to top

Fare blogging: gente che odia le blogger. Il chiodo giallo di Zara accende il caso

fare blogging il caso zara

Fare blogging: internet dà lavoro, ma la gente non lo accetta

 

Vi ricordate il celebre romanzo di Stieg Larsson (da cui poi è stato anche tratto un film) “Uomini che odiano le donne?”

Penso che ormai ci siano tutti i presupposti per scriverne uno dal titolo “Gente che odia le blogger”.

Metto “le” ma potremmo benissimo mettere “i” perché il fenomeno ormai riguarda tanto le donne quanto gli uomini, anche se sulle fashion blogger in particolare la discussione è più accesa che mai.

Vi starete chiedendo cos’è successo e, dal momento che non è detto che abbiate seguito il caso, vi spiego brevemente cos’è accaduto.

Un paio di giorni fa una mia cara amica e collega blogger mi ha segnalato un suo articolo dal titolo “Il chiodo giallo di Zara, le fashion blogger e la crudeltà del web”. Iolanda, l’autrice, mi raccontava di come il suo post fosse scaturito da una discussione alla quale aveva partecipato sulla pagina facebook di Selvaggia Lucarelli, inerente un certo chiodo giallo di Zara che aveva suscitato parecchio scalpore.

Ecco l’oggetto “incriminato”.

3046023322_6_1_1

In sostanza la famosa giornalista ed opinionista Selvaggia Lucarelli, persona che tra l’altro stimo molto e alla quale invidio certe uscite assolutamente geniali, aveva scritto uno status rivolto alle fashion blogger che avevano creato una sorta di movimento “anti-chiodo-giallo-di-zara”…annunciando che lei invece, il chiodo giallo lo aveva acquistato eccome e ne andava (giustamente) più che orgogliosa.

Ora, tralasciando il fatto che Zara ne ha ricavato un bel po’ di pubblicità per cui dovrebbe regalare alla Lucarelli minimo minimo una fornitura di chiodi assortiti per i prossimi 3 anni; tralasciando anche il fatto che, personalmente, del chiodo giallo di Zara ignoravo anche l’esistenza (è un chiodo, solo di colore giallo, che scalpore può fare?! Al massimo se vai in bici di notte sulla statale stai più sicuro che gli automobilisti non ti mettano sotto).

Tralasciando anche il concetto di “bello” o di “fashion” perché sinceramente di mettermi a disquisire sulla portabilità o meno di questo chiodo giallo non me ne può fregare di meno, nel senso che è una giacca, se ti piace te la metti, sennò no e amen.

Allora perché sto qui a scrivere se del chiodo non me ne frega una beata cippa?

Fare blogging: ma lavorare con un blog significa essere “inutili”?

 

fare blogging una realtà in crescita

 

Perché dopo aver letto l’articolo sul blog di Iolanda, siccome sono curiosa come una scimmia, sono voluta andare a sincerarmi di cosa fosse realmente successo su quella bacheca e cosa avesse scatenato tanta “crudeltà” da parte degli utenti.

Così ieri sera, prima di andare a dormire, ho deciso di spendere 5 minuti per andare a sbirciare il profilo della Lucarelli e vedere cosa fosse successo.

Non l’avessi mai fatto.

I 5 minuti sono diventati mezz’ora e alla fine della “lettura” ero talmente innervosita da quanto avevo letto da addormentarmi con un peso sullo stomaco.

E vi assicuro che non erano stati quei 2 biscotti al cioccolato ingurgitati prima di andare a nanna.

Quello che mi ha lasciata interdetta prima, e decisamente incazzata poi, non sono state le parole della Lucarelli, che peraltro ha espresso un concetto (anzi i post sono poi diventati 2) e che ce l’aveva chiaramente con le fashion blogger della categoria “selfie a vita e basta” (a questo proposito leggete cosa dice Skande sul come diventare una blogger professionista)

Anzi per carità, aveva sicuramente le sue ragioni, specie se le suddette l’hanno malamente insultata dopo che aveva postato una sua foto con indosso il fighissimo chiodo giallo.

La cosa che mi ha fatto imbestialire sono stati i commenti della gente.

Gente che odia le blogger, gente che odia il web (però stanno su facebook a commentare), gente per cui fare blogging è una cazzata e che “avere un blog non è lavoro”. Come se lavorare al pc (retribuiti) non fosse un lavoro.

Così, per partito preso.

Chiariamo un concetto: dei 4mila e passa commenti (e non li ho letti tutti ovviamente), un buon 70% era rivolto ad affondare, diffamare e insultare le fashion blogger. Molti sostenevano che la gente si alza la mattina e decidere di iniziare a sentenziare su cosa vada di moda o no.

Possiamo dargli torto su questo punto? Sinceramente no.

Ne avevo parlato già ai tempi della famosa polemica sull’ignoranza di alcune fashion blogger testimoniata durante la Milano Fashion Week.

E’ vero che c’è gente che, senza arte né parte, si alza la mattina e decide di aprire un blog, spararsi un po’ di selfie, comprarsi il set di followers made in Corea e autoproclamarsi “influencer” sul web, ma fare blogging così è come darsi la zappa sui piedi da soli.

E’ vero che c’è chi si improvvisa con risultati disastrosi. E non c’è peggio che improvvisarsi nel fare blogging, perchè chi ti legge poi si fa un opinione ed è difficile che la cambi.

E’ vero anche che spesso ci sono fashion blogger che si sentono arrivate senza sapere nulla dell’argomento delle quali si proclamano “esperte”.

E’ vero tutto e non sono qui a difendere questa parte della categoria.

Ma è altresì vero che di gente così ne è pieno il mondo in ogni settore. Non solo nella moda. E che soprattutto non tutte le fashion blogger sono così!

Una geniale frase di Lucia del Pasqua, ironica autrice di thefashionpolitan

Schermata-2016-01-04-alle-09.56.08

In ogni caso questo non giustifica, mai e poi mai, la tendenza della gente a insultare, offendere, affossare e denigrare chiunque altro.

Né sul web né tantomeno nella vita vera.

Ognuno fa il lavoro che vuole, se ha successo bene, se non lo ha pazienza, ma nel momento in cui non si arreca danno a persone o cose (e una fashion blogger non mi pare ammazzi la gente per strada né ho sentito ancora dire di blogger condannati per aver evaso il fisco per milioni di euro e qui mi fermo, ci siamo capiti) che problemi ti dà?

Non ti piacciono le fashion blogger? Nessun problema, non seguire nessuno dei loro blog o pagine facebook, instagram e vattelapesca e amen.

Internet in questo senso è portentoso: se ti sta sulle balle uno o una, la blocchi, la ignori, la banni. Insomma, ti giri metaforicamente dall’altra parte e via.

Purtroppo molte persone troppo spesso fanno un uso sconsiderato del web e dei social. Credono che scrivere un’offesa anche pesante su facebook equivalga a dire una cosa che non avrà nessuna ricaduta, nessuna conseguenza.

E’ chiaro che queste persone ignorano totalmente come funzionino i social e ancor di più ignorano che il web non è un lago in cui butti un sasso che dopo pochi secondi va a fondo e scompare.

I sassi che si tirano sul web e sui social poi restano.

Offendere le fashion blogger o i blogger in generale (ho letto di critiche sarcastiche e offensive verso altre categorie) dicendo che sono persone inutili per la società, che dovrebbero andare a zappare e a spezzarsi la schiena con un vero lavoro, l’ho trovato davvero poco intelligente.

Sia chiaro: a me dispiace che volino offese – in generale – e non solo perché si è toccato l’argomento fashion blogger. Oltretutto era evidente dai commenti che ci si riferiva esclusivamente a chi fa outfit, cosa che mi fa presupporre (e sinceramente ne ho ormai quasi la certezza matematica) che molti di quelli che criticano (non tutti ovviamente) non siano a conoscenza del mondo delle fashion editor, di chi di moda ci campa scrivendo su un blog o su un sito aziendale.

E ci può stare, in fondo non tutti possiamo sapere tutto. Ma da qui a offendere tutta la categoria dei blogger o demonizzare il fare blogging, c’è una bella differenza.

Fare blogging: il web futuro e specchio della società

Cos’è dunque che mi ha fatto arrabbiare di più?

Semplice: la superficialità del parallelismo “web=cazzeggio”. Il concetto che fare blogging non è altro che una perdita di tempo, un’attività non inseribile nella categoria lavoro e che chi lavora con il proprio blog sia fondamentalmente un inetto e ignorante.

Il fatto che le persone badano troppo – troppo – all’apparenza. E mettono etichette ovunque.

fashionblogger

 

E’ davvero assurdo che in un epoca storica come quella attuale, dove siamo in piena rivoluzione informatica, dove ci sono migliaia di professionisti del settore che ogni giorno lavorano e si impegnano per diffondere la cultura del web 3.0, ci sia gente che reputa inutile fare blogging.

Assurdo come, in un’epoca come questa in cui il lavoro non c’è e molti giovani laureati  – e non – sono costretti a fuggire all’estero, ci sia gente che schifa chi si è rimboccato le maniche e si è creato un lavoro.

Assurdo, per non dire inconcepibile, come nel 2016 ancora si pensi che LAVORO non significhi svolgere un’attività retribuita, ma significhi esclusivamente spaccarsi la schiena da mattina a sera o fare 8 ore di ufficio (molte delle quali spesso passate su facebook a commentare i fatti altrui).

Se vi state chiedendo se il mio dente avvelenato sia dovuto al fatto che mi sento chiamata in causa in prima persona vi dico: certo che sì!

Per mia fortuna non mi sono mai sentita dare dell’ignorante (con una laurea magistrale, due master e svariati corsi all’attivo sarebbe davvero assurdo), né mi sono mai sentita dire che non sono utile alla società (il mio lavoro di scrittura invece penso  – e spero –  sia utile a molte persone che cercano informazioni su un dato argomento e le cercano su internet ovviamente).

Mi sono sentita dire altro purtroppo: sono stata etichettata come “fashion blogger” e dunque inadatta a scrivere di argomenti più “seri” (tra i vari argomenti di cui scrivo mi occupo anche di web marketing e sta cosa ad alcuni manda ai pazzi, pensate un po’) solo perché letteralmente ho un blog di moda; mi è stato detto che “tanto tu lavori da casa, puoi fare come ti pare, alzarti quando ti pare, prenderti le ferie quando ti fa comodo”, cosa ovviamente falsa visto che quando lavori da freelance hai le stesse responsabilità di chi fa un lavoro “normale”.

Comprese scadenze, consegne e progetti che non puoi lasciare a metà quando ti pare. Certo, ti puoi alzare la mattina alle 8 anziché alle 6, puoi lavorare in pigiama, struccata e con le pantofole. Ma non puoi sgarrare: il lavoro va fatto e fare blogging in modo serio è un lavoro. Capita di saltare pause pranzo, di lavorare fino a mezzanotte, di lavorare nei giorni di festa, di lavorare da malati e via dicendo.

E’ davvero tremendo che fare blogging, di moda o meno, venga visto così male dalla società.

Eppure il blogging ormai è una realtà ben consolidata nel nostro Paese. E non solo nel campo della moda, nonostante una netta predominanza.

Infografica presa dal sito linkiesta

df00c6de-e388-4705-b783-d07162ebcb5e.jpg

E il caso scoppiato sul chiodo giallo di Zara ovviamente è solo la punta dell’iceberg, un modo per capire come la pensano le persone sull’argomento.

Non si comprende ancora l’importanza che oggi il web e i social rivestono nel dare lavoro, nel permettere alle aziende e ai piccoli imprenditori di avere più chance nella vendita e nella promozione dei propri prodotti. Tanti chiudono perché non hanno clientela, schiacciati dalla concorrenza più sgamata e scaltra nel “vendersi” al meglio.

Il discorso è lunghissimo, troppo lungo per poter essere affrontato tutto qui.

Una cosa però l’ho capita: se prima il mio era un dubbio, ora è una certezza granitica.

La gente ignora e denigra quello che non conosce, in ogni campo, e in particolare sul blogging (ma sono certa che la cosa vale anche per social media e compagnia bella) non accetta che ci siano persone che guadagnino lavorando al pc, o con una macchina fotografica al collo girando il mondo, o in qualunque altro modo ritenuto “non serio” e “non normale” anche se onesto (e molte volte anche fatto con passione, studio e preparazione).

Facile fare di tutto l’erba un fascio: internet è il male, il web è la perdizione, chi lavora sul web uno che non ha niente di meglio da fare nella vita e che dovrebbe trovarsi un lavoro serio. Che fare blogging non è un “lavoro vero”.

Non ho voluto rispondere, lasciando a mia volta commenti in cui avrei potuto dire la mia. Preferisco farlo qui.

Mentre loro commentano il disfacimento della cultura e della società, l’inutilità di Chiara Ferragni e company, denigrando chi fa il blogger sotto ad un post (di facebook, quindi sul webLa coerenza #perdire) io ho l’opportunità di avere un luogo tutto mio che mi ha dato e mi dà lavoro, in cui poter esprimere la mia opinione.

Esattamente come sto facendo.

Il tempo è un gran signore, anche nel blogging: dà a chi merita e toglie a chi non vale. Lasciamo che il tempo faccia il suo corso e cerchiamo di vivere la vita in modo più costruttivo cercando di diventare persone migliori e soprattutto più realizzate, invece di demolire chi è più felice e realizzato di noi.

E soprattutto impariamo a usare il web come uno specchio: quello che scriviamo – nel bene e nel male – rappresenta ciò che siamo.

Non dimentichiamocelo mai.


Rispondi

BlondyWitch by Claudia Giordano - Moda e Tips di Fashion Marketing | © Copyright 2017 |
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: