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Da Vogue a Neiman Marcus: editoria e moda contro influencer e fashion blogger?


Vogue Us ha fatto da apripista? E’ guerra aperta tra editoria classica e blogger

 

Prima o poi doveva succedere.

Quello che molti di noi pensavano da anni (io almeno da tre) senza però saper dare una forma concreta al tutto, si sta compiendo.

La crescita esponenziale ed incontrollata del numero di fashion blogger (e conseguentemente delle influencer e aspiranti tali) in un lasso di tempo abbastanza ristretto (si parla comunque di pochi anni), sta provocando una sorta di collasso del settore con conseguenze abbastanza evidenti.

La conseguenza più chiara e palese, quella che è sotto gli occhi di tutti, è che il fenomeno della proliferazione delle blogger sta mettendo in ginocchio il sistema classico dell’editoria di moda.

O almeno questo è quello che vogliono farci credere.

L’attacco sferrato proprio ieri da Vogue Us, dunque una delle riviste di moda più autorevoli ed importanti del pianeta, dalla sua direttrice Anna Wintour e da alcune delle sue penne d’oro come Sally SingerNicole Phelps,  e Alessandra Codinh, è la dimostrazione che davvero qualcosa di sta muovendo. E forse incrinando pericolosamente.

Sfilata Moschino alla Milano Fashion Week


L’attacco è preciso, strutturato e feroce:

Blogger che cambiate outfit dalla testa ai piedi ogni ora: per favore smettetela. Cercatevi una altro lavoro. State proclamando la morte dello stile

ha tuonato Sally Singer, creative digital director di Vogue.

Non è solo triste per le donne che si pavoneggiano davanti all’obiettivo indossando abiti in prestito. È angosciante vedere così tanti brand collaborare

ha rincarato la dose Nicole Phelps, Vogue Runway director, mentre Alessandra Codinh (vogue.com news fashion editor) non c’è andata più leggera precisando che ormai non è neanche più corretto definirli ‘blogger’ dato che ormai quasi tutti si limitano a farsi fotografare per aggiornare i propri profili social senza scrivere nulla.

Possiamo dare torto a queste persone?

No.

E hanno torto quando additano le “fashion blogger” dicendo che stanno rovinando il sistema moda?

Nì.

Vi spiego la mia.


Ieri ho postato questo articolo (che potete leggere per intero qui –> attacco ai fashion blogger) sulla mia pagina facebook.

Bene, è stata una grande soddisfazione vedere che si è scatenata una discussione molto articolata ed intelligente, dove molte delle persone che sono intervenute dicendo la loro, non sono persone a caso.

Sono fashion blogger, buyer, marketers, docenti di moda e persone che sanno il fatto loro (se siete curiosi di leggere i commenti, potete vederli qui —>fb post)

La cosa “strana” è che tutti – tutti – abbiamo avuto la stessa impressione: il settore dell’editoria si sta incazzando di brutto perchè i brand, gli stilisti e chi per loro, ormai preferiscono investire soldi sulle blogger (leggi influencer) piuttosto che sul servizio di 10 pagine su Vogue.

Perchè costa meno?

Non solo!

Perchè la fashion blogger che ha 100k followers rappresenta l’anello di congiunzione tra il grande marchio e l’utente finale, ovvero il consumatore.

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Che succede dunque? Che se Tizia che ha 500k followers mi posta la foto con l’outfit Chanel, io utente medio che seguo quella blogger sarò portato ad immedesimarmi e a pensare “Se lo indossa lei, posso anch’io”.

Lasciate perdere che poi il capo Chanel costa troppo e la tipa di turno andrà cercando disperatamente qualcosa di simile a prezzi più accessibili. Non importa. Al brand interessa che di quei 500k followers, anche un misero 10% acquisti i capi.

In questo modo Chanel (o qualsiasi altro brand) avrà ampliato la sua fetta di mercato e conquistato un nuovo target che magari, attraverso Vogue, non avrebbe mai raggiunto.

Ecco spiegato il perchè le fashion blogger potrebbero mettere in ginocchio l’editoria.

Ma è colpa loro dunque se Vogue Us è in perdita?

NO!!!!

La colpa è del sistema. Se io Vogue continuo ad ignorare che il mondo dell’editoria per campare deve evolvere, continuerò a stare in perdita. Se io Vogue continuo a puntare sulle mie 48 pagine di pubblicità prima del sommario (provate a comprare Vogue e poi ditemi se non è vero), continuerò a stare in perdita.

Perchè è vero che così ci paga la rivista stessa, ma io lettore mi sono rotto le palle (scusate l’eufemismo) di pagare 5 euro di rivista per leggere 60 pagine di pubblicità e il resto di contenuti triti e ritriti.

Perchè faccio prima ad andare sul sito e leggermi AGGRATIS quello che preferisco.

Soluzione?

Boh Vogue, che dici se intanto inizia ad instaurare una collaborazione più attiva con quelle blogger che detesti tanto andando a fare una scansione delle più interessanti (e che abbiano ottimi contenuti) e cercando di cambiare un po’ le cose?

Se Vogue si incazza con le blogger, risolve qualcosa? No. Forse i brand smetteranno di chiamare la Ferragni per fare gli shooting? No.

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Secondo problema:

oggi è uscito un articolo in cui anche Neiman Marcus punta il dito contro le fashion blogger.

Nell’articolo (che potete leggere per intero qui –> pambianconews.com ) Karen Katz, CEO Neiman Marcus Group, durante una conference call con gli investitori ha dichiarato:

Oggi le sfilate sono trasmesse in diretta in tutto il mondo attraverso i social media. Quando la merce arriva sugli scaffali, molti mesi dopo, il fascino della novità e l’eccitazione sono già logore e il cliente è passato oltre.

Caspita ragazzi: dopo tutte le colpe del mondo che erano di Gianni Morandi, perfino se i supermercati sono aperti la domenica, ora tutti i mali del mondo sono dovuti alle fashion blogger!

Sta cosa non mi fa dormire la notte eh!

Scherzi a parte: chi è che ha deciso di mettere online le sfilate? Chi è che invita le blogger, gli youtuber, gli influencer con totmila followers e zero contenuti ai front row delle sfilate? Chi è che investe sugli shooting della blogger che ha in numeri gonfiati ad arte? Io di certo no.

Fashion bloggers on the front row (Bryan Boy e Leandra Madine)

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Il problema ragazzi miei, care le mie Wintour e care le mie Katz, non sono le blogger: è chi gli dà credito, spazio, soldi e notorietà senza prima aver scandagliato le reali capacità delle blogger in questione (e non i loro numeri).

Esiste una cosa chiamata marketing. Esiste una cosa chiamata strumenti di web marketing, quelli che permettono di controllare gli insight dei social, le statistiche, il numero reale di followers.

Se voi li ignorate, non è colpa delle blogger.

Non difendo la categoria, sia ben chiaro, ma mi sono scocciata di sentire sempre le stesse cose anche perchè poi, nel mucchio, editori e brand ci infilano tutto: influencer veri e presunti, instagramers, blogger, editor, giornaliste di moda e tutto il resto.

Ma allora, tornando al punto iniziale: perchè l’editoria e persino un nome come Neiman Marcus (per citarne alcuni, ma vi assicuro che pian piano verranno tutti allo scoperto) attaccano influencer e fashion blogger?

(Che poi mi odi la blogger e me la metti in cover? Ahhhhhh…la coerenza…)

 

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PS. La foto me l’ha segnalata la mia amica Zaira, ci tenevo.

Doveva capitare prima o poi: chi riesce a trascinare le masse, vere o presunte, fa paura.

Fa paura soprattutto a chi rischia di perdere introiti pubblicitari, contratti con i brand e i clienti. Fa paura a chi teme che le riviste cartacee possano chiudere baracca e burattini e a chi non capisce che anche il mondo della moda deve evolvere, per non rimanere schiacciato dai nuovi media.

Non è lottando contro il cambiamento che si può trovare la soluzione, ma è abbracciandolo.

Il segreto è sempre e solo uno ed è valido per Vogue quanto per la blogger dell’ultima ora: per emergere bisogna distinguersi.

E allora distinguete gente e distinguetevi soprattutto (ma con cognizione di causa).

#Aurevoir

 


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BlondyWitch by Claudia Giordano - Moda e Tips di Fashion Marketing | © Copyright 2017 |
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