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Chiara Ferragni e l’Acqua Evian: quando la Rete punta il dito (e la mia polemica sui social)


Chiara Ferragni firma l’Acqua Evian, ma il popolo del web (e non solo) non gradisce: ecco come una semplice collaborazione ha scatenato una bufera mediatica.

 

Ne avete sentito parlare, vero?

Sì, dai, parlo del caso Chiara Ferragni e Acqua Evian. Impossibile che, nelle ultime due settimane, non ne abbiate sentito parlare.

Una volta si diceva “Bene o male purché se ne parli” e, in parte, il concetto è valido ancora oggi. Quello che però a volte infastidisce è il modo in cui se ne parla: superficiale, per partito preso, senza conoscere i fatti, senza un minimo di critica costruttiva quanto, piuttosto, per sport.

Perché “ne parlano tutti, quindi vuoi che non dica la mia anche se fino a ieri non sapevo manco chi fosse la Ferragni e ignoravo l’esistenza dell’Acqua Evian e delle cosiddette acque di lusso”? (ragionamento tipico).

La risposta, ovviamente, è sì.

Perché ormai la Rete vuole pronunciarsi su tutto, anche su quello che non conosce, vuole partecipare, vuole esprimere la propria opinione. E’ questo il suo potere.

Ma siccome la faccenda è più complessa di quello che sembra, e siccome io sono una gran rompipalle, ho deciso oggi di parlarne qui sul blog per spiegarvi per filo e per segno quello che è successo negli ultimi 4 giorni, non solo in rete, ma direttamente sui miei social, sulla questione acqua firmata da Chiara Ferragni.

Pronti? Mettetevi comodi.

Chiara Ferragni e l’Acqua Evian: quando una notizia (vecchia di un anno) fa il botto

Un anno fa la nota influencer e il marchio francese Evian firmavano la loro collaborazione: Chiara Ferragni avrebbe prestato il volto e la propria cifra stilistica alla nuova limited edition dell’Acqua Evian.

Prima della Ferragni la Evian – affatto nuova a questo tipo di collaborazioni – aveva già avuto altri illustri testimonial. Qualche nome? Kenzo, Alexander Wang, Paul Smith, Elie Saab, Christian Lacroix (il primo ad inaugurare la linea limited edition nel 2008) e Jean Paul Gaultier.

Il prezzo al pubblico dell’acqua Evian by Ferragni? 8 euro.

Il prezzo al pubblico delle altre acque Evian firmate da Kenzo e company? 8 euro (quelle firmate da Gaultier invece hanno sfiorato i 14 dollari l’una).

Quanti si sono lamentati del prezzo dell’acqua Evian brandizzata Saab, Kenzo o Gaultier? Zero.

Quanti si sono lamentati del prezzo dell’acqua Evian brandizzata Chiara Ferragni? Eheheh.

Prima di spiegarvi il perché un’acqua possa costare 8 euro (o 300 come nel caso della Fillico Flora Of True Love) e cosa si è scatenato sui (miei) social in questi ultimi giorni, lasciatemi spiegare come, una notizia di un anno fa, sia esplosa solo recentemente.

Secondo voci di corridoio pare che qualcuno abbia fotografato la bottiglia di Acqua Evian firmata Ferragni in un supermercato, con il cartellino del prezzo bene in vista, e che la foto abbia iniziato a circolare in rete, Twitter in primis, creando un vero e proprio putiferio.

L’acqua brandizzata dalla celebre influencer però sarebbe presente sul mercato già da un anno, quindi stiamo parlando in realtà di una non-news.

Da quando però il web se ne è accorto, è partita una polemica che assomiglia ad un vero e proprio tsunami mediatico che ha investito praticamente tutti: social, giornali, riviste online facendo scomodare persino il Codacons e la politica.

Inutile dire che si sono scagliati tutti contro Chiara Ferragni, contro la Evian che l’ha scelta, contro l’acqua definita di lusso, contro il prezzo dell’acqua, contro quelli che la comprano e pure contro quelli che sostengono la Ferragni.

La domanda è una: ma la gente che problema ha?

Sono 10 anni – 10 anni – che la Evian porta avanti collaborazioni illustri facendo pagare le iconiche bottiglie d’acqua 8 euro. Perché si sono svegliati tutti solo ora, solo adesso che la firma (e la faccia) ce l’ha messa la Ferragni?

Per fortuna che c’è chi si ricorda cosa sia l’ironia (grandissimi quelli di Taffo).

Chiara Ferragni e l’Acqua Evian: la polemica sui social

Quattro giorni fa, mentre ero a casa con l’influenza e lavoravo al rallentatore, spazientita dagli starnuti e dai continui post che mi comparivano nella home di Facebook sulla questione Acqua Evian by Ferragni, ho voluto dire la mia.

Ho quindi pubblicato questo post sul mio profilo personale, impostando la privacy come pubblica (nello screenshot troverete quella “solo amici”, poi vi spiegherò il perché).

Apriti cielo.

Il post, volutamente ironico e con riferimenti volutamente iperbolici, voleva essere un modo simpatico per far ragionare sull’assurdità della polemica.

Spiegando la questione delle collaborazioni Evian-testimonial, facevo notare che sul sito delle acque di lusso la Evian ha un costo di 8,90 euro e che – nel caso dell’acqua firmata Ferragni – non ci si poteva lamentare di un costo elevato visto che si trattava di un’acqua di lusso, brandizzata ecc. ecc. ecc.

Inoltre invitavo chi non trovava giusto pagare una bottiglia d’acqua 8 euro a non comprarla, senza polemizzare inutilmente.

Non fa una piega no? No.

In circa 48 ore si è scatenata una valanga di messaggi, commenti, reazioni contrastanti, polemiche, condivisioni, condivisioni delle condivisioni a macchia di leopardo non solo da parte dei miei contatti ma, soprattutto, da parte di gente che non conoscevo minimamente e non avevo nella mia cerchia di amici.

Il risultato?

Molti concordavano con le mie opinioni, alcuni hanno espresso le loro perplessità, altri mi si sono scagliati contro dicendo che non esisteva nè in cielo nè in terra che un’acqua potesse essere di lusso, altri ancora mi hanno offeso (sì, anche se neanche mi conoscevano), altri ancora ci hanno riso su divertiti dalla polemica.

Dopo 48 ore in cui ho cercato di rispondere pacatamente anche a chi avrei volentieri ignorato, ho deciso – stremata dalla cocciutaggine di certe persone – di chiudere la privacy e impostarla su “solo amici”.

Mi sono pentita di aver scritto questo post? Assolutamente no.

Ci tenevo anzi a spiegare le motivazioni per le quali non ci si poteva attaccare nè alla Ferragni nè all’Evian, ci tenevo a portare avanti le mie idee ed è lo stesso motivo per cui sto scrivendo questo post.

Perché, tra le tante accuse, mi è stato anche ricordato – in qualità di produttrice di contenuti – che il mio compito in questo caso era quello di spiegare, anche a chi non è tra gli addetti ai lavori, come un’acqua possa essere di lusso.

Lo faccio volentieri e lo faccio qui, con voi.

Chiara Ferragni e l’Acqua Evian: come può un’acqua essere di lusso?

Questa è stata la domanda che più mi è stata rivolta.

Come può un bene comune come l’acqua, che si trova normalmente in natura e che dovrebbe essere a disposizione (gratis) di chiunque, essere definito “di lusso”?

La questione, in realtà, è molto banale: l’acqua di per sè non è un bene di lusso, su questo siamo tutti d’accordo.

Diventa “di lusso” quando viene presentata e venduta come tale, rivolgendosi ad un determinato mercato di riferimento; diventa “di lusso” quando viene legata a specifici codici stilistici e passa dall’essere un bene comune a rappresentare uno status symbol; quando smette di essere “soltanto” acqua e si carica di significati diversi.

Traduco: la Evian è un’acqua normalissima, anche se sul sito viene descritta come particolarmente pura, non trattata dall’uomo, con proprietà organolettiche particolari ecc.

Perché viene definita un’acqua di lusso?

Semplicemente perché l‘azienda ha fatto una scelta di posizionamento ben preciso, uscendo dal mass market e posizionandosi in una fascia superiore, con un prezzo più elevato e un target con un potere d’acquisto maggiore.

Non c’è da stupirsi d’altronde: negli ultimi anni la diffusione di mode legate al benessere, alla salute, alla forma fisica, al mangiare (e bere) sano, hanno fatto rivalutare tutta una serie di prodotti che vengono consumati quotidianamente, tra cui proprio l’acqua, la cui sempre maggiore scarsità nel mondo l’ha trasformata in un bene “di lusso” in termini di quantità.

Posizionandosi su una fascia di mercato più alta, la Evian si è sottratta di fatto alla guerra dei prezzi al ribasso e ha iniziato la sua ascesa tra le “acque di lusso”.

Tra l’altro la Evian (e meno che mai la Evian firmata Chiara Ferragni) non è affatto l’acqua più costosa.

In questo video di 2 anni fa viene mostrato il mercato delle acque di lusso, con tanto di spiegazione e di prezzo.

Quindi ciò che paghiamo in più non è l’acqua in sè, ma quello che rappresenta, il brand che c’è dietro (o la firma, se brandizzata), la provenienza, il packaging e il design, la preziosità di alcuni elementi decorativi, ma anche i valori legati alle qualità dell’acqua stessa che vengono rivestiti di nuovi significati, proprio in relazione al concetto di benessere e attenzione alla salute di cui abbiamo parlato prima.

L’acqua di lusso diventa così il nuovo status symbol di chi ama la ricercatezza e preferisce bere un’acqua speciale quando va al ristorante anzichè un vino o uno spumante pregiato. E’ una questione di scelte, di modi di vivere.

Ma nessuno – nessuno – obbliga nessuno a bere acqua a 8, 20 o 200 euro. Non si diventa più belli, non si diventa più intelligenti, non si fa la pipì di diamanti. Le acque di lusso (quelle davvero molto costose e particolari) in realtà non andrebbero neanche aperte perché perdono il loro valore, quindi paradossalmente non andrebbero neanche bevute.

Sono nè più e nè meno oggetti di design che vengono acquistati perché piacciono e perché rappresentano uno stile di vita, non sono fatte per il consumo quotidiano.

Dunque perché prendersela con la Ferragni?

Io una teoria ce l’ho.

Chiara Ferragni e l’Acqua Evian: in conclusione il problema qual è?

Il problema, lo capite bene, non può essere Chiara Ferragni e l’Acqua Evian: non reggono le tesi per cui “ha prestato il suo volto per pubblicizzare un’acqua venduta a 8 euro mentre nel mondo si muore di sete”.

Siamo tutti d’accordo che nè io e nè voi probabilmente compreremo mai quest’acqua, ma non moriremo certo di sete per questo.

Se l’acqua Evian a 8 euro non fosse mai esistita, i problemi idrici nel mondo sarebbero esattamente gli stessi e le persone – purtroppo – continuerebbero a essere private di questo bene così prezioso.

Il problema è che non si riesce ad accettare il successo altrui, specie se viene percepito come un successo “immeritato”.

Ho letto commenti di persone che non sanno neanche che lavoro faccia realmente la Ferragni, non sanno che Forbes lo scorso anno ha pubblicato i suoi numeri da capogiro: 350 rivenditori della linea di abbigliamento e accessori creata da Chiara, duecento negozi di prossima apertura in Cina, due i flagship store monomarca e un patrimonio che, nel 2015, ammontava a  più di 9 milioni di dollari.

Lei rimane “quella che ha fatto i soldi con Instagram, che si fa le foto e stop” perché è più facile credere questo anziché ammettere che una donna, peraltro giovane e bella, possa aver costruito (da sola, con l’ex fidanzato, con la mamma, con chi vi pare) un vero e proprio impero.

E neanche che possa condurre una vita che in pochi possono permettersi e riesca, al tempo stesso, ad essere imprenditrice, moglie e mamma.

Enzo Ferrari diceva “In Italia ti perdonano tutto, tranne il successo”.

Possiamo forse dargli torto?

 


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