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InstaGirls, la prima webserie sulle fashion blogger: trash o avanguardia?


InstaGirls: la webserie che fa discutere il web – Il caso

 

L’altra sera, mentre con un occhio seguivo una delle tante partite degli Europei in tv e con l’altro aggiornavo la mia pagina facebook, mi sono ritrovata per caso a leggere un post di quel genio di Matteo Bianx su una certa webserie dal titolo InstaGirls.

Il post parlava di un certo senso di stordimento e confusione, oltre che di disagio, alla visione della webserie “incriminata”.

Instagirls – le protagoniste

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Avevo già sentito parlare di questa novità nel campo delle webseries e soprattutto, del fatto che le protagoniste fossero delle fashion bloggers, ma non avevo avuto ancora il tempo di approfondire.

Però ormai lo sapete come sono fatta, quando c’è qualche succosa novità, mica posso restare indifferente! 🙂

Così sono subita andata a sbirciare su youtube uno degli episodi di InstaGirls, più precisamente quello preso in considerazione nei commenti al post sopra citato, ovvero “Party da Edoardo” .

Più che Party da Edoardo io partivo prevenuta, ve lo dico subito.

Dopo aver letto il post di Matteo (non certo l’ultimo arrivato) e i commenti dei suoi followers, mi ero preparata già a vedere qualcosa di atroce, un misto tra le attrici di The Lady di Lory Del Santo, con quella verve attoriale tipica delle carpe d’acqua dolce, e i primi episodi di Gossip Girl dove non si capiva bene il nesso della questione e gli unici protagonisti erano i soldi, i festini e le piscine.

Detto ciò, apro questo video e inizio a vedere di cosa si tratta.

Una sigla passabile, un po’ di inquadrature ad effetto su scarpe, vestiti svolazzanti ed espressioni da “Esisto solo io”, e parte la puntata.

Che dire, pensavo peggio sinceramente.

Alla fine si trattava di una sorta di trasposizione enfatica del peggior modo di vivere il lavoro da fashion blogger, tra feste insulse, espressioni vacue, parolacce inutili e dosi massicce di ego, in una sorta di ritorno al periodo adolescenziale, quando si scoprivano le tresche delle amiche chiuse nella sgabuzzino della festicciola di turno e si iniziava a sparlare a gogò.

Solite gelosie, solite distribe tra fidanzati, soliti pettegolezzi.

La cosa che mi ha fatto più riflettere è stato il fatto di riprendere il tutto in live dai protagonisti stessi, perennemente attaccati allo smartphone per registrare e postare in tempo reale ciò che accadeva.

Una trasposizione in effetti di quello che realmente accade nel mondo del fashion blogging, ma non con questo tipo di soggetto.

Voglio dire: le fashion blogger che vanno a eventi, sfilate o party (spesso di lavoro) devono per forza essere iperconnesse e postare in tempo reale ciò che stanno vivendo sui social.

Fa parte del lavoro.

Le persone le seguono proprio per questo: vogliono vedere cosa indossano, dove vanno, chi incontrano, com’è la loro vita che si immagina divertente e brillante.

Nessuna fashion blogger (o almeno spero) si prenderebbe mai la briga di riprendere l’amica chiusa nello sgabuzzino con uno e poi postare il tutto sul suo blog o sui social.

Ma poi ci si chiede: a che pro?

InstaGirls: specchio della realtà o scimmiottamento del mondo delle fashion bloggers?

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A che serve realizzare una webserie sulla vita di 6 fashion blogger che non rappresentano il mondo reale delle bloggers e che contribuiscono ad affossarlo ulteriormente?

Qual’era l’intento del progetto?

Mostrare il mondo delle InstaGirls, delle ragazze che vivono di instagrammate e che passano tutti i venerdì sera da un party all’altro?

Mostrare un mondo vacuo dove l’unico elemento che conta è “apparire” e non “essere” e in cui la battuta del secolo è

“Queste uscite di livello non sono al mio livello” (cit. di una delle blogger nella serie)

Se l’intento era far sembrare le fashion blogger, le instagirls, un mucchio di galline senza cervello, allora direi che hanno fatto centro.

Ma forse c’è di più e sono io a non vedere?

Nei commenti al post di Matteo Bianx con cui abbiamo aperto questo post, c’è un interessate commento di Riccardo Scandellari che, tra il serio e il faceto, fa notare come, paradossalmente, si tratti quasi di avanguardia.

E in fondo, scherzando scherzando, un po’ lo è.

Nessuno prima aveva “fotografato” il mondo delle InstaGirls, delle fashion blogger creandone una serie: infatti Instagirls si presenta come “la prima serie sulla vita segreta delle fashion blogger”.

E non c’è bisogno che ve lo dica io, quando si parla di vite segrete, la gente chissà perché, va in visibilio, si immagina chissà quali misteri e oscuri segreti si celano dietro ad apparenze normali.

Ma quali segreti volete che ci siano dietro al mondo delle fashion bloggers?

Vi stupirò.

Guardando al target della serie, secondo me Instagirls potrebbe anche funzionare.

Se per target si intende ragazzine tra i 13 e i 18 anni che sognano di sfondare nel mondo della moda, di vivere ricalcando le orme della Ferragni e di girare il mondo con abiti firmati regalati dalle maison ( che poi, se non sei una modella, difficile arrivi a questi livelli)

Forse la serie può anche aspirare a coinvolgere le altre fashion bloggers, in un modo o nell’altro:

chi ci si ritrova nelle vicende narrate (o chi ci ha lavorato, visto che si tratta di vere fashion blogger e per l’esattezza si tratta di Elena Barolo – esatto l’ex velina – Laura Grampa, Roberta Gervasi, Federica Romani, Marzia Lazzaroni e Valentina Fradegrada. ) esalterà InstaGirls come il progetto web del secolo;

quelle che odiano le “vip” con la puzza sotto al naso come quelle che si vedono nella serie, la catalogheranno come una stronzata colossale;

la fashion bloggers serie che lavorano dalla mattina alla serie per crearsi una professione invece, guarderanno con una punta di distacco giungendo alla triste conclusione che InstaGirls non farà altro che alimentare ulteriormente la disinformazione, l’ignoranza e il pregiudizio nei confronti della categoria.

Ma alla fine, dai, si tratta di un esperimento, uno di quelli che ogni tanto sbuca nel web nella speranza di diventare un caso virale.

E forse lo diventerà, chissà.

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Scena da Youtube – il selfie di Elena Barolo…

Cristian Micheletti, autore, regista e fondatore di Social Content Factory ha commentato su Dailybest dicendo

 “Siamo di fronte a una nuova frontiera dell’intrattenimento social: al di là degli aspetti tecnici, ciò che colpisce è la qualità della sceneggiatura. Una storia accattivante quanto una telefonata tra Balotelli e Cassano, e una profondità di personaggi che farebbe impallidire Fincher. E soprattutto, il colpo da maestro: 30 SECONDI DI SIGLA“.

 

In effetti non c’è un filo conduttore, i dialoghi sono sbiascicati come quando ti scoli una birra doppio malto a stomaco vuoto e non hai acqua potabile nei paraggi per riprendere le funzioni motorie della mandibola.

Anzi, i dialoghi ci sono, ma sono sconnessi, farfugliano qualcosa su fashion, design, party, champagne con condimento di hashtag in sovraimpressione che dovrebbero invogliare alla condivisione (?), ma per cui uno si chiede: ma cosa devo twittare se non ho capito una cippa fritta?

Intanto se fossi la mente creativa di InstaGirls ringrazierei Matteo Bianx.

Grazie al suo post, la puntata “Party da Edoardo” sul canale Youtube ha superato le 9mila visualizzazioni, al contrario delle altre due che hanno superato di poco il migliaio.

prova youtube

Segno che trash o no, la curiosità è sempre l’anima del marketing.

Io però a sto punto mi butteri sul teatro dell’assurdo.

Aggiungerei un po’ di unicorni volanti, così per gradire,

farei entrare in scena ogni tanto qualche personaggio ad cazzum (un po’ come al Chiambretti Hotel),

ci butterei dentro qualche aforisma di Wilde e, per finire, farei fare delle comparsate a Valentino, come nel Diavolo Veste Prada.

Secondo me, lavorandoci, può venir fuori un capolavoro!

Au revoir.


  • wwayne

    Adoro il trash in tutte le sue forme. Due mesi fa ho fatto outing perfino sul mio blog, con un post che già dal titolo era tutto un programma: Confessioni di un tamarro. Di conseguenza, mi sono fiondato a vedere Instagirls, e ti dirò che l’ho apprezzato così tanto che ho fatto il bis, gustandomi pure il secondo episodio.

    giugno 20, 2016 at 7:52 pm Rispondi
    • wwayne

      Lasciamo perdere le critiche sulla recitazione: non sono attrici professioniste, e quindi pigiare su quell’aspetto è come sparare sulla croce rossa. Ritengo più grave piuttosto il fatto che ci sia una pessima caratterizzazione dei personaggi: tutte le ragazze interpretano lo stesso identico ruolo (quello della blogger stronza e snob), e quindi se due o tre di loro improvvisamente scomparissero dallo schermo lo spettatore neanche se ne accorgerebbe. Ma anche questo enorme difetto non mi ha impedito di gustarmi la serie, anzi è uno dei tanti dettagli che la rendono “so bad it’s good.” 🙂

      giugno 20, 2016 at 7:52 pm Rispondi
        • wwayne

          Anche a te Claudia, e a presto! Con affetto e stima, Jonathan

          giugno 21, 2016 at 2:07 pm Rispondi

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