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Gianfranco Ferrè: l’architetto della moda in una speciale esposizione


Gianfranco Ferrè in mostra a Parma: inattese assonanze

 

“Un abito è sensualità quando si muove legato col corpo.

E’ ostentazione quando ti copre e ti abbaglia.

E’ emozione.

E’ rumore, fruscìo.

Un abito silenzioso è un abito nullo, inutile”.

Così parlava Gianfranco Ferrè, l’architetto della moda.

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Ma non è semplice raccontare Gianfranco Ferrè: personalità complessa, elegante, innovativa, visionaria quel tanto che basta a rasentare la perfezione stilistica.

Non lo si può raccontare con aria sognante come si farebbe con Valentino, nè parlando della moltitudine di cose fatte nella moda e non, come con Armani.

Eppure Gianfranco Ferrè apparteneva a quello che, noi cultori della moda, chiamiamo “I magnifici quattro” dove, accanto a lui, sedevano ovviamente Valentino, Re Giorgio e Gianni Versace, altra icona indiscussa.

Perchè architetto della moda?

Perchè Gianfranco Ferrè prima ancora che stilista era un profondo conoscitore delle forme e delle linee architettoniche che plasmava attraverso la stoffa per realizzare le sue collezioni, avendo studiato proprio architettura al Politecnico di Milano, dove si è poi laureato.

La sua moda era logica, impeccabile, quasi matematica e allo stesso tempo raffinata e sognante.

Alcuni figurini di Gianfranco Ferrè…

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Attento fin nei minimi dettagli all’artigianalità e alla creazione sartoriale, Ferrè sapeva mixare in maniera unica la moda, il design e l’arte, fondendo insieme queste discipline e tirandone fuori creazioni che sembravano opera davvero di un genio.

Il lusso per lui era tutto nella ricerca dei materiali, nella perfezione delle linee e nell’innovazione culturale che portava avanti con grande impegno attraverso il suo stile.

Esponente e sostenitore del made in italy, ma cittadino del mondo, soprattutto culturalmente, Gianfranco Ferrè aveva mutuato da culture lontane alcuni dei capisaldi del suo modus operandi che lo portarono poi alla creazione dei suoi capi cult.

Spesso Ferrè infatti si avviava ad una complessa elaborazione di forme semplici riprendendo una concezione che aveva assimilato dagli origami giapponesi: così nascque la camicia bianca ispirata al look maschile, ma così femminile e raffinata da diventare uno dei simboli delle sue collezioni.

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Altro grande pregio di Ferrè era quello di saper trasformare gli accostamenti tra materiali solo apparentemente diversi e lontani tra loro in qualcosa di perfetto: lo chiffon veniva accostato alla pelle, i tailleur utilizzavano il nylon, il cammello vedeva rovesciato il suo ruolo ed era trasformato in fodera, così come cachemire e rafia convivevano perfettamente tra loro.

E tutto era perfettamente fuso in un’unica cosa.

E ancora le ispirazioni provenienti dalla Cina e dall’India, dove Gianfranco Ferrè aveva lavorato e vissuto per alcuni anni.

Troppo riduttivo raccontare la sua carriera, peraltro sfavillante (basti ricordare che nel 1989 gli venne affidata la direzione artistica della maison Dior), troppo banale raccontare i passi avanti fatti nella moda fino al momento della morte avvenuta nel 2007.

Sono i suoi abiti a parlare per lui, le sue collezioni, le sue innovazioni ed il ricordo che anche i colleghi hanno di lui.

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Gianfranco Ferrè per Dior

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E ora una mostra lo celebra in una veste del tutto particolare.

Si chiama “Ferrè e Comte/Dettagli. Grandi Interpreti tra moda e arte” ed è una mostra “doppia” che celebra il mito di Gianfranco Ferrè e quello del fotografo svizzero Michael Comte.

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La mostra, che apre a Palazzo del Governatore, a Parma, e che chiuderà il 15 gennaio è un viaggio a ritroso nel tempo che parla di Ferrè in un’ottica inedita.

Al primo piano del Palazzo del Governatore 60 capi dell’architetto della moda, sia del pret-à-porter che dell’alta moda, saranno i protagonisti della mostra a tema “Gianfranco Ferrè e Maria Luigia: inattese assonanze”.

Si tratta di un connubio tra la moda dello stilista scomparso e il gusto ottocentesco del tempo in cui visse la nobildonna Maria Luigia D’Austria, duchessa di Parma.

Maniche rimborsate, abbottonature militari e tante crinoline accompagneranno il visitatore in quello che è un viaggio immaginifico all’interno della moda del grande stilista, celebrato in questo caso in un modo del tutto inusuale.

Alcune immagini della mostra…

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Come d’altronde era particolare la sua persona.

Ferrè non è mai stato lo stilista degli eccessi o degli scandali, non ha mai diviso l’opinione pubblica o i grandi guru della moda, non ha mai avuto alzate di testa o flop stilistici.

Persona composta, ironica, rigorosa come la sua moda ma allo stesso tempo morbida nella sua volontà di prendersi un po’ in giro.

“Sono narcisista perché ho un senso innato del piacere della qualità. Mi guardo spesso allo specchio, senza problemi. Mi piaccio anche se sono fuori della norma. Mi curo. C’è compiacimento in me tutte le volte che vedo la mia immagine”

diceva di sè. E ancora:

“Non è che io sia nato grosso. Mi sono ritrovato grosso”

scherzava circa la sua mole.

Eppure Ferrè ancora oggi è un’icona incontrastata nel campo della moda.

E forse è la prova, semmai ce ne fosse bisogno, che non sempre bisogna strafare per attirare l’attenzione. Che non servono abiti clamorosamente provocatori, scenografie cinematografiche, invenzioni scarsamente portabili nella vita quotidiana, per diventare un’icona.

Basta l’eleganza dell’essere ricordati per il proprio stile. Semplice, ma impeccabile.

 

 

 


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BlondyWitch by Claudia Giordano - Moda e Tips di Fashion Marketing | © Copyright 2017 |
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