso che la comunicazione massificata svolga la funzione importantissima di creare curiosità, tende a mettere in risalto principalmente l’immagine in quanto l’utente “social”, che è veloce, guarda le figure ma legge poco. Per
trasmettere il ben più profondo concetto d’identità del brand bisogna andare oltre.

Siti, blog, giornalisti ed esperti del settore insieme ad eventi nel mondo reale sono strumenti che svolgono questa funzione.

L’importante per me è sempre comunicare con eleganza, perché è il modo migliore per arrivare al cuore.

Se si ama il proprio lavoro vale la pena raccontarlo con amore, gusto e pazienza per non separare l’essere dall’apparire.

▶️ Per vendere le tue creazioni e farti conoscere, quale strategia hai utilizzato? Prederesti in considerazione l’idea di affidarti ad una web agency specializzata proprio nella moda che ti aiuti ad emergere?

La mia prima collezione estiva (2015) è stata presentata al Maklas, una raffinata ed esclusiva location in Sardegna, grazie a Massimo un grande amico e sagace imprenditore che ha creduto in me. In uno scenario da sogno ho allestito il mio primo “beach-store” in armonia con la location, utilizzando solo materiali trasportati dal mare e appoggiandomi direttamente sulla spiaggia bianca. La collezione ha riscosso subito molto successo, ho acquisito clienti ora affezionatissime che hanno lanciato un passaparola di qualità. Poi mi sono fatta conoscere attraverso i “social”, ho inaugurato lo showroom, sono stata contattata varie boutique, ho organizzato eventi e trunk-show. Sono cresciuta lentamente e da sola ma sono consapevole che per avere la giusta visibilità ed emergere c’è sicuramente bisogno di affidarsi a professionisti.

▶️ Che rapporti hai con le fashion blogger?

Ho anche io un blog, quindi in parte mi riconosco nella categoria, con il mio stile ovviamente. Le influencer e le fashion blogger sono nate grazie al fenomeno dei “social network” bisogna quindi, in senso generale, riconoscere loro il ruolo. Come in tutti i settori però l’importante è la professionalità, la preparazione e un certo spessore, è opportuno quindi scegliere, selezionare in base al proprio mercato di riferimento.

▶️ Progetti per il futuro?

Non ci si può fermare mai, bisogna sempre avanzare, progredire.

Il mio obiettivo è quello di mantenere la cura artigianale del prodotto di nicchia coniugandola con una precisa strategia di espansione che ovviamente include sfilate, shooting, investimenti in comunicazione e un’azione di marketing che mi faccia acquisire spazi di vendita nei quali i miei capi possano essere apprezzati.

Il mio progetto a lungo termine, una boutique VeryCris, un negozio fatto come un appartamento dove accogliere le ospiti, che mescoli abiti, accessori, libri, oggetti di design, musica … un luogo di moda con frammenti di vita e cultura dove riconciliarsi con lo shopping. Ora sto realizzando i capi della prossima collezione estiva fatta di tessuti stampati e colorati, inaspettatamente combinati tra loro. Sarà una collezione ricca di fantasia e colore, spero mi seguiate con curiosità.

▶️ Grazie mille Cristina, in bocca al lupo per tutto e lasciaci i tuoi contatti così che possiamo continuare a seguirti.

Grazie mille a te! Potete trovarmi sul mio sito, su Facebook  e Instagram,  oppure scrivermi a cris@fashionblognotes.com.

Credits foto: Agnese Morganti/ MissMatch  e @annmariamearini


Non perdete la prossima settima l’appuntamento con una nuova, bellissima storia di moda.

Vuoi proporti per un’intervista o segnalare uno/a stilista o designer? Scrivi una mail a claudiagiordano.blog@gmail.com

 


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