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ICONS: Milena Canonero, una costumista da Oscar


«Mi sarebbe piaciuto vestire Steve Jobs, il mio eroe: indossava sempre le stesse cose ed era di un minimalismo pazzesco. Non a caso mi è piaciuto lavorare su Carnage di Polanski, con quattro attori e un costume ciascuno. Certo, ci devi pensare bene, ma, trovato l’abito, hai fatto quasi tutto. Mi ricordo Arancia Meccanica: il costume dei Drughi è tuttora, credo, il migliore che ho fatto, è ancora attuale. Anche lì, avuta l’idea, tutto è stato in discesa».

Così ha rivelato in un’intervista Milena Canonero, una delle più celebri costumiste italiane.
Sì perchè, in questi giorni, c’è un gran fermento nel mondo della moda: la New York Fashion Week prima, la settimana della moda londinese poi, ed ora tocca a Milano, che ha inaugurato l’altro ieri la sua fashion week. Sul web ovviamente si parla di sfilate, com’è giusto che sia, di front row, di fashion blogger e vip vari in giro per la città e dei loro look. Ma domenica sera si è svolta, come tutti sapete, la celebre premiazione degli Oscar 2015 e l’attenzione di tutti (me compresa) è stata catturata dal red carpet e dagli abiti indossati dalle star. Eppure, calmate un po’ le acque, sembra quasi che uno degli Oscar più importanti in assoluto per noi italiani, ovvero quello vinto dalla storica costumista Milena Canonero, sia già stato archiviato.

Per questo, prima di tuffarmi anche io nell’analisi delle varie sfilate, ho voluto dedicare un articolo a questa straordinaria costumista, in grado di dar vita ad abiti meravigliosi, innovativi oppure ricercati ed antichi, ma sempre in grado di vestire alla perfezione i vari personaggi del cinema, dando loro ancora più personalità e spessore.

Quattro: questo il magico numero degli Oscar per i costumi vinti da Milena Canonero, il primo con Stanley Kubrick per “Barry Lyndon”, poi per “Momenti di gloria”, per “Marie Antoinette” di Sofia Coppola e ora per “Grand Budapest Hotel” di Wes Anderson. Quattro Oscar che continuano a tenere alto il nome della tradizione italiana nel mondo.

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Ma come è arrivata a cotanto successo Milena Canonero?
Torinese, classe 1946, Milena ha svolto i suoi studi a Genova, poi sono arrivati i primi lavori in piccoli teatri londinesi, fino a quando una sera, con il suo fidanzato di allora (il giornalista Riccardo Aragno) che era inviato della Stampa e traduceva i film di Kubrick per il doppiaggio italiano, non incontra il grande regista. Fu durante una cena che Kubrick chiese a Milena se voleva realizzare i costumi per “Arancia Meccanica”.  A quei tempi non era facile per una donna entrare in mondo come quello del cinema, soprattutto in quel ruolo, ma Milena dimostrò fin da subito una caparbietà ammirevole, non poteva perdere quell’occasione,  e così imparò a cucire i costumi. Fu quello il suo salto di qualità che le permise di entrare nel grande cinema.

Da lì in poi la carriera di Milena Canonero decollò: quattro anni dopo, insieme alla collega svedese Ulla-Britt Söderlund diede vita agli abiti settecenteschi per “Barry Lyndon”, sempre di Kubrick, che le valsero l’ Oscar. E poi i costumi per “Shining”, “Cotton Club”, “La mia Africa”, “Il padrino III” e molti altri. Ma è con i costumi realizzati per “Momenti di Gloria”, nel 1992, che la Canonero conquista la seconda statuetta.

I costumi realizzati da Milena Canonero: “Arancia Meccanica”

A CLOCKWORK ORANGE, Warren Clarke, James Marcus, Malcolm McDowell, 1971

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“Berry Lindon”

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“Dick Tracy”

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“Shining”

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“La mia Africa”

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“Momenti di gloria”

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“L’intrigo della collana”

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“Titus”

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Quello che più dice di amare la Canonero del suo lavoro, che ha sempre svolto con passione e competenza, è stata la libertà concessale dai registi. Ricorda di aver consigliato lei stessa a Sofia Coppola, regista di “Marie Antoinette”, l’idea delle Manolo Blahnik e delle Converse ai piedi di Kirsten Dunst. E sempre per “Marie Antoinette”, la Canonero racconta di aver trovato l’ispirazione grazie ad una scatola di macaroons di Laduree, da cui riprese i colori pastello e confetto per gli abiti di scena. “Una costumista non è come un disegnatore di moda, libero di disegnare la sua collezione. A volte il regista ti dà più spazio. E devi lavorare molto da vicino con truccatori e parrucchieri per mettere insieme un look totale” ha spiegato poi.

“Marie Antoinette”

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In “Grand Budapest Hotel”, con cui ha conquistato il suo quarto Oscar, Milena si è invece ispirata alle pitture di Gustav Klimt. Ed è forse proprio l’ispirazione, il modo in cui questa si genera spontaneamente e potenzialmente da qualunque cosa, l’elemento che maggiormente caratterizza la straordinarietà del lavoro della costumista. Che ha un unico rimpianto nella sua vita: aver rifiutato l’offerta di George Lucas di realizzare i costumi per “Guerre Stellari”.

“Grand Budapest Hotel”

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E fino al 22 marzo le creazioni di Milena Canonero saranno esposte al Museo di Roma Palazzo Braschi, protagoniste della mostra “I vestiti dei sogni”:  un viaggio lungo un secolo nel cinema mondiale attraverso gli abiti delle costumiste e dei costumisti italiani, degli artisti e degli artigiani, che hanno fatto grande il cinema, italiano e internazionale. Da Milena Canonero al grande Piero Tosi, Danilo Donati e Gabriella Pescucci e molti altri, compresi tutti coloro che li hanno realizzati, saranno protagonisti di un percorso espositivo d’eccellenza che raccoglie oltre 100 abiti originali, decine di bozzetti e una selezione di oggetti che hanno fatto la storia del cinema.

Una mostra imperdibile per chi vuole ammirare da vicino il lavoro di questa straordinaria costumista.

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