Giuro che ci ho provato e stavolta seriamente. Ho letto la notizia su una rivista, una delle miriadi che compro nella mia insaziabile fame di notizie e informazioni, e ho avuto giusto il tempo di farmi attraversare la mente dal mio solito motto “ne devo parlare sul blog!” che ho subito realizzato che sarebbe stato meglio far finta di niente e passare il tutto sottogamba.
“Claudia tieni a freno la lingua (anzi la penna virtuale!)” mi sono detta. E niente, non ce l’ho fatta neanche stavolta, devo proprio dirvi come la penso. Ho questo difettaccio, che ci volete fare, sopportatemi lo stesso, please!
Ma arriviamo al fatto in questione. Leggo testuali parole: “La Von Furstenberg è a caccia di collaboratrici. Dove le scova? In un talent ad alto tasso fashion!”.
Ma bene! Che talent? Tale HOUSE OF DVF, andato in onda per la prima puntata lo scorso 2 Novembre sul canale americano E! Entertainment in cui la designer belga mette in palio il ghiotto premio di diventare brand ambassador del suo marchio per un anno. In cosa consiste questo reality, perché di reality si tratta rassegniamoci, ve lo dico subito: dieci ragazze si sfideranno tra loro e avranno l’opportunità di esplorare varie mansioni all’interno dell’azienda che diventa di fatto la vera protagonista del programma. E la Von Furstenberg sarà colei che deciderà le sorti delle fanciulle in questione, tutte agguerritissime e pronte a sbranarasi a vicenda, c’è da scommetterci. Anche se Diane assicura che questa volta il format premierà le ragazze meno aggressive nella competizione (le chiama “bitch” in gergo, non mi fate tradurre vi prego) e quindi la qualità, a scapito dell’elogio della chirurgia plastica (e ci siamo capite).

Alcune immagini del reality

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La campagna pubblicitaria di House of DVF, con le statue della libertà sparse per New York e vestite con dei Wrap Dress

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Chi vince lo deciderà proprio Diane che stavolta sarà l’unico giudice a decidere chi merita un contratto per lavorare nel suo impero. Un pò alla The Apprentice” praticamente (ricordate? nella versione originale con il boss Donald Trump, in Italia con Briatore).

Questo è quanto. Ora veniamo alle dolenti note.

Innanzitutto, la domanda sorge spontanea: c’era necessità di questo ennesimo talent? Era necessario far passare per l’ennesima volta il messaggio che se non riesci a “sfondare” con le tue capacità, con gli anni di studio, lavoro e sacrificio, puoi sempre farti un pò di provini e pregare di essere scelta/o dal reality di turno che ti farà la grazia di farti diventare (forse) qualcuno?
E tranquilli, non fossilizzatevi sul fatto che questo reality si svolge in America, che tanto se avrà successo statene certi che verrà importato anche da noi, come già è successo con Project Runaway”. Per carità, ben vengano i contest e i format che aiutano stilisti &co a farsi conoscere, pubblicizzare il proprio lavoro, venire giudicati da persone competenti che possono rappresentare un’occasione di confronto, miglioramento e crescita. Ma i talent e i reality televisivi, in questo campo, sono veramente una cosa triste secondo me, perché si sminuisce il talento a favore della spettacolarizzazione. E chi ci rimette sono i creativi.
Oltretutto Diane Von Furstenberg, proprio in questi giorni, ha lanciato la sua autobiografia “The Woman I Wanted to Be” dove racconta tutta la verità, nient’altro che la verità sulla sua vita. E il suo marchio celebra proprio quest’anno 40 anni, con festeggiamenti iniziati già con l’apertura della retrospettiva Journey of a Dress”, a Los Angeles, sulla storia del marchio e del suo abito a portafoglio che lo ha reso celebre. Senza contare la splendida sfilata realizzata in occasione dell’ anniversario, chiamata Bohemian Wrapsody proprio in onore del suo vestito cult, il celebre Wrap Dress, l’abito icona delle brave ragazze sexy che ha conquistato tutti.

Il libro

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Alcune immagini della mostra Journey of a Dress

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e della sfilata Bohemian Wrapsody

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E allora Miss Diane, era proprio necessario anche questo reality? Venga pure in Italia, venga a farsi un giro nelle Accademie, nei piccoli laboratori, nelle scuole e in mille altri luoghi dove il talento dei giovani creativi italiani non aspetta altro che farsi conoscere e avere un’opportunità concreta di lavoro. E vedrà che troverà subito il suo nuovo brand ambassador, senza neanche bisogno di tv e telecamere.

Provare per credere! 😉

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18 thoughts on “House of DVF: il reality che fa il verso a Briatore, ma in salsa fashion

  1. Vedevo saltuariamente The Apprentice, e c’erano delle cose che mi piacevano e altre no.
    Non mi piaceva il fatto che, come spesso succede nei talent, ci fosse un meccanismo per cui le “autorità” (in questo caso il solo Briatore) buttano palate di fango sui concorrenti, e questi ultimi, invece di reagire rispondendo a tono o abbandonando la trasmissione, subiscono tutto in silenzio, o addirittura ringraziano le autorità in questione.
    Mi piaceva molto invece il personaggio Briatore. Adoro le persone che hanno autostima e non si curano di nasconderla, e lui è così. Adoro chi dice pane al pane e vino al vino, e lui è così. Adoro chi riesce a colpirti con una battuta fulminante e spontanea, e lui nel suo talent ne tirava fuori a iosa.
    E poi, lui mi sembrava un po’ come quei prof che magari ti stressano perché sono esigenti, ma poi quando gli dai quello che vogliono riconoscono la bontà del tuo lavoro con la massima giustizia. Insomma, è una persona con cui, se riesci a capire cosa vuole e sei in grado di darglielo, poi ti ci trovi benissimo.

    1. Certo, capisco perfettamente il tuo punto di vista. Io ho visto solo qualche puntata di The Apprentice, ovviamente quello in italiano con Briatore e ti dirò…io morivo quando vedevo l’imitazione che ne faceva Crozza al Paese delle Meraviglie 😀 Dopo aver visto quella non sono più riuscita a vedere The Apprentice in maniera seria, ogni volta che vedevo il vero Briatore pensavo a Crozza e attaccavo a ridere 😀 😀 😀

      1. Io invece l’imitazione di Crozza non l’ho mai vista, anzi non sapevo nemmeno che Briatore fosse stato imitato. Comunque l’imitazione l’ho sempre considerata un segno di grande successo, e un riconoscimento ufficiale del fatto che sei un personaggio: se tu fossi una persona insipida, nessun imitatore ti si filerebbe. Grazie per la risposta, e buona serata! 🙂

  2. Anch’io ho letto di questo programma su una rivista, e ho pensato la stessa cosa: ma con tutti i giovani talenti che escono dalle scuole, c’è bisogno di un talent show per trovare una persona competente e capace? Poi per questi programmi il requisito fondamentale è essere carina e telegenica, se una fosse semplicemente BRAVA?!? Bah…come sempre la pensiamo alla stessa maniera, che vuoi che ti dica? Continuiamo a farci il cosiddetto mazzo e #neverbackdown!
    Bacini cara
    Giovanna http://www.sbirilla.blogspot.it

    1. Ehh, lo ben so cara amica! Lo ben so 🙂 Ma sai io continuo imperterrita a credere che con la passione e la competenza arriveremo ovunque! 😉 Pazienza per i talent, esisteranno sempre, o perlomeno finchè ci saranno “polli da spennare” purtroppo. Ma la vita è fatta di scelte…basta fare la propria e perseguirla con tenacia. Un abbraccio <3

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