Parliamoci chiaro. Questo potrebbe essere in assoluto il post più breve da quando ho aperto il blog. Potrebbe durare 3 righe, ad essere buoni, ma neanche. Qualcosa del tipo “Certo che non comprerò il libro di Chiara Nasti, è un ragazzina che fa outift e non ho alcun interesse, visto che ho passato la trentina, a “leggere” una cosa da teenager”. E chiuderla lì.
Ma sarebbe troppo semplice, non trovate? Invece non è così. O meglio, non proprio.
Ho letto parecchie cosucce in rete prima di avventurarmi nella stesura di questo post e mi sono documentata un pò su questa giovanissima fashion blogger che conoscevo solo di nome e di cui non mi sono mai interessata troppo, proprio per il gap generazionale. E ovviamente ora non starò qui a raccontarvi vita, morte e miracoli della suddetta, anche perché non é questo l’obiettivo del post e per queste cose c’è sempre il buon vecchio Google.
Più che altro mi hanno colpito le reazioni, peraltro neanche troppo scontate, che hanno accolto l’uscita di @Nastilove – Diario di una fashion blogger, il primo libro appunto di Chiara Nasti, edito da Mondadori e sbarcato in libreria qualche giorno fa.

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Manco Mosè aveva separato le acque in maniera così netta: da un parte le fan adoranti e in delirio (e le bloggers che fanno buon viso a cattivo gioco e la lodano per l’iniziativa), dall’altra tutti quelli che hanno liquidato la faccenda con un secco “E’ una trovata editoriale, la Mondadori sta proprio messa male”, sottolineando come in Italia ci siano autori ben più talentuosi e in attesa di una pubblicazione che chissà mai se arriverà. Come se ci fosse bisogno di ricordarlo. Ma ragazzi, a voi che vi scagliate contro la Nasti e contro la Mondadori, vorrei ricordare un bieco quanto semplice concetto: qui si parla di marketing e di soldini. Tradotto: se alla Nasti propongono di scrivere un libro in cui non dovrà fare niente di più di quello che ha sempre fatto sul blog, ovvero farsi foto e scrivere i suoi pensieri, guadagnandoci anche, secondo voi rifiuta? Ha 16, mica è scema. E secondo: se la Mondadori ha per le mani un “caso editoriale”, come lo è stato a suo tempo il libro della Ferragni (stesso editore eh!) che farà impennare le vendite tra le under 18, secondo voi non lo produce? Dai su. Ma di che stiamo parlando. E’ inutile che ci fingiamo scandalizzati, tanto il mercato è così che funziona, non è la Nasti il problema.
Ma vi dirò di più. Io ho iniziato questo post con un titolo ben preciso. Ho già detto che non comprerò @Nastilove, semplicemente perché non mi interessa. Ma non ve lo sconsiglio come il male in assoluto. E non guarderò di traverso o criticherò le ragazze che lo acquisteranno, per un semplice motivo: a parte il “de gustibus”, credo sinceramente che Chiara Nasti sia ancora una persona genuina, consapevole della sua giovane età, della fortuna che sta avendo e dell’influenza che esercita sulle sue coetanee, ma che sembra non calcare la mano, né approfittarsene. Lo dice chiaramente: “Io non so perché mi seguite, ma ne sono felice”. E va bene così, a 16 anni ci sta. Magari non è neanche sta gran scrittrice, siamo d’accordo, ma il libro nasce come diario, come “confessionale” di una ragazza giovane con tutte le caratteristiche, i dubbi e le difficoltà di una ragazza di quell’età. E quante di noi da ragazzine hanno scritto un diario personale sull’onda delle emozioni del momento, senza stare troppo a guardare la forma? Io per prima, lo ammetto. E chissà quante, leggendo il “diario” di Chiara sogneranno per un pò di essere come lei, o magari si ritroveranno in ciò che scrive o prenderanno ispirazione da quello che indossa. E che c’è di male? Una favola non ha mai fatto male a nessuno no? L’importante è che, come ogni cosa, anche questa fiaba venga letta con criterio e non diventi un ulteriore punto di partenza per stuoli di ragazzine adoranti che, conclusa la lettura del libro, il giorno dopo si precipiteranno ad aprire un blog, spacciandosi per esperte di moda. Quello sarebbe un danno, per loro e per noi, del quale nessun guadagno della Mondadori potrebbe mai risarcirci.

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32 thoughts on “Ecco perché non comprerò il libro di Chiara Nasti (ma non lo sconsiglio)

  1. La penso esattamente come te. Inizialmente, non lo nego, son stata la prima a pensare che si stia esagerando un po’ troppo, ma guardando dal punto di vista del marketing hai pienamente ragione, fa comodo alla Mondadori e alla Nasti. Io studio moda, mi piace fotografare ( di tutto ) e fotografarmi quando un look mi riesce e mi piace. La moda non è solo fare le fashion blogger, è sudore, passione, sacrifici e talento. Baci 🙂

    1. Hai perfettamente ragione Giulia, la moda in fondo è per chi la ama. E per chi le dedica con pazienza studio e passione, appunto. In bocca al lupo per i tuoi studi e passa pure quando vuoi, mi farà piacere scambiare opinioni con te 😉 Un abbraccio

  2. Hai scritto un pezzo molto intelligente e sincero.
    Concordo completamente sulla tua conclusione: speriamo che questa resti una fiaba, sì, e che venga letta con criterio senza ulteriori emulazioni.
    Ragazzine che si spacciano per esperte di moda (o che altri hanno elevato a tale ruolo) ne abbiamo fin troppe: come scrivi tu con saggezza, “nessun guadagno della Mondadori potrebbe mai risarcirci” per il danno che – secondo me – ormai è già stato fatto e che fa sì che venga portata avanti una visione della moda superficiale e stereotipata.
    Manu

    1. Che dire Manu, hai raccolto in pieno il messaggio e sono d’accordissimo con te quando dici che “il danno già è stato fatto”. E lo vediamo anche impazzare in giro per il web. Io poi ho espresso un punto di vista molto soggettivo, ma vedo che molte di voi lo condividono e ne sono contenta 🙂 Un abbraccio e sei sempre la benvenuta sul blog, quando vuoi…:*

  3. è interessante, anche dal punto di vista sociologico e generazionale,tutto il fenomeno dei nativi digitali, Ormai tutto il marketing è orientato verso quella fascia di età, anche perchè magari le adolescenti comprano più delle trentenni, anche se fosse solo per la classica colletta di classe per i regali di compleanno. Noi over abbiamo ben altro a cui pensare …

    1. Assolutamente. Sono sempre spunti di riflessione interessanti. Poi in questo caso, nonostante la differenza di età, avendo un blog di moda mi sento in dovere di esprimere un’opinione in merito 😉 grazie come sempre amica :*

  4. Che le ragazzine che leggeranno il libro un’ora dopo faranno a cazzotti per aprire un blog te lo garantisce la cara Emma 🙂 Ma non credo sara’ un danno perchè semplicemente “ma chi se le schioppa!!!!”. Cmq streghetta il tuo post mi é piaciuto, come sempre diplomatica e raffinata.
    Un mega bacio

      1. 😀 tu ci scherzi, ma mia nipote a soli 11 anni é già una patita della scelta dell’outfit giusto per andare a scuola! Io provo a dissuaderla…ma non mi sente proprio! 😀

        1. infatti lo so, su facebook prendevano in giro perchè una ha postato l’outfit per il funerale della nonna….
          e hanno anche risposto:
          “tua nonna sarebbe orgogliosa di te”

          1. Quando parlavo di cattivo gusto mi riferivo ovviamente alla ragazza che ha postato l’outfit: chi ha scritto “Tua nonna sarebbe orgogliosa di te” invece non merita né infamia né lode, perché secondo me voleva solo prenderla per i fondelli. O almeno lo spero. Grazie per la risposta! : )

          2. Ah, allora rettifico e dico che pure il commento è cattivo gusto allo stato puro.
            Comunque, non deve stupirti il fatto che perfino quando ha fatto una cosa di così cattivo gusto quella blogger abbia raccolto consensi: molti bloggers hanno una claque formata da commentatori che gli baciano i piedi qualsiasi cosa pubblichino. Se quella blogger si facesse un’autoscatto sulla tazza del cesso, troverebbe chi le scrive “Grazie per aver condiviso questo tuo momento così privato con noi.”

      2. Ah ma mi ero persa codesta conversazione 😀 Bravi fate salotto senza di me??? 😀 😀 😀 Scherzo amici. Siete sempre i benvenuti e viva le discussioni, almeno c’è scambio di idee!!!! <3

  5. Premetto che probabilmente senza il tuo articolo non sarei mai venuto a conoscenza né di questo libro né dell’esistenza di Chiara Nasti e del suo blog. Questo significa che del libro si è parlato nel mondo delle fashion bloggers, ma al di fuori di quella pur consistente nicchia probabilmente non ha sfondato.
    Riguardo al fenomeno degli scrittori improvvisati, l’anno scorso un critico cinematografico, Pino Farinotti, ci scrisse sopra diversi articoli. Quello che mi colpì di più è quello in cui, parlando del libro di una ex galeotta improvvisatasi scrittrice, scrisse: “Il libro avrà spazio nei giornali e nelle vetrine. A scapito di scrittori veri, dotati, giovani, con idee utili per la gente, con un’applicazione eroica e buona che non viene scoperta e divulgata, non viene pubblicata, perché gli scrittori si chiamano Miroslawa o Corona. No.” (fonte: http://www.mymovies.it/cinemanews/2013/102863/).
    Sono perfettamente d’accordo con Farinotti. La scrittura va lasciata a chi la sa fare, e l’opportunità di pubblicare un libro va data a chi ha davvero il talento e la vocazione necessari per imporsi in quel campo, non ad un personaggio più o meno noto che si cimenta nella scrittura solo per allargare il proprio brand al mondo dell’editoria. Perché la scrittura è una cosa seria.
    Detto questo, nel caso specifico di Chiara Nasti sono d’accordo con te, non bisogna darle addosso. E’ una ragazzina che si è ritrovata in un meccanismo più grande di lei, e quindi, anche se per il momento ne sta traendo soltanto vantaggi, sarebbe ingeneroso attaccarla. Piuttosto a dover essere colpevolizzata è la Mondadori, che alle bieche ragioni di marketing dovrebbe sempre anteporre la necessità di pubblicare solo libri veri di scrittori veri.

    1. Come sempre, mio caro, hai un’incredibile e lucida capacità di analizzare la questione. Della “polemica” di Farinotti ne ho avevo letto anche io a suo tempo e non avevo potuto che dargli ragione. Purtroppo lo sappiamo benissimo tutti che, più che il talento, ormai si dà spazio a ben altro e alla fine le logiche di marketing sono anche tra le motivazioni meno gravi, se proprio la vogliamo dire tutta. Io però sarò un’inguaribile ottimista, ma voglio credere che chi ha talento prima o poi ce la farà comunque a ritagliarsi il suo meritato spazio nel mondo, perchè certe doti sono più forti anche delle schiaccianti e bieche logiche di mercato. Un abbraccio e grazie come sempre di essere passato <3

  6. Condivido il tuo pensiero.io la seguo su Instagram perché,son sincera,mi piacciono spesso e volentieri le cose che indossa,ma non me ne può fregar granché di quello che dice o pensa proprio per il famoso ” gap generazionale”!detto ciò,chi al suo posto avrebbe rifiutato bei soldini(con cui fare taaaanto shopping

    1. Nessuna al posto suo avrebbe rifiutato! 😉 Comunque non ci trovo nulla di male nel seguirla, anche fosse solo su instagram, alla fine sbirciare qualche outfit non è mica brutto 😉 Baci a te B:*

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