Mi sono chiesta tante volte, in questi anni, cosa faccia davvero la differenza sul web e nel mondo dei social.

Voi ve lo siete mai chiesto?

Non importa se siete blogger, influencer o semplici utenti della rete e dei social: vi siete mai chiesti cosa faccia davvero la differenza in questo mondo per certi versi un po’ bislacco?

Io ci riflettevo proprio l’altro ieri.

E di nuovo oggi, in questo freddissimo sabato pomeriggio di metà gennaio.

Sarà che alla fine del 2016 mi sono ritrovata a fare un po’ di bilanci, lavorativi e non, dell’anno appena conclusosi; sarà che negli ultimi giorni i miei pensieri mi hanno portata più volte a interrogarmi su alcune situazioni, sta di fatto che oggi mi ritrovo qui a chiederlo a voi.

Prima di iniziare a lavorare sul web come fashion blogger, poi come content editor e via via il resto, non mi sono mai soffermata troppo a riflettere su come nascessero e si sviluppassero certi meccanismi.

Ovviamente non sto parlando di situazioni estreme come il cyberbullismo o simili, non ho nè le conoscenze nè la presunzione di mettermi a parlare di un argomento così delicato e non è neanche questa la sede giusta.

Parlo proprio del modo  in cui le persone si rapportano sul web tra loro e ancor di più su i social.

Lavorandoci a stretto contatto ogni giorno invece, mi sono ritrovata ad immaginare il mondo dei social network un po’ come un grande condominio.

Soprattutto facebook, ma anche twitter e linkedin, sono come degli enormi palazzi in cui vivono tante persone  diverse tra loro. Con tutte le tipologie e i clichè umani che questo comporta.

C’è il portiere impiccione che ama farsi gli affari degli altri; c’è l’inquilino timido che non interviene mai nelle riunioni per paura di dire la cosa sbagliata; c’è la famigliola casinista e allegra che tiene tutti di buon umore; c’è l’anziana signora saggia sempre pronta a dare buoni consigli e i giovani scapestrati che si buttano giù per le scale urlando.

C’è anche la vicina simpatica che ti presta lo zucchero e viene a prendersi il caffè; il vicino bonazzo che ti apre la porta in mutande per far vedere il fisico scolpito in palestra; il professore del terzo piano che parla solo di libri e filosofi; il musicista che strimpella a tutte le ore le sue hit e la zitella acida del quarto piano che se gli dici una parola sbagliata ti si mangia con tutte le scarpe.

Il mondo dei social è come un grande condominio dove, quando le cose vanno bene, ognuno fa la sua vita affacciandosi ogni tanto alla porta del vicino per vedere se ha bisogno di qualcosa o per sapere che sta facendo.

Ma quando vanno male ci si schiera, si creano gruppetti, si fanno dispetti, si urla e si dicono cose inappropriate: c’è sempre quello che ti vuole rifilare la sòla di turno, quello che ti dà la delega per la riunione mentre tu non hai manco il tempo di allacciarti le scarpe, quello che si lamenta anche se ti affacci a fumarti una sigaretta in balcone e quello che giudica un fannullone solo perchè non sa come trascorri le tue ore.

La vita sui social non è così diversa dalla vita quotidiana, quella “normale” che noi tutti viviamo.

Certo, sul web esistono quella che viene chiamata “educazione digitale”, la “netiquette” e i comportamenti virtuosi che ciascuno di noi dovrebbe mantenere in ogni occasione.

Le regole servono, sono indispensabili e fanno parte della vita di ognuno di noi.

Sul web è lo stesso: ci sono delle regole che bisogna rispettare, ma anche tutto un mondo di comportamenti sfumati che sono un po’ a discrezione di ciascuno di noi e che ognuno vive in un modo diverso dagli altri. Comportamenti che non danneggiano assolutamente nessuno e che al massimo possono dare un po’ di fastidio.

Ma il web e i social, sono fatti prima di tutto di persone.

Non importa se c’è chi prova a semplificare al massimo parlando di rete e non di individui, chi tenta di catalogare la gente come fa con i moduli delle newsletter automatiche o cerca i punti deboli per poter vendere di più.

Non importa se di marketing e social media ci viviamo tutti, me compresa: non dimentichiamoci mai che i social sono fatti di persone, persone che possono avere anche comportamenti erronei, abitudini sbagliate, cose da imparare e migliorare, ma che sono umani e per questo vanno compresi nel limite del possibile e dell’umana sopportazione.

E quando qualcosa dà fastidio, basta dirlo in modo pacato, gentile, magari privatamente esattamente come fareste con la signora che vi ha pestato un piede col carrello al supermercato. E’ chiaro che non lo ha fatto apposta: glielo dite sottovoce così che lei possa stare più attenta la prossima volta o vi mettete a urlare alla cassa facendole una scenata?

Sui social è lo stesso.

Occorre ricordare che le discussioni costruttive devono essere sollevate laddove si può effettivamente costruire qualcosa, che i social sono fatti proprio per costruire, non per distruggere.

Costruire relazioni, legami, contatti umani e lavorativi, personali o professionali. Ma costruire, non distruggere.

Facebook non è nato per far litigare le persone, è nato per farle ritrovare. Linkedin non è nato per scatenare invidia, è nato per favorire interazioni lavorative. Twitter non è nato per criticare Gasbarri, Casaleggio e Trump, è nato per micro-conversazioni in real time utili e fruibili da tutti.

#perdire.

Ed è in quest’ottica che, da qualche tempo a questa parte, nonostante la normale necessità di privacy che ognuno di noi ha, ho deciso di “aprire” il mio profilo facebook personale anche a chi non conosco.

Bene, se dovessi fare una valutazione complessiva, direi che il risultato è assolutamente positivo: grazie a questa apertura ho avuto modo di conoscere meglio persone fantastiche, umanamente e lavorativamente.

Ma siccome neanche sul web è tutto oro quello che luccica, la controparte è stata incontrare persone meno ben disposte di me, aperte solo a parole ma non a fatti, poco comprensive delle altrui umane pecche.

Smetterò quindi di rimanere ben disposta nei confronti del prossimo? Assolutamente no.

Proprio ieri parlavo di quanto il web non sia affatto un postaccio, ma bensì un luogo in cui – esattamente come nella vita reale – bisogna essere capaci di circondarsi di persone che ci fanno stare bene.

Dunque ricordiamocelo sempre che il web, e i social soprattutto, sono fatti di persone e che i loro comportamenti sono spesso dettati da pensieri ed emozioni identici a quelli della vita reale.

Con la sola differenza che, se nella vita reale mi stai sulle scatole non sempre è facile allontanarsi. Sui social basta un clic sul pulsante “rimuovi dagli amici”.

E via, la vita (anche quella social) continua.

Concludendo dunque con la domanda iniziale: che cosa fa la differenza, secondo me, sul web e sui social?

L’empatia.

Ovvero la capacità squisitamente umana di mettersi nei panni dell’altro e comprenderne bisogni, differenze, punti di vista ed emozioni.

Senza empatia, mi dispiace, ma il web e i social resteranno sempre e solo uno strumento fine a se stesso.

 

“Ogni persona che incontri sta combattendo una battaglia di cui non sai nulla. Sii gentile. Sempre”
(Platone)

 


One thought on “I Social sono fatti di Persone: riflessioni digitali di una fashion blogger

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