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FASHION BLOGGING, a che punto siamo in Italia? Storia di un fenomeno che sta cambiando


Premessa: mettetevi comodi perché stavolta la questione è lunga.

Ogni tanto mi vengono le voglie strane, tipo che mi alzo una mattina e mi domando a che punto sta il fashion blogging italiano.

Non sono matta. E’ che il giorno prima avevo deciso di passare a fare un saluto ad alcune amiche blogger sulle rispettive piattaforme e, con un po’ di stupore, mi ero improvvisamente accorta che alcune di loro non bloggavano più. O, per essere più corretti, che non avevano scritto più nulla da mesi, mentre altre sembravano aver lasciato i loro contenuti in balia della rete dimenticandosi di loro.

Ora, non è che fossero passati mesi dall’ultima visita, né sta scritto da nessuna parte che una persona debba scrivere ogni santo giorno, anche perché esiste un mondo là fuori fatto di lavoro, vita sociale e tutti gli annessi e connessi. Ma la cosa mi ha stupito ugualmente perché, fino a poco tempo prima, queste persone erano molto attive sui loro blog.

Cos’era successo improvvisamente? Certamente potevano esserci mille motivi e, nonostante lo stupore, ho continuato il mio girovagare.

Ho avuto così una stranissima impressione: mi è sembrato che i blog di moda fossero un po’ più “mosci” del solito, che i followers tutti “emoticons e amazing” fossero diminuiti e che, in generale, il fashion blogging stesse un pochettino battendo la fiacca.

Non dappertutto eh, chiariamo. I blog forti continuano ad esserlo, così come quelli in vetta alle classifiche continuano a macinare outfit e post, ma la giungla selvaggia del blogging, piena di caos, di qualunquismo, di volti e nomi, di outfit e instagrammate, di commenti “top” e macarons pastello, mi è sembrata improvvisamente più sommessa del solito.

Così, visto che la curiosità fa parte del mio dna, sono andata su google e ho digitato:

“A che punto sta il fashion blogging italiano?”

Sarete forse sorpresi di sapere che non sta proprio a nessun punto. Nel senso che nessuno parla della cosa. E cambiando keywords di ricerca le cose non cambiano. Se si esclude un articolo di Vogue Italia del 2011 che parlava del fenomeno “fashion bloggers”, la guida di Dario Vignali su come diventarlo (ciao Dario!) e una sfilza di classifiche che lasciano il tempo che trovano, niente di nuovo sotto al sole, ragazzi.

Ma allora, se una curiosona come me volesse capire a che punto è il fashion blogging in questo Paese cosa dovrebbe fare? Bussare blog per blog per chiedere come se la passano? Scomodare qualche statista d’oltreoceano?

Le uniche cose che ho trovato sono state un divertente articolo di Rossana Ferrari di “Vita su Marte” del 12 marzo, quindi molto recente, in cui prendeva di mira un po’ di fashion bloggers nostrane (sì, Ferragni compresa) e relative “performance” in rete

La copertina dell’articolo di Rossana Ferrari

Vita su Marte
e un articolo di Ansa.it intitolato “Da fashion blogger a influencer, ormai sono loro stessi un brand. Come Mariano di Vaio e Riccardo Pozzoli”.

La copertina dell’articolo su Ansa.it

ansait

Da cui si deduce che manco più sono LE fashion bloggers a fare notizia, (io ammetto che nella mia ricerca ragionavo esclusivamente al femminile) ma questi bei ragazzoni che, peraltro, hanno vinto due prestigiosi premi, come miglior fashion blogger uno e miglior business qualcosa l’altro, indetti da Stylight, il portale internazionale dedicato all’universo della moda e dello shopping on-line.

I due sono stati premiati perchè hanno saputo conquistare un ruolo di rilievo all’interno del fashion system attraverso progetti di successo: blogger imprenditori insomma.

Uno perché (Mariano di Vaio) con il suo blog MDV Style (aperto nel marzo 2012) è arrivato a collaborare con importanti brand e riviste, a livello nazionale ed internazionale, conta oltre 2 milioni di fan su Facebook, quasi 100.000 follower su Twitter e quasi 3 milioni su Instagram.

Mariano di Vaio

mariano

L’altro, Riccardo Pozzoli, (è colui che nel 2009 ha fondato insieme a Chiara Ferragni il blog The Blonde Salad) per la sua capacità imprenditoriale sul web e che conta 200.00 follower su Twitter, quasi 1 milione di fan su Facebook e oltre 3 milioni di seguaci su Instagram.

Riccardo Pozzoli

RICCARDO

Amen.

Ma torniamo un attimo al discorso di partenza, seguitemi: essendo il fashion blogging un fenomeno esploso già da qualche anno e avendo, probabilmente, già raggiunto il suo picco massimo (la giungla feroce di cui vi parlavo prima) si potrebbe ipotizzare che la cosa si stia avviando verso il periodo di declino.

Solitamente la vita di un prodotto (semplifichiamo e consideriamo il fashion blogging un prodotto?) segue delle regole canoniche: nascita – sviluppo – fase di stabilità – declino. Se non intervengono fattori esterni, il prodotto dopo un certo lasso di tempo sparisce dal mercato, sostituito da prodotti nuovi o semplicemente più utili ai consumatori (sono i loro bisogni a dare vita ai prodotti stessi, ma non ditelo agli esperti di marketing, loro vi diranno che è il marketing che crea i bisogni dei consumatori e non viceversa).

A salvare il prodotto però, allungandogli la vita, possono intervenire minuscole variazioni in grado di rivitalizzarlo: una diversificazione, una nuova nicchia da esplorare, altri vantaggi competitivi, ecc.ecc
Ma nel fashion blogging accade lo stesso? Pensateci: mentre noi siamo qui a scrivere di moda, cosmetici e tricche e ballacche varie, Chiara Ferragni si è data alle sue collezioni di scarpe già da qualche tempo, creandosi così una vita parallela e allo stesso tempo alternativa, al suo blog.

Chiara Ferragni e le due deliziose scarpette

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Secondo voi perché?

Stessa cosa per altre famose fashion bloggers che, con il tempo, si sono evolute trasformandosi in altro: modelle, testimonial, stiliste, giornaliste,ecc.ecc.

L’evoluzione della specie.

Oltretutto, da un po’ di tempo a questa parte, pare che dire “fashion blogger” equivalga a dire “cotica” visto che, negli ultimi tempi, molti non sembrerebbero vedere questa categoria di buon occhio o la considerino comunque solo come un prodotto da “sfruttare” finchè fa comodo.

Momenti da fashion blogger

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Vi faccio alcuni esempi.

L’anno scorso le fashion bloggers erano state ridicolizzate per la loro ignoranza con il famoso video girato alla Milano Fashion Week che era diventato subito virale (apriti cielo); quest’anno sono state prese di mira in un articolo su Huffigton Post che, sempre nell’ambito della settimana della moda milanese, parlava di come le fashion bloggers avessero invaso le strade della città senza peraltro riuscire ad entrare alle sfilate (apriti cielo e anche mezzo universo); recentemente Glamour.it ha attuato una strategia di marketing volta a coinvolgere tot bloggers come “beauty reporter” per un progetto che doveva essere esclusivo, ma che di esclusivo ha solo il nome visto che hanno chiamato sto mondo e quell’altro (apriti galassia).
Infine, l’altro giorno, su una famosa community online, una sfilza di lamentele di persone che mandavano fulmini e saette a tutte quelle bloggers che chiedevano tester e prodotti omaggio con insistenza quasi maniacale, mi ha colpito così tanto che nella mia testa ha cominciato a formarsi un certo quadruccio della situazione.

A questo sommate quello detto precedentemente, e cioè che a far girare l’economia del fashion blogging italiano ormai (escludendo la Ferragnona nazionale) sono uomini e non più donne.

Adesso vi rigiro la domanda: secondo voi a che punto è arrivato il fashion blogging italiano?


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