Ricordate l’esperimento di qualche tempo fa dell’Hybrid-shop firmato Pinko? Era lo scorso settembre e Pietro Negra, fondatore e presidente del marchio Pinko, aveva scommesso sulla creazione di un negozio ibrido, sospeso tra reale e virtuale, in cui integrare tradizione fashion e tecnologia. Lo scopo era di creare un nuovo concept retail basato sulla possibilità di aggiornare, in tempo reale, i cataloghi del brand e di digitalizzare tutta la comunicazione dei negozi. All’epoca, le opinioni riguardo la possibilità di scegliere i capi direttamente dagli schermi touchscreen facendoseli poi recapitare a casa, lo ricordo bene, furono controverse. I puristi dello shopping, quelli che amano toccare con mano i capi, sceglierli di persona tastando tessuti ed emozionandosi al contatto con stoffe e colori, inorridirono. La fazione tecnologica, invece, ne fu entusiasta. Il loro pensiero era più o meno questo: se il mondo intero sta andando verso una maggiore integrazione con la tecnologia e la stessa moda si avvale da tempo di tecniche digitali e tessuti iper-tecnologici…perché mai i negozi dovrebbero rimanere indietro?

Immagini dell’Hybrid Shop Pinko

Immagine

Immagine

Pinko è stato un pioniere in questo senso, perlomeno in Italia, e ha fatto da apripista a tutta una serie di negozi digitalizzati e che puntano sull’interazione tra tradizionale e tecnologico. Due esempi su tutti sono gli store Benetton di Piazza Duomo e OVS di Via Dante, entrambi a Milano. Nel primo si punta su un arredamento che, a prima vista, sembrerebbe tradizionale, con un grosso telaio posizionato al centro del negozio e su cui ruotano abiti e collezioni. Ma basta dare uno sguardo alle pareti per vedere enormi look-book virtuali dai quali scegliere l’outfit giusto. Impossibile sbagliare gli accostamenti, anche nei colori, perché grazie alla Color Room si hanno a disposizione polo Benetton in 24 tonalità con adeguati suggerimenti su come abbinarle. E anche qui, come già era successo da Pinko, ormai non esiste più il “mi spiace, quel capo è terminato”, perché basta fare un ordine online via tablet per recuperarlo dal magazzino e farselo recapitare comodamente a casa.

Lo store Benetton

Immagine

Immagine

Immagine

Stesso discorso per il flagship store OVS, dove addirittura il camerino interattivo permette di osservare l’abito indossato – lato A e B – senza doversi contorcere su se stesse come un pitone. Possiamo dunque dire addio all’illusione di un lato B da urlo, perché magari non avevamo visto bene allo specchio. D’ora in poi solo la cruda verità.

Lo store OVS

Immagine

Immagine

E infine, un altro eccellente esempio di mega-store interattivo è quello inaugurato lo scorso Dicembre a Napoli da Carpisa: 320 metri quadrati disposti su due livelli espositivi, un’area interattiva con touch screen, internet, wifi e postazioni free charge per smartphone e un “laboratorio creativo Tattoo” dove è possibile personalizzare la propria valigia con un logo, una foto o una frase.

 Lo store Carpisa

Immagine

Che dire. Personalmente mi reputo una via di mezzo tra una purista e una iper tecnologica: mi piace l’idea dell’integrazione tra moda e tecnologia perché penso che, se ben dosata, possa essere davvero un grandissimo vantaggio per brand e clienti. Ma amo anche toccare stoffe e tessuti, osservare i colori dal vivo e non attraverso un maxischermo o un look-book virtuale. O meglio, può essere divertente, per carità, ma il contatto diretto con i capi e gli accessori credo sia insostituibile e sono convinta rimarrà sempre una delle gioie più grandi dello shopping.

To translate the post, click your flag: 


8 thoughts on “Digital Shopping Experience: la nuova frontiera della moda

  1. ahhhh! il camerino interattivo di OVS ancora lo devo andare a “provare” 😀 sono molto curiosa! Ottimo post! Ai tempi avevo studiato tutto il mondo della realta virtuale/realtà aumentata e virtual shopping – i giapponesi ad esempio sono anni luce avanti e mi sembra che siano stati i primi a ideare una webcam olografica sul modello di quella delle consolle di gioco che permette di scannerizzare il tuo corpo e poi usare la riproduzione olografica per provare i vestiti, invece che infilarseli e sfilarsi come nel mondo reale…anche se io continuo a preferire il caro e vecchio mondo analogico, dove posso toccare con mano tessuti e consistenze 😉 complimenti anche per il relook del blog (o sono io che non ci ho mai fatto caso??) mi piace!!

    1. Grazie mille!!!! 🙂 Non preoccuparti, non è molto che è stato “restaurato”, sarà una settimana…Sono contenta che ti piace, ci ho lavorato su per un pò e lungi dall’essere perfetto, almeno così mi pare più light! 😀 Comunque è interssantissimo il mondo della tecnologia applicata alla moda, hai fatto bene a studiarla, neanche la sapevo questa cosa dei Giappa…Pensa quanto stanno avanti! Però io come te, ne sono appassionata, ma quando vai a stringere alla fine evviva il buon vecchio pullover sulla mensola che lo provi e ti guardi allo specchio, rigorosamente solo lato A 😀 Un abbraccio!

      1. evviva il vecchio pullover, si. per me è un po come i libri. belli gli ebook si, comodi da sgranocchiare quando hai poco spazio: te li carichi sul tablet/iphone e ce li hai con te… ma vuoi mettere con il rumore delle pagine sfogliate, con l’odore della carta stampata, con la sensazione sotto le dita, con il dorsino che ti spunta dalla libreria e le orecchie fatte nei punti migliori della trama?
        no, non c’è paragone 😉 un abbraccio a te!

        1. Hai centrato perfettamente il punto!!! E’ la stessa identica cosa che sempre pensato io: bella e comoda la tecnologia, certo, ma certe cose (vedi appunto moda e libri, ma anche per il cibo è così) ci piace in versione casareccia 😀 Tanti baci!

    1. Penso sia la cosa più giusta, mantenere un equilibrio tra le due cose…vedremo come si evolverà lo shopping..tanto di sicuro non smetteremo mai di comprare ;))) baci e buon week-end! :*

Rispondi