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Cenerentola in versione 2015? Ha un nome e pure una stylist: la costumista Sandy Powell


“Cenerentola è la prova che un paio di scarpe possono cambiarti la vita”: chissà quante si sono tatuate questa frase sulla caviglia a mo’ di giustificazione visiva e ineluttabile per andare a provarsi l’ennesimo paio di dècolletè!

Ma battute a parte, ieri è uscito nella sale il nuovo film diretto da Kenneth Branagh dedicato proprio alla favola forse più amata e conosciuta da grandi e piccini: Cenerentola (o Cinderella, che dir si voglia).

Una favola d’altri tempi, tempi in cui i topini cantavano, le sorellastre erano sempre racchie e sfigate (non esisteva ancora la famiglia Kardashian), le matrigne non andavano a cercarsi un nuovo marito dalla De Filippi a Uomini e Donne e un uomo in calzamaglia azzurra veniva ancora considerato virile.

Quante di noi, da bambine, hanno creduto davvero alla magica frase “e un giorno arriverà il principe azzurro sul suo cavallo bianco…”? Ci sono donne che ci hanno creduto talmente tanto che ancora lo stanno aspettando. Qualcuna s’è pure data all’equitazione perché “non si mai, meglio dare una mano al destino”…Ma il principe azzurro non è mai arrivato, perché? Perché è rimasto forse imbottigliato sulla Salerno-Reggio Calabria? Nossignore, semplicemente perché non esiste! E poi sinceramente, ma chi lo vorrebbe un uomo in calzamaglia celeste? Ve lo immaginate ad aspettarvi fuori dall’ufficio? Suvvia!

E la fatina? Quella che dovrebbe miracolosamente risolverti le situazioni con una bacchettata e un bibidibobidibu? Dove sta quando serve? Dove sta quando siamo bloccate nel traffico in ritardo mostruso o quando il pc si impalla mentre stiamo per pubblicare un lavoro di vitale importanza?!? D’altronde non si chiama Smemorina tanto per…

Ahhh, quanti falsi miti ci ha regalato Cenerentola! Eppure, eppure…Eppure il fascino di quella “che ce l’ha fatta”, di quella “gran culo di Cenerentola” per citare l’amica di Julia Roberts nello storico film Pretty Woman (anche quella una Cinderella dei tempi moderni) ancora oggi è capace di trascinare folle al cinema.

La locandina

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Ieri, nel primo giorno d’uscita, il film ha fatto il boom di incassi. E in fondo perché no? I costumi sono di Sandy Powell, le scenografia dell’italiano Dante Ferretti (una garanzia) la Cinderella versione 2015 è l’incantevole Lily James, il principe ha la faccia di Richard Madden (il belloccio di Games of Thrones), la matrigna ha le fattezze chic di Cate Blanchett e le due sorelle di cui abbiamo temuto i nomi per anni, ovvero Anastasia e Genoveffa, sono interpretate da Holiday Granger e Sophie McShera.

Personaggi Disney e in carne ed ossa a confronto: Lily James, alias Cenerentola

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Richard Madden alias Principe Azzurro

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Cate Blachette alias la Matrigna

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Helena Bonham Carter alias la fata Smemorina

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Ma parliamo di costumi: sapevate che alcuni sono stati realizzati a Roma? Ecco dunque che, dopo i costumi realizzati a Prato per il premio oscar Milena Canonero utilizzati in Grand Budapest Hotel, di nuovo una città italiana diviene protagonista di un nuovo capolavoro mediatico.

I cotoni, più di 200 metri di stampe africane, li ha forniti la costumista Sandy Powell, per il resto ha fatto tutto la sartoria Annamode di Roma che, in un mese e mezzo, li ha trasformati in 20 abiti per il film. Le creazioni, frutto di una tradizione nata nel 1946 e ormai garanzia nel mondo del cinema e del teatro, sono state indossate dalle attrici nelle scene del ballo e del mercato, ma non dalle protagoniste Lily James e Cate Blanchett.

L’inglese Sandy Powell (anche lei tre Oscar all’attivo) per questo film ha scelto di puntare su uno stile a metà tra l’Ottocento e gli anni ’40, con colori molto vivaci, proprio per rimanere fedele all’idea del cartoon Disney tanto amato dai bambini. Per gli abiti del ballo la costumista è rimasta fedele al film del 1950: rosa e semplice quello che Cenerentola ha adattato da un vestito della madre e che finirà stracciato dalla matrigna, azzurro e vaporoso quello creato dalla fata madrina la cui gonna è stata realizzata con oltre 240 metri di tessuto, 10.000 cristalli Swaroski e quattro km di cuciture. E la matrigna? Una specie di diva in un mix tra Marlene Dietrich e Joan Crawford, mentre la famosa scarpetta di cristallo è stata realizzata dalla Swaroski che, su suggerimento della Powell, si è ispirata ad una vera scarpa del 1890 trovato al museo di Northhampton, talmente minuscola (ma con un tacco di 12 centimetri) da risultare impossibile da indossare.

Alcune scene del film

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matrigna e sorelle

carrozza

matrigna

Ballo

scarpetta

Ma insomma, al di là di tutto, al di là dei topini parlanti e delle zucche che si trasformano in carrozze, la favola di Cenerentola è una storia senza tempo, che continua a farci sognare ancora oggi. La trama non ve la racconto, la sapete già e poi non voglio rovinarvi la sorpresa, ma vi svelo il nome della ragazza della cenere: Ella. Nome fiabesco, non trovate?
Io non me lo perderò di certo: volete mettere la soddisfazione di vedere finalmente Cenerentola in carne ed ossa che gliele suona metaforicamente di santa ragione a quelle antipatiche di Gertrude e Genoveffa, che ha un nome e per di più anche una stylist da premio Oscar? 😉

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