10 fatti di moda 2015

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Mancano ormai solo due settimane alle fine dell’anno: molti di noi sono ancora impantanati nella “questione regali” e su quella ancora più scottante del “dove stiamo il 24/25/26 e giorni a venire?!” e mentre cerchiamo una soluzione che ci permetta di venirne fuori a testa alta (o perlomeno tutti interi), dall’altra parte parenti e amici già ci tartassano su cosa faremo a Capodanno. In tutto ciò prendiamoci un momento di pausa tutto per noi perché la fine dell’anno è sempre un momento importante, in cui si fanno dei bilanci, si ripensa a tutto quello che di positivo c’è stato nei 12 mesi appena trascorsi, e anche a quello che ci saremmo volentieri risparmiati. E visto che i bilanci si applicano ad ogni campo, fashion system compreso, a circa 15 giorni dalla fine di questo 2015 ho deciso di ripercorrere insieme a voi i 10 fatti di moda più importanti di quest’anno che sta per concludersi.

Vediamoli insieme.

#1 – LA MINIGONNA COMPIE 50 ANNI (Gennaio 2015)

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Oggi può apparire assurdo che un semplice pezzo di stoffa possa aver scatenato allo stesso tempo gli animi dei perbenisti, l’orgoglio delle donne, i commenti pesanti degli uomini, abbia scandalizzato il mondo, cambiato il modo di pensare e vedere il ruolo della donna nella società, facendone riconsiderare i limiti e le possibilità. Eppure, quando nel 1963 una giovane e rivoluzionaria stilista di nome Mary Quant, ispirata dalle novità stilistiche già anticipate da Courregès, decise di creare quel piccolo pezzo di stoffa colorato e svasato da far indossare alle donne insieme ai collant e agli stivali…chi avrebbe immaginato tutto ciò? Forse la stessa Mary Quant che, dal 1955, viveva immersa in quello Swinging London dominato dalle avanguardie in ogni campo, nella musica – con la ‘Beatlesmania’ – così come nell’arte – con la pop-art di Andy Warhol – in un ambiente vivace e stimolante dal punto di vista intellettuale, in cui i suoi amici – come lei stessa diceva – “erano pittori, artisti, fotografi, archietti, scrittori, personaggi mondani…tutta gente che, in un modo o nell’altro, aveva qualcosa che li rendeva particolari”. Nella sua boutique Bazaar in Kings Road, Mary Quant finì così per fondare uno stile giovane, ribelle e democratico di cui la minigonna sarebbe divenuto il simbolo per eccellenza. Fu così che dal 1965, anno ufficiale di diffusione della mini, la moda non fu più la stessa. La minigonna divenne un altro dei simboli delle avanguardie di quegli anni, aprendo di fatto la strada a tutta una serie di cambiamenti radicali, come il nude look del ’66 e il flower power degli hippie sessantottini, e trovando in Twiggy la sua prima vera “madrina”.

#2 – JOHN GALLIANO DEBUTTA DA MARGIELA (Gennaio 2015)

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Tutti lo aspettavano al suo nuovo debutto, curiosi di vedere come il genio fosse capace di risorgere dalle sue stesse ceneri, come una fenice. Desiderosi di vedere se quell’estro creativo che lo aveva portato su uno dei gradini più alti dell’olimpo della moda, quello di Dior, fosse rimasto intatto nonostante le vicessitudini passate, ma soprattutto ansiosi di scoprire se davvero quel designer sfrontato, irriverente e visionario che era stato, fosse capace di reinventarsi in una maison diversa, profondamente diversa, da quella con cui aveva avuto a che fare. Ma Galliano a gennaio è tornato sul serio. La giornata fatidica è stata quando, con una scelta in parte sorprendente da parte del brand, la collezione d’esordio del buon John ha visto la luce sulla passerella di chiusura della London Collections: Men. Una scelta insolita, sicuramente strategica, quella di Renzo Rosso, patron della Maison Margiela. Una scelta anche di rottura, se vogliamo: far sfilare Galliano a Londra e non a Parigi. Farlo sfilare per la prima volta in una manifestazione così diversa dal suo ambiente consueto, al termine di una manifestazione tutta al maschile, lontano dal glam iper chic della settimana della moda parigina. Bianco prima, nero e rosso poi, in un intreccio di abiti sinuosi ed eleganti, corti e sfrontati, fluttuanti come farfalle, poi rigidi e austeri, poi di nuovo eccentrici e strabilianti. Un carosello di modelli uno diverso dall’altro, ma tutti accomunati da uno stile inconfondibile. Il suo.

#3 – MILENA CANONERO VINCE L’OSCAR PER I COSTUMI (Febbraio 2015)

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«Mi sarebbe piaciuto vestire Steve Jobs, il mio eroe: indossava sempre le stesse cose ed era di un minimalismo pazzesco. Non a caso mi è piaciuto lavorare su Carnage di Polanski, con quattro attori e un costume ciascuno. Certo, ci devi pensare bene, ma, trovato l’abito, hai fatto quasi tutto. Mi ricordo Arancia Meccanica: il costume dei Drughi è tuttora, credo, il migliore che ho fatto, è ancora attuale. Anche lì, avuta l’idea, tutto è stato in discesa». Così ha rivelato in un’intervista Milena Canonero, una delle più celebri costumiste italiane.
Sì perchè, a fine febbraio, c’è stato un gran fermento nel mondo della moda: la New York Fashion Week, la settimana della moda londinese e quella di Milano. Ma nella notta della celebre premiazione degli Oscar 2015 l’attenzione di tutti è stata catturata dal red carpet e dagli abiti indossati dalle star, ma ancor di più dalla vittoria di uno degli Oscar più importanti in assoluto per noi italiani, quello vinto dalla storica costumista Milena Canonero per i costumi del film “Grand Budapest Hotel” in cui Milena si è ispirata alle pitture di Gustav Klimt. Ed è forse proprio l’ispirazione, il modo in cui questa si genera spontaneamente e potenzialmente da qualunque cosa, l’elemento che maggiormente caratterizza la straordinarietà del lavoro della costumista. Che ha un unico rimpianto nella sua vita: aver rifiutato l’offerta di George Lucas di realizzare i costumi per “Guerre Stellari”.

#4 – GIORGIO ARMANI SPECIAL AMBASSADOR PER EXPO 2015 (Aprile 2015)

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Lui dichiara di avere 45 anni, anche se l’anagrafe ne tradisce un po’ di più. Ma questa è l’età che lui si sente dentro e chi mai oserebbe dargli torto? Difficile parlare di Made in Italy, ma soprattutto di ciò che rende grande l’Italia nel mondo senza parlare di Giorgio Armani. Sarà per questo che lo stilista, raro talento capace di coniugare stile, haute couture, fiuto per gli affari e incredibili doti d’imprenditorialità, è stato scelto come Special Ambassador per il settore moda di Expo 2015. A tal proposito lo stilista ha dichiarato: “Ho sempre apprezzato la volontà del fare e sono convinto che Expo sia uno straordinario momento per Milano e per l’Italia. Per questo ho accettato con entusiasmo la nomina a Special Ambassador che mi permette di portare un contributo personale a questa manifestazione. Per un caso felice, l’evento coincide con i 40 anni della Giorgio Armani per i quali avevo previsto iniziative e festeggiamenti. Sarà per me un onore e un piacere collaborare con Expo, che apre Milano a un’idea diversa del mondo”.  Ed infatti così è stato!

#5 – MOSCHINO UNDER COSTRUCTION @MILANO FASHION WEEK (Settembre 2015)

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Geniale Jeremy Scott: durante la settimana della moda milanese di settembre ancora una volta ha stupito tutti con la sua collezione, stavolta decisamente “under costruction”. I lavori in corso in casa Moschino si sono visti eccome: i cartelli stradali si sono trasformati in borse, le silhuette dal gusto anni ’50 avevano colori abbaglianti e dal contrasto fortissimo. I tessuti catarifrangenti, il tweed fluo, pizzo e macramè hanno saputo ricreare le reti dei cantieri stradali. Ispiratissimo Scott e anche spericolato: ha mescolato colori sorbetto e piume di struzzo per una collezione più facile da ammirare che da spiegare, ma che come al solito ha fatto scalpore.

#6 – PANTONE LANCIA IL ROSA QUARZO COME COLORE DEL 2016 (Settembre 2015)

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A settembre tutti attendevano che il guru del colore, alias Pantone, parlasse. E lui, puntuale come sempre, si è espresso decretando che il colore del 2016 sarebbe stato il rosa quarzo. Un 2016 dunque all’insegna dei colori cocoon, morbidi e facili da indossare, coccolosi come un macaron e, soprattutto, portabili! Il rosa quarzo, come dice il nome stesso, arriva dritto dritto dall’omonimo minerale, o meglio il quarzo rosa. Leatrice Eiseman, executive director del Pantone Color Institute, ha dichiarato che la scelta di questi colori morbidi (Pantone compila una list di 10 colori must have ogni anno) e in particolare del rosa quarzo che sarà la nuance di punta, nasce dal bisogno psicologico di tranquillità, relax e riposo. E allora ben venga il rosa quarzo che, per la cronaca, nella cristalloterapia, è noto anche come “pietra del sollievo” e in India come “pietra brucia karma” o “pietra del perdono” ed è alla base del quarto chakra, associato dunque a tutto ciò che è legato al cuore, sia a livello fisico che a livello emozionale.

#7 – MADAMOISELLE PRIVE’ – LA MOSTRA CHE CELEBRA IL MITO CHANEL (ottobre 2015)

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“Mademoiselle Privé” è la scritta che campeggia da sempre sulla porta dell’ufficio di Coco Chanel, nella sede della Maison Chanel, in rue Cambon, ma è anche il titolo della mostra voluta da Karl Lagerfeld per omaggiare la figura di Gabrielle Chanel che si chiusa il 1 novembre nella splendida location della Saatchi Gallery di Londra. Un viaggio su tre piani che il genio di Lagerfeld ha voluto fortemente per celebrare un altro grande genio, quello di Coco, ripercorrendo attraverso un emozionante viaggio nell’haute couture, le tappe fondamentali che hanno contribuito a creare il mito Chanel: dagli iconici abiti d’alta moda alla pelletteria fino alle collezioni di orologi e, soprattutto, a quella di gioielli – “Bijoux de Diamants” – che mostra la collezione creata da Coco nel 1932, l’unica che lei abbia mai disegnato, passando ovviamente per il mitico N°5. Ma la mostra partiva già dal giardino all’inglese, suddiviso per l’occasione in tre parti che rispecchiavano tre momenti diversi della vita della stilista: “Liberty” dedicato al suo bisogno di autonomia, “Boy Capel” dedicato all’amore della sua vita e “Leone” come tributo al suo segno zodiacale e simbolo della sua forza.

#8 – ALESSANDRO MICHELE STILISTA DELL’ANNO (Novembre 2015)

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“Alessandro Michele è un fenomeno per Gucci. La sua estetica così eclettica ha avuto un impatto immediato sulle tendenze globali della moda” – ha commentato Natalie Massenet, presidente del British Fashion Council. Sono bastati solo dieci mesi in veste di nuovo direttore creativo di Gucci, per far incoronare Alessandro Michele come miglior stilista del 2015, almeno secondo gli inglesi che gli hanno consegnto il 23 novembre 2015 l’International Designer Award nell’ambito dei British Fashion Award. La prima sfilata preparata a tempo record, che ha avuto un successo enorme, ed il suo stile fatto di imperfezione e di “presente” che per lui ha molto più valore del futuro, hanno conquistato tutti. E forse sta proprio in questa capacità di non utilizzare quello che già esiste, ma immaginare quello che ancora non c’è, che ha saputo fare la differenza. E andando a vedere le quattro collezioni presentate in questi 10 mesi si nota che c’è un qualcosa di nuovo tra le file Gucci, uno spirito quasi giocoso e sperimentatore che forse si era un po’ perso.

#9– CHANEL SFILA A ROMA (Dicembre 2015)

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La sera del primo dicembre un immaginario filo rosso ha unito Parigi e Roma, traformando quest’ultima in un pezzo della romantica città degli Champs Elysèes: nello storico teatro 5 in cui il grande Federico Fellini girò perle cinematografiche rimaste nella memoria collettiva come “La dolce vita” e “Otto e mezzo”, il Kaiser della moda Karl Lagerfeld ha portato la sua nuova Chanel Mètiers d’art 2016 ribattezzata per l’occasione Paris-Rome. Un ideale ponte fashion si è creato dunque tra le due città e un pezzo di Parigi è stato ricreato per l’occasione all’interno dello spazio di Cinecittà. La tradizionale ed annuale collezione itinerante, dedicata all’artigianato della maison fondata da Coco Chanel, è stata dunque portata nella città eterna per essere ammirata ed applaudita dai fortunati presente alla sfilata. Un tripudio di jacquard, pizzo, maxi collane in perle, gonne a matita in pelle, crop top, tailleurini e trasparenze hanno trionfato nella sfilata Chanel Mètiers d’art 2016 dove le modelle hanno sfilato in una vera riproduzione di una piazzetta parigina ricostruita per l’occasione, con tanto di immaginaria fermata della metropolitana Roma-Parigi, una boulangerie, una brasserie, il ristorante La Belle Ecaillière e anche un cinema dal sapore vintage.

#10 – ADDIO A KRIZIA (Dicembre 2015)

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I giornali americani la chiamavano “Crazy Krizia”, per noi italiani è sempre stata l’emblema di una moda che amava sperimentare e innovare. La sua storia affonda le radici in qui proficui anni ’50 del boom economico, quando Mariuccia Mandelli, in arte Krizia, decise di abbandonare la sicura carriera da maestra per tentare di realizzare il suo sogno: entrare nel mondo della moda. Il 2015 si chiude dunque con un fatto triste per la moda internazionale: Krizia ci ha lasciati infatti alla soglia dei 91 anni. Di lei ci rimarrà per sempre il suo essere “crazy”, il suo stile inconfondibile, il suo Spazio Krizia pensato come teatro polifunzionale volto a raccogliere l’arte nelle sue varie forme e quel nome, “Krizia”, rubato all’ ultimo Dialogo incompiuto di Platone. Quello incentrato sulla vanità femminile.


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